CINQUE CERCHI

Sì alle Olimpiadi, ma no a Milano:
le "condizioni" dei Cinquestelle
 

Dopo le dichiarazioni di Appendino ora anche la sua maggioranza chiude le porte a un'alleanza con il capoluogo lombardo. Quattro condizioni a Malagò. Per il Pd è "un suicidio". La delibera in aula lunedì, mentre una delegazione (senza la sindaca) sarà al Foro Italico per "fornire dei chiarimenti" - DOCUMENTO

Ormai è una sfida a suon di paletti, vincoli e linee guida tra il Coni e il gruppo Cinquestelle riguardo la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026. Ai 12 punti varati dai pentastellati dopo la difficile mediazione di Luigi Di Maio, aveva risposto Giovanni Malagò con un elenco di 13 condizioni valido per tutte e tre le città in gara. Tra queste, al punto quattro, “l’acquisizione della delibera piena e incondizionata del Consiglio comunale”, in sostanza un atto che vincoli l’aula e la maggioranza tutta per evitare quel voltafaccia subito da Virginia Raggi su Roma 2024.

La mossa del Foro Italico ha colto in contropiede innanzitutto Chiara Appendino ed esacerbato il clima di diffidenza che aleggia da tempo nel gruppo grillino verso le alte sfere dello sport italiano. Basti pensare che solo qualche mese fa un consigliere Cinquestelle, notoriamente contrario a Torino 2026 come Damiano Carretto, aveva chiesto pubblicamente le dimissioni di Malagò, definendolo “un personaggio ambiguo e inadeguato”, capace “di spendere milioni di euro per la non candidatura di Roma 2024”. E chissà che la diffidenza di Malagò nei confronti del capoluogo piemontese non sia dovuta anche a uscite del genere.

Sia come sia, il Movimento 5 stelle ha già predisposto la delibera richiesta dal Coni e non ha rinunciato ad aggiungere, a sua volta, ulteriori quattro condizioni per confermare la disponibilità: 1) “L’effettuazione dell’analisi costi-benefici da parte di un ente terzo”, 2) “che si escluda la formazione di debito per gli enti locali a qualsiasi titolo”, 3) “che non siano previste possibili candidature e/o sinergie con altre città candidate” e infine 4) “che per la realizzazione dell’evento vengano rispettati i 12 punti” già fissati a suo tempo dal gruppo e riportati in delibera (LEGGI). Viene meno, dunque, la richiesta del Coni di un semaforo verde "incondizionato". Per non parlare di quel paletto particolarmente indigesto per Malagò, ovvero la chiusura a un'alleanza con Milano su cui il Foro Italico ha sempre puntato.

“Noi vogliamo proseguire con il percorso di candidatura ma a determinate condizioni, secondo il nostro modello” afferma la capogruppo M5s Valentina Sganga. Da parte della maggioranza permane “una critica forte al punto 4 della delibera del Coni - spiega Sganga – sull’accettazione incondizionata, termine per noi irricevibile. L’amministrazione non è disposta a dare le chiavi della città in mano al Coni, il Consiglio comunale è un organo democraticamente eletto e in quanto tale deve porre delle condizioni”. Per questo nella delibera - che verrà discussa in aula lunedì insieme a un ordine del giorno di parte delle opposizioni – e la candidatura viene vincolata a quattro condizioni.

Durissima la replica del capogruppo del Pd: “Il M5s decide scientemente di uccidere la candidatura di Torino a favore di Milano e Cortina” affermano Stefano Lo Russo e Mimmo Carretta. Un testo, secondo i due, “che sembra quasi una provocazione”, insomma “un suicidio per la città operato da una maggioranza che tiene sotto scacco la sindaca”. Dello stesso tenore anche i commenti di Silvio Magliano (Moderati) e del centrodestra con Osvaldo Napoli e Alberto Morano.

Il documento andrà in aula lunedì 16 luglio, proprio mentre una delegazione composta dall’architetto Alberto Sasso, estensore del dossier, dal sindaco di Sestriere Valter Marin e dall’assessore allo Sport di Torino Roberto Finardi sarà davanti alla commissione tecnica del Coni per fornire alcuni chiarimenti. La sindaca Appendino resterà, invece, a Torino per garantire il proprio voto in Sala Rossa.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    00:56 Lunedì 16 Luglio 2018 gastone Incomprensibile

    All'interno del M5s torinese si muovono forze in potente dissenso che chiaramente possono portare al naufragio di Appendino e attuale giunta, ora la domanda che mi pongo è: sono in buona fede e davvero credono in quello che fanno o sono spinti da forze che desiderano far cadere la giunta per fini che al momento mi sfuggono? In un caso e nell'altro sarebbe la fine prematura di un esperimento politico di tutto rispetto e quantomeno degno a mio avviso di arrivare a fine mandato e l'idea che potrebbe di nuovo prendere il potere il PD a Torino mi suona talmente repellente che se chi si oppone ad Appendino all'interno della sua maggioranza lo fa per sostenere di nuovo un'amministrazione pd, dovrà essere massacrato dai peggiori insulti e dalle peggiori accuse di servilismo, cinismo, bieco interesse di potere e di squallido opportunismo. Se invece chi si oppone all'interno del M5s lo fa perchè ci crede, bèh impari che se farà cadere la giunta per le sue velleità ideologico/sognanti, consegnerà Torino alle forze peggiori che si possano immaginare, in politica si può dissentire ma si deve anche imparare ad accettare regole a volte indigeste se si vuole andare avanti nel bene della collettività intorno a chi governa la città.

  2. avatar-4
    18:59 Venerdì 13 Luglio 2018 abrecu Miracolati

    Con la solita arroganza la banda dei miracolati mette i paletti al Coni per non macchiare "il nostro modello",contrastare l'accettazione incondizionata giudicata "irricevibile" e mettere quattro "condizioni"...un trust di cervelli non da poco che detta la linea a Malagò , grottesco ,sarebbe tutto da ridere se non ci andasse di mezzo la città e mezza Regione..W Tafazzi .

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