AMBIENTE & POLITICA

Consumo del suolo, Piemonte perde terreno

In un anno spariti altri 416 ettari boschivi o agricoli. Torino è la provincia maggiormente “cementificata”, seguita da Cuneo e Alessandria. Privilegiare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. L’allarme di Confagricoltura

“È necessaria un’adeguata strategia di recupero e di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente per difendere il suolo agricolo dai danni dell’urbanizzazione che ogni giorno in Italia sottrae 15 ettari di Sau (Superficie Agricola Utilizzata), pari a 2 metri quadrati al secondo. Insieme ai terreni, inoltre, spariscono ambiente, biodiversità, cultura e attività economiche strettamente legate ai territori. Occorre quindi fare delle riflessioni su questo fenomeno senza ostacolare lo sviluppo delle attività produttive, ma armonizzandolo quanto più possibile con le necessità del comparto agricolo e con la tutela ambientale”. Lo sottolinea il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio, commentando l’analisi contenuta nell’ultimo rapporto realizzato dall’Ispra e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) che evidenzia come non si stia arrestando il consumo di suolo in Italia.

In Piemonte si stima siano 174.349 ettari di territorio coperti artificialmente sui 2.540.000 totali, con un incremento di 416 ettari consumati nel 2017 rispetto al 2016. In termini assoluti la provincia di Torino con oltre 59.595 ettari di superficie urbanizzata è la provincia con il valore più alto, seguita nell’ordine da Cuneo (37.476), Alessandria (26.186), Novara (15.071), Asti (11.431), Vercelli (10.715), Biella (7.424) e in ultima posizione dalla provincia del Verbano Cusio Ossola con 6.452 ettari. La Granda ha un tasso di consumo del suolo del 5,43%, con una superficie consumata che nel 2017 è cresciuta dello 0,21%, pari a 77 ettari.

Preoccupa, in questo contesto, il consumo di terreni nelle zone pianeggianti o più vocate: “L’agricoltura continua a vedersi sottrarre i terreni migliori, più fertili e adatti a coltivazioni estensive, ma anche quelli collinari destinati a produzioni di qualità. Sottraendo terreni di pianura, inoltre, aggraviamo il deficit di quelle produzioni strategiche delle quali siamo già carenti”, conclude Confagricoltura.

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