Il contante di Salvini

Il vicepremier Salvini qualche giorno fa ha fatto delle interessanti dichiarazioni in una riunione di Confesercenti. Certo, la platea era di un certo tipo e il politico esperto sa adattare i suoi discorsi al pubblico, ma rimane il fatto della novità, almeno per la vulgata corrente, di alcune dichiarazioni dell’On. Salvini. L’affermazione più forte è stata quella riguardante la libertà di utilizzare il contante, che dovrebbe essere una cosa normale, ma che è diventata un’eresia in Italia. Riporto le esatte parole del vicepremier sul limite dell’utilizzo del contante: «Per me non ci dovrebbe essere: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole». Una frase che esprime un concetto che dovrebbe essere scontato, ma che in realtà non lo è. Subito dopo l’altro vicepremier ha precisato che l’abolizione del limite all’uso del contante non è nel famoso contratto e non si farà, precisazione dovuta anche per tener buona la parte giustizialista dei pentastellati. Il tutto è sembrato solo una dichiarazione per attirare un applauso dalla platea dei commercianti.

Ciò che dovrebbe essere normale è diventato straordinario. I limiti all’uso dei contanti nascono per combattere il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale, come se criminali ed evasori non avessero altri mezzi o chiedessero il permesso per commettere degli illeciti. Come tanti altri controlli finiscono per dare fastidio più alle persone oneste che ai criminali. Non bisogna dimenticare che grandi sponsor della lotta al contante sono le banche, che in questo modo riducono i costi per il trattamento del denaro contante, concentrano più risorse sui lori conti che possono usare per i prestiti e infine aumentano gli incassi per le varie commissioni su bancomat e carte di credito. Quanto la lotta alla criminalità e all’evasione sia un semplice spauracchio per ridurre l’uso del contante e quanto sia reale rimane in dubbio.

La dichiarazione non porterà a nulla come ribadito dal ministro Di Maio, però che una voce autorevole di un governo si esprime in tali termini ha una sua valenza culturale che potrebbe avere i suoi frutti in futuro.

Utile l’idea di abolire l’Imu per i negozi sfitti e quella della cedolare secca anche per gli affitti commerciali. Anche qui una dichiarazione a favore della platea dei commercianti, ma in sé delle idee migliorative della situazione attuale. L’Imu essendo un’imposta che colpisce il patrimonio anche se non produce reddito, dovrebbe essere abolita come tutte le altre imposte patrimoniali, come i vari bolli su depositi e conti e sull’auto. In ogni caso l’eliminazione per i negozi sfitti sarebbe comunque un miglioramento. Purtroppo le nostre città si sono riempite di locali commerciali sfitti e a volte permangono in tale situazione per anni.

Si spera che alle parole possano seguire i fatti.

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