PALAZZO LASCARIS

Slot, "la legge va cambiata"

A un anno dall'approvazione, proseguono le polemiche sulle misure di contrasto alla ludopatia adottate dalla Regione. "Gli effetti sull'occupazione sono superiori ai benefici". Quasi 200 gli addetti che hanno perso il lavoro. Nel Pd c'è chi propone delle modifiche

Che la legge sulla ludopatia potesse trasformarsi in un boomerang Sergio Chiamparino lo capì già all’indomani della sua approvazione: pochi gli effetti benefici sui cittadini, almeno stando alle prime stime, tante, tantissime, le polemiche e il rischio di contraccolpi economici e occupazionali. Per chiedere delle modifiche al provvedimento, votato all’unanimità da Palazzo Lascaris due anni orsono, martedì torneranno a manifestare gli imprenditori del gioco legale, le associazioni dei gestori di bar e tabaccai, assieme alle sigle sindacali. Mercoledì scorso, con una lettera in cui hanno definito “distruttivo” l’effetto della norma sul tessuto imprenditoriale legale, i presidenti di Confindustria Servizi Innovativi Marco Decio e il vertice di Sistema Gioco Italia Stefano Zapponini hanno chiesto un incontro a Chiamparino e all’assessora Gianna Pentenero.

Un malumore raccolto dal consigliere dem Luca Cassiani, uno dei pochi che quella legge non la votò poiché non faceva ancora parte del parlamentino piemontese. I suoi emendamenti sono già stati respinti in commissione e saranno discussi in aula proprio martedì. AIn calce alle proposte di modifica, accanto alla sua firma c’è pure quella dell’astigiana Angela Motta. Il fronte non è più così compatto come due anni fa, anche se le probabilità di ritoccare la norma sono bassissime. Il centrodestra, che ha presentato degli emendamenti, sarebbe pure disponibile a metterci mano, il Movimento 5 stelle fa blocco contro ogni modifica e il Pd, stretto tra due fuochi, non sposterà neanche una virgola per il timore di essere dipinto come il partito a favore delle lobby del gioco.

La legge introduce un giro di vite sulle slot per tutti gli esercizi che si trovano a meno di 500 metri da uno dei luoghi definiti sensibili - scuole secondarie, chiese, oratori, parrocchie, impianti sportivi, ospedali – e una fascia oraria di inibizione degli apparecchi, dalle 2 alle 8 del mattino. “I miei emendamenti vogliono estendere le fasce orarie non solo alle slot, contro cui pare esserci un accanimento, a tutte le tipologie di gioco che prevedono una vincita in denaro – spiega Cassiani – e inoltre chiedo che il cosiddetto distanziometro non abbia effetto retroattivo, ma sia applicato solo ai nuovi locali salvaguardando chi già c’era e ora patisce gli effetti della retroattività, a partire dalla perdita di valore della propria licenza”.

Un anno fa, in concomitanza con l’entrata in vigore della legge anche il governo “amico” di Paolo Gentiloni (attraverso il sottosegretario Pier Paolo Baretta) provò a esercitare delle pressioni su Chiamparino per mollare la presa, in attesa di una legge nazionale che uniformasse le limitazioni a tutto lo stivale. Anche in quel caso non mancarono le polemiche, sedate dallo stesso governatore annunciando l’intenzione di non toccare nulla.  

Sono circa 20mila – due su tre – le macchinette sigillate per effetto della legge, ma secondo Luciano Rossi - imprenditore nel settore del gioco lecito e Consigliere dell’associazione As.Tro – “dai dati che abbiamo il gioco non è diminuito si è solo spostato verso altre tipologie”. Dunque “se prima le slot contribuivano per il 60 per cento al fatturato del settore, oggi siamo scesi al 50, a vantaggio di gratta e vinci (+11,8% dall’1 gennaio 2018 al 30 aprile 2018 rispetto al quadrimestre precedente) o lotto (+10,5%), o peggio su congegni illegali di cui alcuni esercizi si stanno dotando”.

La situazione è complessa, lo stesso Rossi ammette che “se non cambierà la legge io chiudo l’azienda”, la Win Matica di Settimo Torinese, tra i leader nella distribuzione di slot e apparecchi elettronici, che dà lavoro a 23 persone. In Piemonte sono circa 5mila gli addetti nel campo del gioco, “secondo i nostri calcoli milleduecento sono a rischio, mentre 150-180 sono già stati licenziati”. Tra le proposte alternative, per coniugare prevenzione e business, c’è quella di Giorgio Pastorino, presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi, secondo il quale “la tecnologia offre possibilità di contrastare la compulsività, bloccando la macchinetta dopo una serie di giocate consecutive”.

Intanto cresce la preoccupazione del sindacato che teme conseguenze gravi sull’occupazione, mentre gli effetti benefici stentano a manifestarsi, almeno dalle prime e parziali stime. Il giro di vite del Piemonte ha inoltre provocato un altro esito, quello della migrazione da gioco, con i residenti delle province confinanti (in particolare Novara e Alessandria) che prendono d’assalto le sale gioco di altre regioni, in particolare Lombardia. Sul tema molti governatori si comportano all’insegna della prudenza: la Liguria ha sospeso momentaneamente la sua legge contro la ludopatia, l’Abruzzo l’ha congelata per 24 mesi e la Toscana non ha imposto la retroattività per quegli esercizi esistenti al momento dell’entrata in vigore. In Piemonte, invece, c’è attesa per la pronuncia del Tar, prevista a novembre, sul ricorso fatto dagli imprenditori del settore.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    20:16 Sabato 15 Settembre 2018 tandem Assurdità per assurdità

    In effetti la fabbricazione di ottime serrature di sicurezza e impianti di allarme disturba il livello di occupazione dei ladri, ma alla maggioranza dei cittadini ciò non disturba affatto.

  2. avatar-4
    17:17 Sabato 15 Settembre 2018 PELDICAROTA DI QUESTO PASSO

    Si troverà anche qualcuno capace di dire che se si riducono i ludopatici poi dobbiamo licenziare psichiatri e infermieri che li curano perché rimangono senza lavoro. Ma come si fa a dire che perdere posti di lavoro è peggio che cercare, dico cercare, di contrastare il fenomeno della ludopatia. Solo uno che ha interesse personale può affermare una cosa così vergognosa.

  3. avatar-4
    12:19 Sabato 15 Settembre 2018 fabioinviaggio A me sembra che invece vada molto bene

    La Regione Piemonte è stata la prima a legiferare in maniera organica su un tema molto controverso, che mal concilia la salute pubblica con l'economia. L'industria del gioco, perchè di questo ormai si tratta, ha avuto oltre vent'anni di tempo per crearsi un mercato, uno dei più ricchi di Europa, con la complicità dei vari Governi. E torna il tema delle concessioni, perchè anche il gioco d'azzardo, come le autostrade, è gestito in questo modo. Dal punto di vista di chi si occupa dei danni causati dal gioco, non posso che vedere positivamente la legge attuale ed essere invece molto preoccupato per gli eventuali cambiamenti. Rimane la questione dei posti di lavoro, ma fare a gara a chi è la vittima di questa Legge mi sembra perlomeno discutibile. Nell'articolo si parla di 1200 persone a rischio licenziamento e di 150-180 persone licenziate. Ma prima di lavorare nel mondo del gioco d'azzardo, dove erano impiegate tutte queste persone, visto che parliamo di un mercato abbastanza nuovo. Se mettiamo sul piatto della bilancia questi numeri, con i numeri dei giocatori che si ammalano, dellle loro famiglie, dei costi sanitari, sociali e legali, senza dimenticare che i soldi giocati non vanno a finire in consumi, alla fine ne vale veramente la pena? E lasciamo perdere discorsi su etica e morale, che ormai non interessano più a nessuno.

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