POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false, condannato esponente Pd

Accertate le irregolarità nell'autentica dei moduli elettorali di una lista a sostegno di Chiamparino. Otto mesi a Rocco Florio, ex presidente della V Circoscrizione di Torino. Altri politici e attivisti avevano patteggiato prima del processo

Otto mesi di carcere per aver commesso irregolarità nella raccolta delle sottoscrizioni durante le elezioni regionali del 2014. È la condanna inflitta a Rocco Florio (Pd) ex presidente della Circoscrizione V di Torino,  l’unico tra i coinvolti nella vicenda a non aver patteggiato, scegliendo il processo. L’accusa si riferisce a delle presunte irregolarità nelle autentiche di due moduli per la raccolta delle firme di una lista a sostegno della candidatura di Sergio Chiamparino: con la sentenza ne è stata dichiarata la falsità. A Florio è stata inflitta alla sospensione del diritto elettorale per 8 mesi; ha comunque ottenuto la condizionale.

Il procuratore aggiunto Patrizia Caputo aveva chiesto una condanna a nove mesi ritenendolo responsabile delle irregolarità nella raccolta firme per le liste di Chiamparino alle Regionali del 2014. Quasi tutte le firme sono state riconosciute come autentiche dai festoni sfilati in aula e soltanto una signora anziana non è stata in grado di confermare. Ma l'autenticità delle sottoscrizioni non è il punto del procedimento: la questione ruota intorno all’autenticazione di due moduli fatta in presenza di un eletto, moduli che - ha detto Florio - sono sempre stati nelle sue mani. Nel corso dell’ultima udienza prima della sentenza Florio aveva preso la parola per un’ultima difesa: “Sono una persona perbene e ho sempre rispettato l’avversario - aveva detto al giudice Piergiorgio Balestretti -. Non sono uno sprovveduto che raggira le leggi”.

Altre irregolarità sono emerse nel corso della causa, che si svolge nel tribunale civile di Torino, attivata da una querela di falso sulle firme che accompagnarono la presentazione di liste del Pd alle elezioni regionali del 2014. Secondo quanto si è appreso, ulteriori accertamenti disposti dal giudice hanno portato alla scoperta della falsità di almeno un’altra ventina di firme: in alcuni casi sono state smentite le dichiarazioni degli stessi sottoscrittori, che avevano assicurato di avere firmato. I nuovi sviluppi, comunque, secondo quanto riferiscono gli avvocati che si stanno occupando del caso, non dovrebbero avere ripercussioni sull’esito della causa: i numeri, infatti, non bastano per portare alla decadenza dei consiglieri regionali del Pd.

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