VERSO IL 2019

“Alleanza per un Piemonte aperto”

Chiamparino delinea il percorso del centrosinistra verso le regionali del prossimo anno. Resta la sua disponibilità (a scendere in campo come a rinunciare), ma occorre allargare il campo della coalizione uscente. Con una nuova piattaforma politica

Sarà una strada ancora lunga e per molti versi accidentata quella che porterà il centrosinistra all’appuntamento con le elezioni regionali del 2019. E chi si aspettava da Sergio Chiamparinouna indicazione definitiva sulle sue reali intenzioni rimarrà probabilmente deluso quando, venerdì, tutta la coalizione si riunirà per fare un bilancio del cammino iniziato quattro anni fa e delineare le prospettive future. “L’incontro non rappresenta un epilogo, semmai l’inizio di un percorso” ha affermato il governatore al Circolo dei lettori nel corso della  presentazione del libro Il Piemonte oltre la crisi di Cristina Bargero, deputata dem nella scorsa legislatura e ricercatrice dell’Ires.

Tornare a guidare il centrosinistra o farsi da parte indicando un successore? Riprendendo un passaggio dell’intervento del numero uno della Fondazione Crt Giovanni Quaglia, che ha parlato di “un’alleanza per il Piemonte e per l’Europa", connotandola come un patto tra le aree metropolitane e quelle provinciali e rurali, con una forte proiezione all’internazionalizzazione, Chiamparino ha declinato la suggestione come una rivisitazione dei confini, non tanto geografici quanto politici dell’attuale maggioranza che governa la Regione, prospettando uno schieramento che trovi il proprio comun denominatore nella condivisione dell’apertura, una sorta di popperiana “società aperta”, vincendo le tentazioni al ripiegamento in campanilismi ed egoismi, in apparentemente rassicuranti piccole patrie, ma sappia assumere la sfida della competizione globale. Un Piemonte dai confini variabili, fisici e mentali, che non rinunci a scommettere sul proprio destino, senza chiusure preconcette e pregiudizi. Un tema alto e “controcorrente” proprio quando i venti populisti spirano con forza in mezza Europa. E la politica non può essere da meno: la soluzione, insomma, non può essere la sommatoria di sigle e artifizi civici, ma un nuovo progetto che si rivolga a un’ampia platea elettorale, alternativa al fronte gialloverde.

Rispondendo alle domande dei cronisti, Chiamparino ha poi aggiunto che “il problema non è il nome o i nomi, per quanto non si tratti di un dettaglio. Ma nomina sunt consequentia rerum - ha spiegato - sono legati indissolubilmente al progetto politico e quindi al Piemonte che abbiamo in mente per i prossimi cinque o dieci anni”. Al momento tutte le opzioni restano sul tavolo, a partire da se stesso, passando per le tre figure a suo giudizio in grado di affrontare la sfida (il deputato Andrea Giorgis, il sindaco di Cuneo Federico Borgnae il giovane consigliere regionale Daniele Valle). Non solo: lo stesso Chiamparino continua a considerare praticabile e per certi versi utile alla causa, quella del chirurgo Mauro Salizzoni, tornato in auge grazie all'exploit elettorale ottenuto a Ivrea, dove è stato di gran lunga il primo eletto tra i candidati del Pd. Dipende, come cantava quel tale, “da che punto guardi il mondo tutto dipende”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:20 Martedì 12 Giugno 2018 tandem Aperto? Ah Ah Ah

    Per piacere, non si renda ridicolo, basta vedere le nomine dei manager nelle partecipate, dei direttori regionali, o nelle ASL. Se non sei ben dentro al sistema PD o nella sue filiazione Sistema Torino e AMOS, col cavolo che vieni nominato....

  2. avatar-4
    08:19 Martedì 12 Giugno 2018 Paladino A parole.....

    A parole il pd è sempre apertissimo, peccato che nella realtà era e rimane un sistema chiuso, ed è anche questa una dell ragioni della sua crisi. Chiamparino ne è un chiaro simbolo.

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