DIRITTI & ROVESCI

Con i privati la sanità è pubblica

Liste di attesa e mobilità passiva: il contributo essenziale delle strutture accreditate per debellare due mali endemici del sistema regionale. Perla (Aiop): “Vanno superati antichi e del tutto ingiustificati pregiudizi”

C’è chi non rinuncia a storcere il naso di fronte all’aggettivo “privato” associato alla sanità e chi addirittura lo vorrebbe eliminare. Prese di posizione legittime che si scontrano, però, con una realtà inoppugnabile: oggi, come ormai da tempo, il sistema sanitario senza la presenza delle strutture accreditate (ovvero imprese del settore che stipulano contratti con l’ente pubblico, nel caso specifico le Regioni attraverso le Asl) non sarebbe in grado di reggere. Il rapporto tra pubblico e privato varia da regione e regione: se in Lombardia le strutture accreditate pesano molto, basti pensare che le attività ambulatoriali svolte da queste coprono circa il 44% del totale, in Piemonte dei circa 8 miliardi e 200 milioni del fondo regionale ai gruppi privati vanno circa 570 milioni per servizi ambulatoriali, ricoveri in acuzie, lungodegenze e neuropsichiatria. Altri numeri gravano, tuttavia, sulle casse della sanità piemontese e sono addebitabili alla voce “mobilità passiva”, ovvero ai costi pagati per cure prestate in strutture oltre i confini (nella stragrande maggioranza dei casi proprio in Lombardia) che ancora rimangono elevati. E alla mobilità passiva è legato un altro male del servizi sanitario: i tempi delle liste d’attesa, ancora troppo lunghi e in molti casi insopportabili per i pazienti che decidono così di rivolgersi altrove.

Storia vecchia, si dirà. E, purtroppo, è così. La funzione delle strutture private assume, dunque, un ruolo come già detto indispensabile , ma la cui efficacia sta proprio nel suo governo da parte del pubblico. Nell’annunciare di voler “aggredire il problema delle liste d’attesa entro ottobre” l’assessore Antonio Saitta oltre ad aver investito della questione i nuovi direttori delle Asl, ha indicato due azioni principali possibili con risorse aggiuntive: aumentare i servizi, ma anche acquistare prestazioni dal privato accreditato. Ma un passo ulteriore verso quell’integrazione pubblico privato che Giancarlo Perla, presidente dell’Aiop (una delle maggiori associazioni della sanità privata che solo in Piemonte conta oltre 3mila500 posti letto) ritiene “indispensabile per superare criticità come le liste d’attesa, ma anche la mobilità passiva” è rappresentato dal Cup unico. La svolta non è di poco conto: tra le opzioni per visite, servizi ambulatoriali e diagnostica fornite all’utente non ci saranno più solo quelli offerti dalle strutture pubbliche, ma entreranno anche le accreditate.

Proprio di questa sempre maggiore integrazione tra pubblico e privato si discuterà nel convegno “Sanità pubblica e privata nel Servizio sanitario nazionale” che si terrà lunedì a Rivoli nel complesso Rsa Bosco della Stella, promosso dall’associazione Motore Sanità.  “La Regione Piemonte, che recentemente dopo un lungo cammino è uscita da un piano di rientro difficile e doloroso, va incontro agli stessi cambiamenti presenti in altre regioni ove la trasformazione del sistema avviene non sempre coerentemente, data la carenza di indirizzi nazionali utili al governo del cambiamento – è la premessa della discussione – con l’aggravio di un sottofinanziamento accertato e riconosciuto da tutti gli attori della sanità periferica e centrale”. Numerosi i relatori alla giornata che si aprirà con l’intervento del “padrone di casa”, l’ex vicepresidente del Csm Michele Vietti, attuale presidente di Finlombarda, ma anche del Gruppo Santa Croce, la holding sanitaria di famiglia che possiede cinque strutture per circa 400 posti letto. Interverranno tra gli altri, il presidente del consiglio regionale Nino Boeti, l’assessore Saitta, l’ancora per pochi giorni direttore regionale Renato Botti, quello dell’Istituto superiore di sanità Angelo Del Favero, dirigenti del Veneto e della Lombardia, il senatore di Forza Italia Gilberto Pichetto e il consigliere regionale del M5s Davide Bono, oltre al segretario regionale della Fimmg Roberto Venesia e Giancarlo Perla, presidente regionale di Aiop. Ed è proprio quest’ultimo a “promuovere” lo schema di contratto predisposto dalla Regione e che nelle prossime settimane sarà siglato da ciascun direttore generale con le strutture private per superare le criticità, così come indicato da Saitta.

“Il presupposto perché questo schema trovi applicazione piena e dia i risultati attesi è che non ci siano preclusioni verso il privato da parte dei direttori delle aziende” spiega Perla. Ormai alle spalle i tempi del braccio di ferro tra il direttore regionale Fulvio Moirano che, data l’allora situazione di piano di rientro, aveva avocato a sé la contrattazione con i privati, adesso tutto torna in capo alle Asl e ai loro vertici. Spetterà a loro stabilire i fabbisogni e il modo non può prescindere dall’esaminare due indicatori che coincidono oggi con altrettanti problemi: quanto occorre aspettare per una prestazione e quanti piemontesi si rivolgono a strutture di altre regioni. Certo tra i paletti rigidamente piazzati ci sono quelli che indicano l’appropriatezza e in questo è chiamata in causa una filiera che coinvolge i medici di famiglia e altri soggetti che dovranno seguire indicazioni per evitare prestazioni, appunto, non appropriate.

Arginare l’emorragia di pazienti che siano costretti ad andare a curarsi altrove, così come evitare il ricorso a visite o diagnostica a pagamento per evitare tempi lunghissimi: questo il ruolo del privato “che è nelle condizioni, ed è dimostrato in parecchi casi, di poter non solo ridurre quella passiva, ma aumentare la mobilità attiva da altre regioni verso il Piemonte” aggiunge il presidente dell’Aiop. Un tema che resta sul tavolo è anche quello di una maggiore disponibilità a soddisfare le richieste degli utenti. In teoria i direttori delle aziende potrebbero prevedere l’erogazione di prestazioni anche in orari più lunghi degli attuali e pure al sabato e nei festivi. Ipotesi, ad oggi assai poco realistica, nel pubblico. Perché in moltissime strutture private al sabato si fa una Tac o una risonanza come negli altri giorni.

print_icon

11 Commenti

  1. avatar-4
    00:49 Lunedì 25 Giugno 2018 abelardo69 tutto si può fare...avanti tutta...

    il privato può fare tutto, lavorare il sabato, esercitare un gran numero di interventi, tutto è concesso. il pubblico lavora nel fango e nelle realtà dove il privato non è interessato, la traumatologia dell'anziano demente il privato la evita, la protesica complessa la evita, le patologie in perdita le evita. siamo fieri delle legge Basaglia ma abbiamo chiuso i manicomi pubblici per far nascere le cliniche private che rinchiudono i senza speranza, non era più semplice carcerare i delinquenti che lavoravano nei manicomi e ammodernare le strutture??? oggi i nostri SPDC sono sottodimensionati, quando non ci sono posti inizia la ricerca del letto a Km di distanza. i privati già ci sono e crescono, AMOS è l'esempio del Moirano che si straccia le vesti ma regala posti ad amici e parenti, Altea è l'esempio del privato che prende tutto e sconta l'appaltone del 0,4 percent., qualcuno si accorgerà prima o poi che la cricca non abita solo più al sud???

  2. avatar-4
    10:59 Domenica 24 Giugno 2018 fatti chi lavora nel pubblico

    talvolta non percepisce un vera convergenza da parte di tutti i decisori pubblici, interni e meno interni, a fare l'interesse dell'azienda e del pubblico. E non aiuta vedere che direttori generali o sanitari, medici, a fine mandato sono direttamente assunti dal privato come direttori sanitari. perché tra aziende pubbliche e private si stipulano convenzioni, e se le firmi da una parte poi transitare dall'altra non sta bene, insomma, vien da pensare.

  3. avatar-4
    20:54 Sabato 23 Giugno 2018 PELDICAROTA PRECISAZIONE

    Le strutture private in Piemonte assorbono l'equivalente del 20percent. del bilancio della sanità regionale, ovvero circa 1200 milioni e non 570 come curiosamente scritto. Fonte CERGAS Bocconi. Per altro il Piemonte è leggermente sotto la media nazionale ma non così tanto da giustificare piagnistei ....vista la cifra.

  4. avatar-4
    20:06 Sabato 23 Giugno 2018 tandem La quinta colonna....

    Condivido pienamente tutti gli interventi precedenti. Il problema è che chi lavora nel pubblico è tradito dall'interno. Assessori incapaci, direttori regionali che hanno amorazzi con il pubblico, direttori generali incapaci, nominati per ragioni politiche, parentali, amicali, salvo per capacita gestionali. Direttori amministrativi e sanitari scelti con gli stessi criteri. Come si fa a lavorare bene con gente che ti spara alla schiena premiando gli incapaci e penalizzando gli onesti? Ha ragione paladino, cosa fa la magistratura?

  5. avatar-4
    18:59 Sabato 23 Giugno 2018 PELDICAROTA E' SEMPRE UN PROBLEMA DI CAPACITA' DI GESTIRE

    Qualche anno fa, sotto la Giunta Cota, per far vedere che erano dei geni, aprirono la radiologia del San Giovanni Bosco sino a mezzanotte. Mentre le tante radiologie delle Mollette chiudevano alle 16. E poi la logica è sempre la stessa: al privato va ciò che genera profitto, al pubblico rimangono le prestazioni che costano in assoluto di più (oncologia, trapianti, ecc...) che il privato si guarda bene dal voler gestire. Compresa la prevenzione che è alla base (vaccini compresi) della possibilità di contenere la spesa sanitaria.

  6. avatar-4
    15:40 Sabato 23 Giugno 2018 fatti analisi

    tanto poi, anche se vai nel privato per la diagnostica, se hai qualcosa è sempre nell'ospedale pubblico che ti precipiti a farti vedere, rifacendo tutti gli esami, tra l'altro, perche i grandi medici si formano negli ospedali pubblici e li stanno per tutta la loro carriera, il loro privato è sempre e solo un'emanazione di quello che sono riusciti a diventare nel corso della loro professione all'interno del pubblico. Senza il pubblico il privato non esiste. Senza voler contare la solita storia di quel che il privato non vuole fare come attività ma su cui si appoggia, pronto soccorso in primis.

  7. avatar-4
    15:06 Sabato 23 Giugno 2018 Trilly ottimizzazione della sanità pubblica

    condivido, le strutture esistono, non ci fossero si potrebbero capire, ma abbiamo strutture, apparecchiature (questo purtroppo non sempre) e risorse umane in termini di professionisti validissimi ...... mettiamoli in condizioni di lavorare e ottimizzare l'uso delle strutture e apparecchiature come si farebbe nel privato!!!

  8. avatar-4
    14:15 Sabato 23 Giugno 2018 enzar Liste d'attesa inesistenti o taroccate

    Faccio un esempio che ormai ognuno ha avuto occasione di verificare, gli esami di laboratorio. Con i moderni macchinari gli esiti degli esami, anche di quelli molto specialistici, vengono rilasciati in uno o due giorni al massimo contro i molti giorni di una ventina di anni addietro e quindi i tempi di prenotazione sono immediati. Gli ospedali hanno in proprità macchianari che possono accettare carichi di lavoro molto superiori agli attuali senza qlacun aggravio di costi in capo alle ASL. Perchè non utilizzarli a pieno regime invece di regalare montagne di soldi pubblici ai soliti amici degli amici?

  9. avatar-4
    12:49 Sabato 23 Giugno 2018 Trilly ospedali vuoti

    e' a mio avviso assurdo svuotare gli ospedali riducendo orari di apertura a fronte di investimenti notevoli anche in tecnologie per poi svolgere le stesse prestazioni dagli stessi professionisti che nel pubblico non possono trasgredire all'orario di lavoro (vedi legge 161) ma se si recano sin strutture convenzionate lavorare è uguale a riposo a casa!!! occorre ripristinare le piante organiche, aprire gli ambulatori mattino e pomeriggio, aumentare l'offerta verificando l'appropriatezza, perché gli stessi che possono abbattere le liste d'attesa sono indispensabili anche per coprire turni, reperibilità, guardie attive e permettere ai servizi di rimanere aperti e non soccombere perché molte strutture si sorreggono con 4 specialisti quando va bene ....... Convenzionarsi va bene quando il pubblico ha piante organiche complete e adeguate e riesce a garantire tempi di attesa accettabili anche se non ottimali e l'allargare le convenzioni serve a dare un valore aggiunto con ulteriore riduzione e vantaggio per i cittadini.

  10. avatar-4
    11:59 Sabato 23 Giugno 2018 sornione Santa Rita

    "sanità privata" mi ricorda la clinica degli orrori di Milano, proprio nella regione che vanta tante "eccellenze"

  11. avatar-4
    09:00 Sabato 23 Giugno 2018 Paladino Bella gente....

    Premesso che l'associazione motore sanità è cosa di Claudio Zanon e Giulia Gioda, e ciò già dice molto..... questo è uno dei tanti episodi e manifestazioni di quella lobby trasversale che provvede allo smantellamento della sanità pubblica in Piemonte. Ovviamente cercano di spiegarci che ciò è un bene. Ma la magistratura che fa?

Inserisci un commento