La linea non è Chiara

Il ministro Danilo Toninelli, essendosi accorto (bontà sua) che non è possibile bloccare un’opera ormai in fase di realizzazione, ieri ha ulteriormente corretto il tiro sul Tav. In tre mesi è passato da uno stop senza condizioni a un “ci impegniamo a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”, come riportato nel contratto di governo. Poi ha derubricato quella formulazione in un non meglio specificato “la Tav rimane va solo migliorata”. 

Una frase che ha fatto saltare sulla sedia i grillini locali, decisamente spiazzati dal loro ministro. Primi tra tutti i cosiddetti “regionali”, cioè la pattuglia che siede a Palazzo Lascaris. Quelli che non hanno incarichi di governo, difficilmente ne avranno dopo le elezioni del 2019 e, vivendo di pane e opposizione, si nutrono quotidianamente di posizioni intransigenti quanto strumentali. Così la portavoce ufficiale sulle questioni Tav, la valsusina Francesca Frediani, ieri è entrata in rotta di collisione con il suo ministro ribadendo che lei è “No Tav” e non “Meglio Tav”.

Poi ci sono i “comunali” che sono maggioranza a Torino ma contando sul fatto che Palazzo Civico non ha deleghe specifiche sulle grandi opere hanno ingaggiato sul tema una sfida a chi la spara più grossa con i colleghi in Regione. Ieri, però, hanno fatto la frittata: pare infatti che nessuno di loro si fosse accorto del “cambio di linea” di Toninelli quando hanno pubblicato su facebook una nota in cui annunciano l’epurazione di Paolo Foietta (Commissario di governo) e Mario Virano (Telt) e addirittura chiedono che Rfi utilizzi per la mobilità urbana e interurbana di Torino i 1.900 milioni destinati all’alta velocità.

In mezzo a questo vortice c’è Chiara Appendino, che non è favore ma nemmeno contro, semplicemente continua a comportarsi come se la cosa non la riguardasse. L’unica volta che, attraverso il patto per il Piemonte (a proposito che fine ha fatto?) si è dovuta esprimere su questioni inerenti alla Torino-Lione ha apposto la sua firma sotto una serie di opere collegate al super treno che Sergio Chiamparino chiedeva al governo di finanziare. Per il resto si tiene a debita distanza dall’argomento per evitare di dare un dispiacere da un lato ai suoi consiglieri, dall’altro a quel tessuto produttivo subalpino che finora l’ha portata su un palmo di mano, rappresentato da soggetti come il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte, che si è addirittura prestato a redigere un pre-dossier olimpico quando la sindaca ancora non aveva rivelato ai suoi che stava lavorando a una candidatura, o il capo degli industriali Dario Gallina.

Così il Movimento 5 stelle si modella in versione “come tu mi vuoi”: quando va in Valsusa parla con la voce di Frediani, in via Fanti si muove con il passo felpato ed elegante di Appendino, nei centri sociali con la battagliera consigliera torinese Maura Paoli e dal governo francese con le confuse ipotesi di Toninelli. Che sia ad alta o a bassa velocità, la linea non è ancora chiara.

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