AFFARI & LEGALITA'

Massimo ribasso e meno controlli, indietro tutta sugli appalti

Governo e costruttori puntano a cancellare il Codice e ridimensionare i poteri dell'Anac di Cantone. La denuncia di Esposito: "Vogliono la liberalizzazione totale del subappalto. Le grandi imprese preferiscono fare finanza e non lavori"

“Vogliono cancellare il codice degli appalti e ridimensionare i poteri dell’Anac”. Il rapporto di Stefano Esposito, quando stava in Parlamento nei banchi del Pd, con l’associazione nazionale dei costruttori non è mai stato, diciamo, idilliaco. E non migliorerà certo adesso visto che il politico torinese, cui si deve il codice entrato in vigore nella primavera dell’anno scorso, di fronte agli annunci di modifiche da parte del Governo e alle richieste dell’Ance avverte il rischio concreto “non di uno, ma di tanti passi indietro su un tema che, pur apparendo specifico, ha pesanti conseguenze sui cittadini”.

Per anni gli appalti sono stati associati, non senza motivo, alla corruzione, i subappalti visti come uno degli strumenti per l’infiltrazione della criminalità organizzata o cause di lavori fatti male, per non dire le gare al massimo ribasso: altra macchia nera sulle opere pubbliche i cui costi poi finivano sempre con il lievitare. Per evitare queste degenerazioni, dare più sicurezza e legalità era stato scritto il nuovo codice.

Esposito, chiedere a lei se ha un senso modificare in maniera pesante il codice è come chiedere all’oste se il vino è buono. Però un’idea di cosa intenda fare il Governo lei se l’è fatta, insomma teme che le richieste dell’Ance sfonderanno una porta aperta?
“In queste ultime settimane Salvini, Di Maio e Conte hanno posto più volte il problema della revisione del codice degli appalti. Secondo loro e solo secondo loro bloccherebbe le opere pubbliche. A smentirli ci sono i numeri: il 2018 è l’anno in cui c’è stato un boom di appalti della pubblica amministrazione, quindi nessun blocco. Tuttavia il Governo ha avviato una consultazione tra i soggetti interessati propedeutica alla modifica, l’intenzione mi pare chiara”.

Lei in un tweet ha elencato quel che chiedono i costruttori, chiosando con #poveraItalia. Sorpreso da questa difesa di categoria dei costruttori? Davvero, non se l’aspettava?
“Per nulla sorpreso, non foss’altro perché con Ance negli ultimi cinque anni ho discusso moltissimo. Però devo ammettere che mi sorprende la spregiudicatezza con la quale l’associazione pone una serie di questioni e richieste che se attuate equivarrebbero a cancellare il codice. Prendiamo le gare al massimo ribasso: per anni si è detto che erano uno dei più gravi problemi, se non il più grave in assoluto, dei lavori pubblici: lavori spesso fatti male, imprese che fallivano, prezzi che lievitavano. E qual è la prima richiesta dei costruttori? Quella di aumentare fino a 5 milioni e mezzo le gare con il massimo ribasso. Naturalmente provano ad ammorbidire la richiesta con la proposta di inserire il meccanismo di antiturbativa. Ma qui la questione non è la turbativa, o almeno non solo. È che se si torna al massimo ribasso, alzandone i limiti, si torna ai problemi denunciati per decenni. Inaccettabile per un Paese normale”.

Il presidente di Ance, Gabriele Buia, sostiene che serve un profondo ripensamento del codice attuale, il Governo annuncia modifiche, il destino è segnato?
“Voglio sperare proprio di no. Sarà interessante capire come si muoverà il Governo. Attendo con curiosità di sapere quale posizione assumeranno i Cinquestelle e la Lega che hanno contribuito alla scrittura del codice, sia pure talvolta con posizioni diverse ma non su questi temi. Se aderissero alle richieste di Ance sarebbe una profonda contraddizione. Però non mi stupirebbe l’ennesima giravolta grillina e un’inversione a U in autostrada del ministro Toninelli. Io non ho più ruoli, ma per quello che posso contrasterò questa deriva e faccio appello a chi un ruolo lo ha perché faccia altrettanto”.

Adesso c’è la questione del nuovo ponte di Genova. Finirà con agevolare i cambiamenti che ha annunciato Toninelli e che chiedono i costruttori?
“Ho visto un tentativo maldestro di andare fuori del codice. Non serve farlo: il codice, lo segnalo a Toninelli, contiene tutte le procedure anche quelle per l’emergenza. Peraltro l’idea di fare un affidamento diretto senza gara, contraddice non solo le norme europee, ma anche quelle del buon senso e della serietà. Per farlo costruire a Fincantieri, poi, che non si occupa di ponti e quindi dovrebbe rivolgersi ad altri”.

Lei ha lanciato l’allarme anche sui subappalti.
“Per forza. Ance chiede di ridurre limiti per il subappalto, ovvero tornare a una questione posta al centro dell’attenzione per le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, ma anche perché spesso finiva per provocare uno strozzinaggio a danni delle piccole imprese costrette a farsi la guerra sul prezzo per sopravvivere. Vogliono mettere in discussione anche il pagamento diretto della stazione appaltante ai subappaltatori nel caso in cui l’impresa principale non li paghi. A questo punto ai costruttori dico: abbiate più coraggio e chiedete la liberalizzazione totale del subappalto e dite che le grandi imprese vogliono fare finanza e non lavori, partecipano alle gare perché hanno i soldi e poi subappaltano tutto”.

Esposito che ne pensa di un altro punto messo sul tavolo dai costruttori, quell’appalto integrato con cui chi fa i lavori predispone anche il progetto? Perché non lo avete inserito del codice?
“Perché era usato in maniera distorta e produceva effetti negativi. Certo credo piaccia anche a molti dirigenti della pubblica amministrazione che non hanno voglia di assumersi responsabilità di fare le gare fino all’esecutivo e di mettere a gare quest’ultimo. Lo abbiamo cancellato, pur essendo in teoria valido, perché finiva che oltre il 60% dei lavori da un costo iniziale 100, con varianti e altro, lievitavano a 125”.

Lei teme anche un ridimensionamento dell’agenzia anticorruzione di Raffaele Cantone. Cosa glielo fa pensare?
“Vedo una singolare convergenza tra Governo e Ance per ridimensionare i poteri di Anac. Nel codice abbiamo inserito misure per contrastare la dilagante corruzione negli appalti pubblici. Con questo io non ho mai additato le imprese come responsabili della corruzione, tuttavia in un contesto come quello che abbiamo tratteggiato con il codice le imprese serie e oneste che sono la maggioranza hanno strumenti migliori per evitare il ricatto di qualche dirigente pubblico infedele”.

Almeno una richiesta dei costruttori le piacerà: il ritorno al 20% dei lavori realizzabili in house dai concessionari autostradali, come lei aveva inserito nel codice che poi però venne raddoppiate.
“È stata la mia battaglia. Però è singolare che le grandi imprese chiedano maggiore mercato solo dove gli fa comodo. Poi va ricordato che si passò dal 20 al 40 per cento, perché eravamo di fronte a un ricatto. C’erano da salvare migliaia di posti di lavoro”.

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