Ci salverà la guerra dei mondi

Una sosta presso il distributore di carburante in una calda giornata di luglio per fare rifornimento. Il giovane addetto, visibilmente con la mente altrove, versa venti euro di benzina nel serbatoio della mia auto anziché i trenta da me richiesti al momento dell’arrivo. Prontamente lo faccio notare e questi si scusa dicendo: “Mi perdoni, sto pensando alla pessima vita che faccio. Sono qui dalle sette di stamane ed andrò a casa alle sette di questa sera. Dodici ore consecutive di lavoro pure mal pagato”.

La sua breve narrazione delinea efficacemente il sistema che i governi succedutisi al potere, in questi decenni, hanno costruito ad arte. Naturalmente tutti gli esecutivi sono colpevoli del disastro sociale creato ma senza esserlo davvero: carnefici senza ascia o cappio tra le mani poiché la responsabilità dell’amministrazione della res publica risiede sempre altrove, specialmente quando i cittadini ne chiedono conto. Lo dimostra bene un personaggio come Renzi, il quale recentemente ha attaccato le minoranze del suo partito scaricando su tutti (tranne se stesso) la responsabilità di una sconfitta reiteratasi più volte in pochi anni.

Il crollo del Pd non è stato determinato da riforme scellerate, tutte regolarmente pensate per distruggere la tutela dei diritti in capo ai più deboli, bensì (secondo il “matteopensiero”) da quei radical chic sempre pronti a dispensare critiche nei confronti del leader democratico: una riflessione per alcuni aspetti adolescenziale anche se esternata da chi rivestì il ruolo di primo ministro a Palazzo Chigi.

In realtà nuove vite difficili si sono sommate a quelle già storicamente vicine alla soglia di povertà, consentendo agli studi statistici di aggiornare drammaticamente i numeri della miseria: cinque milioni di connazionali costretti a vivere con quel poco che riescono a raccogliere ogni giorno nei modi più disparati. Dati che celano la rabbia, la sofferenza ed il disagio nei loro termini reali.

A riprova di un’angoscia diffusa, che sempre genera paura, è sufficiente che in un giardino di periferia arrivino alcuni camper abitati da nomadi per sconvolgere esistenze, alimentare ansie, trasformando un rione da sempre “rosso” in una feconda terra ad uso esclusivo di CasaPound. Le leggende metropolitane si moltiplicano in un batter d’occhio ed i timori si autoalimentano ora dopo ora, anche grazie all’uso spregiudicato delle bacheche di Facebook. Qualcuno giura di aver visto gli occupanti dei camper mentre si dedicano all’igiene intima presso la fontana del giardinetto usando l’acqua dei toretti, altri di aver assistito all’aggressione di qualche bambino ad opera dei coetanei apolidi.

Taluni cittadini passano intere giornate a fotografare la minuscola comunità per poi denunciare alle autorità la loro presunte malefatte, oppure per insultare pesantemente i girovaghi tramite le pagine aggressive dei social. L’ultima fake news in ordine di tempo, stranamente ad un passo dalla manifestazione indetta dai nostalgici della Fiamma il 12 luglio, è quella che vedrebbe i nomadi scaricare liquami davanti alle porte dei residenti in zona: spregio quanto mai assurdo per una comunità che vede quella manifestazione con preoccupazione, per la carica di violenza annunciata, confidando però sulla solidarietà di chi abita in area e frequenta abitualmente i giardini.

Certamente per la nostra cultura, nonché per quella di gran parte dei paesi europei, i giardini pubblici e gli stalli dei parcheggi non sono piazzole per la sosta dei camper. Tali aree, oltre ad essere beni pubblici comuni, sono carenti di allacciamenti per l’energia elettrica e di scarichi per i servizi igienici. Il tema della ricollocazione di queste famiglie è di certo attuale, sia per garantire loro condizioni di vita migliori che per consentire a quei bambini di iscriversi a scuola dal prossimo settembre (uno di loro ha già frequentato con successo il vicino istituto scolastico).

Sarebbe bastato fermarsi un attimo. Respirare a fondo, come si è soliti fare quando si affronta un’ansia, per poi varcare con sicurezza l’invisibile muro che divide le due comunità, quella nomade con quella residente, e provare a creare un contatto, oppure più semplicemente provare a parlare con “l’altro”. Soffermandosi un attimo tra i vialetti dei giardini in questione, si sarebbe scoperto che quelle persone sono fuggite dalla guerra bosniaca e vivono in camper attrezzati, dotati di servizi igienici e docce. Approfondendo ulteriormente si sarebbe potuto anche verificare che si tratta di un unico nucleo familiare, composto da molti bambini simpatici e rispettosi.

Dialogando ancora si sarebbe potuto constatare che il gruppo è stanco di girovagare e vorrebbe invece integrarsi al più presto (attualmente i componenti della comunità vivono di mercatini e scambio di quanto raccolgono tra gli oggetti che la società opulenta getta nei cassonetti). Infine, sempre chiacchierando tranquillamente, si sarebbe venuti a sapere che alcuni di loro posseggono documenti italiani.

Il tempo per parlare però si è scelto di non cercarlo assolutamente, poiché meglio aver paura e tenersela stretta. Un panico che ci si illude di sconfiggere affidandosi al primo gruppo salvifico che attraversa il rione, CasaPound anziché Forza Nuova, con lo scopo di mettervi salde radici politiche nel nome dell’italianità.

Coloro che invece non riescono a provare odio da riversare aprioristicamente su chiunque altro sia diverso, secondo canoni perennemente incomprensibili, forse potrebbero augurarsi una prossima invasione aliena sul modello Guerra dei Mondi. L’ultima speranza, seppur disperata, per far comprendere a questa tormentata umanità come tutti i popoli siano soprattutto “Terrestri”, ossia fratelli tra loro al di là di etnie, colore della pelle e fede religiosa. Una guerra contro gli abitanti di Andromeda ci obbligherebbe a collaborare l’uno con l’altro, senza fare discriminazione alcuna e mettendo da parte retaggi intrisi di preconcetti ed idee di dominio dell’essere umano sul proprio vicino.

Il pianeta azzurro, caro quanto prezioso, è da conservare con cura evitando di assassinarlo con guerre, saccheggi ambientali ed odio razziale. “Extraterrestre portami via”, cantava Finardi, ma poi aggiungeva “extraterrestre non mi abbandonare, voglio tornare per ricominciare”.

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