REGIME GIALLOVERDE

Lega governa senza il Piemonte

Anche dopo l'infornata di viceministri e sottosegretari nessun esponente del Carroccio entra nell'esecutivo carioca. Aumentano i dissapori, soprattutto tra i torinesi, sulle presidenze di commissione. Molinari capogruppo non basta a placare gli animi

Il Governo gialloverde diventa monocolore quanto a rappresentanza piemontese. Un viceministro (Laura Castelli al Mef) e un sottosegretario (Davide Crippa al Mise), entrambi Cinquestelle, ma neppure uno strapuntino per la Lega. Ha il sapore del paradosso quell’assenza totale di una delle più grandi regioni del Nord (sia pure cancellato da nome e simbolo del partito) nel fronte leghista della compagine di governo. E il retrogusto decisamente amaro per chi, tra i tredici deputati e i cinque senatori all’ingresso in un dicastero ci aveva fatto più di un pensierino. Andiamo a governare, dicevano. Ma quando è arrivato il momento di riempire le ambitissime caselle delle seconde e terze file, dopo le nomine dei ministri, quelle radici lumbard in terra piemontese, così come il successo sul quasi ormai ex alleato azzurro ottenuto il 4 marzo, sembrano non aver pesato. L’ennesima dimostrazione di quanto sia marginale il Piemonte nelle dinamiche leghiste e nella testa di Matteo Salvini.

Non è bastata neanche l’esperienza di amministratori vantata da parecchi tra gli eletti, incominciando dall’ex assessore regionale Elena Maccanti, passando per il sindaco di Arona Alberto Gusmeroli o, ancora, precedenti da parlamentare come nel caso dell’ex senatrice oggi deputata Rossana Boldi e via via scorrendo l’elenco. Lungo quello dei sottosegretari (39) cui vanno aggiunti i sei viceministri. Solo a parziale compensazione dovrebbe arrivare l’incarico di capogruppo a Montecitorio destinato al segretario Riccardo Molinari, dopo l’ingresso di Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. A lui e all’ex assessore regionale ligure Edoardo Rixi pare che Salvini avesse chiesto di decidere chi dei due preferiva andare in un ministero oppure alla presidenza del gruppo. E così a Rixi è toccata la poltrona di sottosegretario al ministero retto dal grillino Danilo Toninelli, continuando a occuparsi di trasporti come già faceva nella giunta di Giovanni Toti. Per Molinari, come detto, si profila la guida del Carroccio a Montecitorio.

Una situazione che ha fatalmente alimentato ulteriori dissidi nella compagine regionale, con i parlamentari per nulla contenti di aver portato acqua al mulino di Molinari, rimanendo loro a bocca asciutta. I più scornati sono i torinesi Maccanti e Benvenuto, i quali avevano anche provato a costruire un asse privilegiato che portasse uno dei due nella compagine governativa e invece si ritroveranno con un pugno di mosche in mano. Una delusione che sta per trasformarsi in beffa con la prossima, probabile, designazione del novarese Marzio Liuni (tra i più invisi a Maccanti) a capo della commissione Agricoltura di Montecitorio e il canavesano Alessandro Giglio Vigna agli Affari europei.

Per la Lega, quindi, neppure l’imbarazzo di avere un suo uomo del Piemonte (come peraltro, per il M5s) al dicastero che dovrà pronunciarsi sulla prosecuzione o il blocco della Tav. Scelta, quella attuata da entrambi i partiti di governo, che a fatica riesce ad essere spogliata dagli abiti dell’opportunità. Sulla Torino-Lione è evidente come le dichiarazioni di Salvini non siano mai state di un sostegno netto come, invece, per altre infrastrutture: “valuteremo” è il refrain del Capitano, che certo non suona rassicurante come per la Pedemontana, sia veneta sia lombarda: “Non si tocca” ha avvertito il leader della Lega. Il quale sa bene come la tenuta della giunta ligure passi anche e soprattutto, per il Terzo Valico, altra grande opera la cui cancellazione è stata di fatto tolta da ogni pagina degli appunti dei Cinquestelle. La presenza di Rixi al ministero di via di Porta Pia è il sigillo sulla garanzia fornita a Toti. Anche alla luce di questi particolari nient’affatto secondari, l’assenza del Piemonte leghista nel Governo apre a possibili ragionamenti in cui, ad oggi, non può non essere ascritta la Tav. E magari, domani (ovvero il prossimo anno) la candidatura di un uomo di Salvini alla presidenza del Piemonte, nell’eventualità non remota di una riedizione dello schema del Governo nella regione il cui capoluogo è governato dai Cinquestelle. È il Cencelli, bellezza. E non ci puoi fare niente. Nemmeno se l’alleanza è carioca.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    07:52 Giovedì 14 Giugno 2018 Paladino Memorie

    Ricordandosi dell'eccelso valore della giunta Cota, a partire dalla inesistente Maccanti, sempre eletta per caso o quasi, non stupisce che li abbiano chiamati....

  2. avatar-4
    20:58 Mercoledì 13 Giugno 2018 Veritas2015 Non avevamo Nessun dubbio

    D'altronde non mi sembra che in Piemonte siano stati eletti mente eccelse ..... Anzi.

  3. avatar-4
    19:11 Mercoledì 13 Giugno 2018 PELDICAROTA PERCHE' STUPIRSI

    La Lega è il Lombardo-veneto di un tempo che ha sempre detestato chi li liberò dal giogo austriaco ...

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