Le domeniche a casa del vicepremier

Il vicepremier Luigi Di Maio, o dovremmo dire il premier Di Maio si ostina a voler incrementare il numero dei disoccupati italiani prima con il cosiddetto decreto dignità, ora con la chiusura dei negozi la domenica. Non si capisce quale trauma abbia subito il ministro andando in un centro commerciale di domenica. Dell’apertura domenicale ne abbiamo già parlato e non possiamo che essere per una completa liberalizzazione degli orari. È un principio di libertà e poi economico. La cosa ridicola sono le argomentazioni a favore delle chiusure degli esercizi commerciali che secondo il vicepremier rimanendo aperti la domenica sfascerebbero le famiglie. Torniamo allo Stato etico che deve dire come deve vivere il cittadino. A questo punto sarebbe utile ripristinare il sabato fascista e costringere i cittadini a mettersi in tuta e andare in piazza per gli esercizi ginnici. Le argomentazioni sono di questo livello.

Altra argomentazione veramente irritante è quando si parla dei poveri commessi che debbono lavorare la domenica: e tutti gli altri lavoratori domenicali sono carne da macello? Gli informatici che mantengono gli apparati attivi 24 ore compresa la tanto decantata “rete” non hanno famiglia? O il vicepremier pensa che Internet vada da sola con la forza del pensiero? E i tecnici che tengono in piedi produzione e distribuzione dell’elettricità, così le famiglie possano rimanere in casa a guardare la Tv invece che andare al centro commerciale, non hanno famiglia? Sono cittadini di serie b? Perché considerare i commessi più bisognosi di tutela? Credo che un poliziotto al freddo o un tecnico su un palo della luce, giusto per fare degli esempi, siano degni di una maggiore tutela rispetto a un commesso. Quale sarebbe il vantaggio a tenere in casa le famiglie non si sa. Tra l’altro con la stessa logica bisognerebbe tener chiusi anche cinema, teatri, ludoteche e ogni altra possibile iniziativa che spinga le famiglie ad uscire di casa. Se chiuderanno i centri commerciali le famiglie si riverseranno altrove. Molti frequentano i centri commerciali non per fare la spesa, ma per puro diletto. La chiesa cattolica tuona contro l’apertura domenicale dei centri commerciali che riducono i suoi “clienti”, perché concorrenti della messa domenicale. Può dispiacere che la gente preferisca il centro commerciale alla messa, ma se la chiesa ha bisogno di questi mezzucci per attrarre fedeli è messa piuttosto male.

Il vicepremier se vuole evitare che le persone facciano la spesa la domenica perché non incomincia riducendo la burocrazia e tanti obblighi amministrativi lasciando più tempo libero agli individui che così potranno fare la spesa durante la settimana e la domenica fare qualcosa di diverso. Di Maio non avendo mai lavorato forse non conosce gli impegni di una famiglia media e non sa che c’è tanta gente che lavora anche il sabato e se non lavora è comunque costretta a disbrigare tutte quelle incombenze che non si riescono a fare durante la settimana come andare dal meccanico, alla posta, presso alcuni uffici pubblici che sono aperti il sabato mattina, in banca, a lavare l’auto e così via. E purtroppo a volte capita che rimanga solamente la domenica per fare la spesa.

Al vicepremier sfugge il fatto che il centro commerciale è l’uscita dei “poveri”, mentre i ricchi vanno come minimo al ristorante e quando va meglio passano l’intero fine settimana nella seconda casa o si concedono un breve viaggio. Governo populista contro il popolo.

Più di qualcuno ha fatto notare che la chiusura dei centri commerciali potrebbe favorire le vendite online e pertanto i benefici attesi per i piccoli esercizi commerciali non ci sarebbero. D’altro canto se molti negozi chiudono alle 19 quando la gran parte della gente è ancora imbottigliata nel traffico per rientrare a casa e piuttosto scontato che ci si debba rivolgere a strutture che chiudono più tardi.

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