Classe dirigente, non c’è confronto

Si parla spesso in questi ultimi tempi di carenza di classe dirigente, di leggerezza del nuovo ceto politico, di improvvisazione del nuovo corso della politica italiana. In sostanza, si parla di una classe dirigente non all’altezza dell’attuale momento storico.

Ora, per non ricadere nel solito ritornello di ripetere quant’era bello il passato che non ritorna più, credo che sia anche scorretto, nonché irriguardoso, continuare a fare paragoni tra la classe dirigente della prima repubblica e dell’inizio della seconda con quella attuale. Scorretto e irriguardoso perché non c’è confronto. Mi spiego meglio. La classe dirigente politica del passato che, dopo alcuni anni di dileggio e di scherno, si comincia quasi unanimemente ad apprezzare e a rimpiangere, aveva alcune caratteristiche di fondo che oggi sono semplicemente scomparse.

Innanzitutto non si ricoprivano ruoli politici ed istituzionali di livello se prima non c’era stato un “apprendistato”, ovvero un cursus honorum che giustificava quel “posto” e quel “ruolo” pubblico. Si iniziava, di norma, dal livello comunale – “la palestra democratica” per eccellenza – per poi approdare alla Provincia o alla Regione e, alla fine, forse si maturava una candidatura in Parlamento. Sempreché ci fosse un consenso popolare significativo da un lato e un forte appezzamento di quella comunità politica e territoriale dall’altro. Un percorso che, accanto al livello istituzionale, era affiancato anche da uno politico e culturale. E quindi, anche qui seguendo un cammino abbastanza comune e sperimentato, l’apprendistato culturale o ideologico avveniva in ambienti ideali, culturali o sociali prepolitici.

Insomma, un percorso abbastanza comune e che, comunque sia, contribuiva in modo chiaro a costruire una classe dirigente ai vari livelli sufficientemente attrezzata per affrontare e cercare di risolvere i problemi sul tappeto. Del tutto diverso, invece, il cammino dell’attuale classe dirigente. Le costanti che la caratterizzano non hanno un benché minimo confronto con quella del passato. E cioè, improvvisazione, scarsa o nulla preparazione specifica, carenza di riferimenti culturali e debolissima se non nulla esperienza politica ed istituzionale. È un bene? È un male? È del tutto inutile tracciarne un paragone. I tempi sono profondamente cambiati e la politica, di conseguenza, anche. Ecco perché, semplicemente, non è possibile parlare della autorevolezza della classe dirigente di ieri – seppur con alti e bassi – e della pochezza di quella contemporanea. Sono troppo diversi i parametri di fondo. Semmai, ed è l’unico elemento che conta – almeno a mio parere – il confronto tra oggi e ieri ci porta a concludere che la qualità, l’autorevolezza e la credibilità della politica derivano anche e soprattutto dalla qualità e dalla autorevolezza della classe dirigente del momento. Pertanto è inutile lamentarsi quando i tempi cambiano...

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