GLORIE NOSTRANE

Dal Caf al Mef. Castelli in gran carriera

Pasionaria No Tav e "divoratrice di bilanci". Da portaborse in Consiglio regionale a viceministro dell'Economia. Avrebbe voluto guidare i Trasporti ma le sue spifferate su Di Maio l'hanno azzoppata. L'asse con la sindaca Appendino. Nell'esecutivo carioca anche il novarese Crippa

“Ruspante”, “arrivista”, “intraprendente”, “scaltra”. Gomiti alti e obiettivi ben chiari in testa, con la nomina a viceministro Laura Castelli è ora più che mai, la donna forte del Movimento 5 stelle piemontese e non solo. Una carriera fulminea nei palazzi della politica, iniziata come portaborse del consigliere regionale Mariano Turigliatto (capogruppo di Insieme per Bresso, la lista collegata all’ex presidente della Regione Piemonte, tra il 2005 e il 2010) e culminata, almeno per ora, nelle stanze di via XX Settembre dove si occuperà di finanza pubblica e legge di bilancio, deleghe che erediterà direttamente dal suo predecessore, anche lui piemontese, Enrico Morando. Per i detrattori è il diavolo, per gli amici “la migliore”. Nei piani originari avrebbe dovuto essere la titolare del dicastero dei Trasporti, ora guidato dal compagno di partito Danilo Toninelli, come lasciava intendere la sua presenza, unica donna, al famoso tavolo Lega-M5s allestito per la stesura del contratto di governo. Incarico sfumato un po' per il fuoco di sbarramento di stakeholder del settore, parecchio preoccupati dalle sue posizioni anti Tav, ma soprattutto per le rivelazioni di alcune spifferate malevole su Luigi Di Maio pubblicate da Nicola Biondo e Marco Canestrati, ex pentastellati e fedelissimi di Casaleggio, in "Supernova", il libro-denuncia sui segreti del M5s. Così in assenza di ministri in questo nuovo governo carioca, il Piemonte si accontenta di una vice e di un sosttosegretario, il novarese Davide Crippa, al Ministero dello Sviluppo economico.

A Laura Castelli, 32 anni ancora da compiere e una laurea triennale in Economia aziendale grazie alla quale è diventata la “divoratrice di bilanci” del firmamento pentastellato, certo non è mai mancato il fiuto politico. Quando la disfatta del centrosinistra era ormai nell’aria e il suo primo mentore stava per finire in disgrazia, lei fece presto a ricollocarsi. La svolta della sua carriera avviene nella notte del 29 marzo 2010: mentre Bresso, attorniata dai suoi fedelissimi, è sull’orlo di una crisi di nervi per una sconfitta da lei inattesa e Turigliatto scopre di essere rimasto fuori da Palazzo Lascaris, Laura sta festeggiando con gli attivisti Cinquestelle la prima elezione nel parlamentino piemontese di due grillini: Davide Bono e Fabrizio Biolè. Centrosinistra addio, la grillina Castelli si ritrova a collaborare con il gruppo pentastellato. Fu in quegli anni che inciampò nella prima buccia di banana. Secondo alcuni esponenti del centrodestra, che sul tema presentarono una interpellanza, la giovane staffista usava infatti telefono, ufficio e strutture del parlamentino piemontese per qualche prestazione fuori orario legata alla sua attività in un Caf aperto qualche anno prima, quando ancora lavorava per il centrosinistra. I “suoi” pararono i colpi, lei si difese affermando che ormai forniva solo qualche consulenza ad amici e la vicenda si concluse senza conseguenze.

Originaria di Collegno, alle porte di Torino è una intransigente pasionaria No Tav. Carattere ruvido e determinato, si dice sia l’unica all’interno del Movimento piemontese con cui non convenga litigare, pena il rischio di finire emarginato o addirittura espulso come capitò a uno dei primi epurati grillini, quello stesso Biolè che la ingaggiò all’indomani della sua elezione in via Alfieri.

Nel 2013, in barba a un regolamento interno dei pentastellati piemontesi, che impediva la candidatura di membri di staff a cariche elettive, ottiene un posto in lista per Montecitorio, dove approda sull’onda lunga del successo grillino. Erano gli anni delle scatolette di tonno e delle “occupazioni”, i ballon d’essai e gli streaming con Pier Luigi Bersani. Con il tempo, Castelli acquisisce un ruolo sempre più centrale: a differenza di tanti folkloristici colleghi, lei sa muoversi tra gli uffici ministeriali e ai piani alti della Casaleggio Associati, tesse rapporti e si impone come principale interlocutrice sul Piemonte, dove la stella del suo ex mentore Bono si sta trasformando progressivamente in una supernova e si appresta a spegnersi con la fine della legislatura regionale, nel 2019, quando concluderà il secondo mandato a Palazzo Lascaris senza che nessuno si sia accorto mai della sua presenza.

Di lei si ricordano alcune memorabili performance televisive e pubbliche, dall’imbarazzante risposta a Lilli Gruber parlando del referendum sull’euro, all’intervento di fronte a una platea di commercialisti in cui esordì proprio rivendicando il suo passato di “caffista” e provocando un indispettito brusio da parte di chi considera un Caf come un barista un circolo Arci. Le critiche non la scalfiscono, il carattere è forte il cervello fino.

Da sempre in buoni rapporti con Chiara Appendino, sulla sua scrivania potrebbero approdare dossier scottanti legati alle partite in corso tra il Comune di Torino e il governo, a partire dalla querelle sui 61 milioni delle compensazioni Imu-Ici ai soldi del governo per completare il salvataggio di Gtt. È (anche) su Castelli che la sindaca conta per riuscire a dirimere le questioni più scottanti sui rapporti con il governo.

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