VERSO IL 2019

Regione, "il voto sarà sulla Sanità"

"Non basta decidere il riordino della rete ospedaliera, bisogna anche saperlo spiegare bene ai cittadini, alle comunità locali e agli operatori", avverte l'ex ministro Balduzzi. Per questo Chiamparino e l'attuale maggioranza di centrosinistra rischiano grosso

“I dati sono abbastanza incoraggianti, ma il Piemonte è a metà del guado: la riforma della rete ospedaliera è quasi compiuta, ma va completata. Non basta decidere un riordino, bisogna anche saperlo spiegare bene ai cittadini, alle comunità e da questo punto di vista c’è ancora un pezzo di strada da fare”. Nel giorno in cui il ministro della Salute Giulia Grillo ha incontrato gli assessori regionali, uno dei suoi predecessori guarda con l’attenzione dovuta ad alcuni intenti espressi dalla grillina che è subentrata nel dicastero a Beatrice Lorenzin, ma non sfugge alla domanda su quanto potrà rischiare il centrosinistra al giudizio del voto, alle regionali di un altr’anno, proprio sulla sanità.

Oggi componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura (carica per cui ha lasciato la Camera dove era stato eletto nel 2013 per Scelta Civica in Piemonte), costituzionalista, Renato Balduzzi è stato ministro della Salute nei 529 giorni del Governo Monti. Di sanità se ne era occupato negli anni precedenti in ruoli di rilievo: consigliere giuridico del ministro Rosy Bindi, capo dell’ufficio legislativo del ministero, presidente della commissione per la riforma sanitaria alla fine degli anni Novanta, poi presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Professor Balduzzi, il ministro Grillo incontrando la commissione Salute della Conferenza delle Regioni, presieduta dall’assessore piemontese Antonio Saitta, ha detto che non si farà commissariare dal Mef e che aumenterà il fondo sanitario. Che ne pensa di questo esordio?
«Come messaggio è positivo. Che un ministro di un settore importante e negli ultimi anni un po’ trascurato dall’attenzione complessiva da parte del governo nel suo insieme dica che le decisioni sulla salute si prendono, ovviamente dentro l’esecutivo, ma con la centralità del ruolo della proposta del ministro, mi pare appunto positivo».

Ma neppure una novità assoluta.
«Assolutamente. È un principio di fondo del nostro sistema, ovvero che nel quadro complessivo definito dal Def le risorse per la sanità non dipendono dal ministero dell’Economia, come stabilito dalla riforma sanitaria del 1999. Vederlo riaffermato dal nuovo ministro, mi pare sia di buon auspicio».

Poi, però bisogna sempre fare i conti con le risorse a disposizione. Anche per aumentare il fondo da cui dipendono le scelte o le rinunce delle Regioni, come annunciato dal ministro. Sarà possibile?
«Negli ultimi anni è stato dimostrato che si può fare. Ben diversa la situazione quando ero ministro io».

Allora si tagliava.
«Esatto, il problema era rovesciato: non si trattava di riuscire ad aumentarlo il fondo, ma di cercare di ridurre i tagli. Ricordo una notte in cui in Consiglio dei ministri si era partiti con una riduzione di due miliardi e alla fine riuscimmo, anche grazie a Monti, a togliere solo, solo tra virgolette, 600 milioni. Attualmente il margine di manovra è diverso e per fortuna maggiore. Ma c’è da dire anche una cosa».

Dica.
«Le politiche sanitarie non riguardano solo i pronto soccorso e le liste d’attesa, pur importantissimi, ma anche il settore dei farmaci, l’agroalimentare, il gioco d’azzardo e le nuove dipendenze. Questi tre comparti significano il 70% del pil. Credo che una rinnovata attenzione per questi temi sia molto importante».

I Cinquestelle hanno sempre messo nel bersaglio il big farma, le multinazionali, cambierà qualcosa?
«Intanto vedo che è cambiato l’approccio, dagli slogan agli intenti. Poi è ovvio che intervenire sul farmaco significa farlo su interessi forti, che però non vanno demonizzati, ma governati. C’è sempre stato governo su questo settore? Non lo so».

Il ministro Grillo ha anche detto che i ticket sono troppo alti, lei concorda?
«In alcuni casi sono troppo alti, ma il vero problema è che sono diseguali, iniqui per come sono articolati territorialmente e come incidono sulle diverse patologie. Io proposi di ragionare sul sistema della franchigia, credevo che quello dei ticket fosse un sistema superato e non trasparente di cui il cittadino non percepisce vantaggi o svantaggi».

Professor Balduzzi, l’assessore Saitta al ministro ha detto che la priorità per le Regioni, oltre l’aumento del fondo è la questione del personale, la necessità di tornare ad assumere. Più soldi e più medici e infermieri, questo il nodo. I piemontesi quando andranno a votare, secondo lei, terranno conto delle difficoltà, incominciando dall’uscita dal piano di rientro, oppure puniranno l’attuale governo regionale anche e soprattutto per la sanità?
«Per me se l’elettore vota guardando agli esiti e al funzionamento del servizio sanitario regionale, vota in maniera intelligente. L’essenza delle politiche regionali è la politica sanitaria. Ribadisco, se l’elettore vota non guardando ai leader nazionali, ma ai risultati della politica sanitaria della sua regione».

Fatta questa premessa, c’è chi direbbe che l’attuale maggioranza rischierebbe molto.
 «Come ho detto, se guardo ai dati, all’andamento direi che sono abbastanza incoraggianti. Però siamo a metà del guado: il riordino della rete ospedaliera è fatto, ma va completato. Non basta decidere un riordino, bisogna anche saperlo spiegare bene ai cittadini, alle comunità e da questo punto di vista c’è ancora un pezzo di strada da fare. E poi ci sono le reti di patologia. Il Piemonte è all’avanguardia sulla rete oncologica, ma non si può vivere di rendita su queste cose, occorre investire. Poi bisogna riuscire a vincere la sfida dell’integrazione sociosanitaria: abbiamo ancora troppa diversità territoriale dentro la regione e a volte dentro la stessa azienda. La presa in carico sociosanitaria del paziente da qualche parte è effettiva, altrove se non è una presa in giro non è certamente una presa in carico».

Lei dice che si è a metà del guado, ma la legislatura è ormai quasi alla fine. Non è troppo tardi?
«Il completamento della riforma della rete ospedaliera e l’integrazione sociosanitaria sono due sfide ancora aperte, ma alla portata della Regione».

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:31 Venerdì 22 Giugno 2018 tandem Balduzzi?

    Altro ministro disastroso che al tentativo impossibile di spiegare un assessore che si è circondato idi incapaci assenzienti.

  2. avatar-4
    19:18 Giovedì 21 Giugno 2018 Paladino Arrendetevi!

    Se il voto si deciderà sulla sanità il PD non può che arrendersi, nei pochi mesi che vanno alle elezioni non si può tamponare una situazione disastrosa nel complesso. Se poi andiamo sul piano della comunicazione non è stato fatto nulla, anzi si è distrutto quanto fatto in passato. La grAnde esperta di comunicazione Gatti ha fatto solo la badante di Saitta. A casa ragazzi, non c' è più nulla da fare.....

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