ALTA TENSIONE

No Tav sempre più soli e allo sbando

Scaricati dai Cinquestelle, ridotti nei ranghi, ai margini persino in Valsusa. Un movimento finito ostaggio degli antagonisti di Askatasuna. E l'ultima iniziativa "di lotta", partita dal campeggio studentesco, si conclude con 76 attivisti denunciati

Pochi, soli e allo sbando. Ora che anche i Cinquestelle hanno ammainato la bandiera col treno crociato, in nome della suprema ragion di governo, i No Tav sono costretti a fare i conti con il declino di un movimento che, nato nei primi anni Novanta in Valsusa per contrastare la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, ha via via allargato il proprio raggio d’azione accogliendo nelle proprie file soggetti e istanze provenienti dal contraddittorio mondo della protesta sociale e politica, fino ad assurgere a “simbolo” e paradigma della lotta antisistema. E così, mentre è in corso l’elaborazione della diserzione grillina, con contestazioni destinate a moltiplicarsi e salire di tono, il cui primo episodio è avvenuto ieri a Settimo dal palco della festa provinciale, i No Tav scoprono di essere diventati ostaggio dell’ala antagonista che ormai monopolizza la guida del movimento.

“Il 5 settembre abbiamo mandato una lettera al presidente del Consiglio Conte e al ministro Toninelli e dopo 9 giorni non ci hanno degnati neanche di mandarci a quel paese. Se pensano che li abbiamo mandati lì per snobbarci, e non rispondere, hanno sbagliato indirizzo”. È toccato ancora ad Alberto Perino, storico leader del movimento No Tav, a metterci la faccia e accusare il governo gialloverde di “grave maleducazione”. Dopo lo sfogo estivo ora pare che pure nell’ex bancario prevalga una sorta di sconforto misto a rassegnazione. “Ci sono altre elezioni in vista – ha ricordato -. Finora per il Movimento 5 Stelle ci ho messo la faccia, ma continuando su questa strada non ce la metterò più perché questo non era il patto siglato anni fa quando quelli che prima erano No Tav hanno deciso di impegnarsi per i 5 Stelle”. Con la defezione “strategica” di Laura Castelli, la sottosegretaria che nell’ombra sta trattando per una soluzione che consenta di far digerire il “non blocco” della Tav senza che questo suoni troppo come una sconfessione delle posizioni del M5s, sono rimaste in campo figure di secondo piano. Come quella della consigliera Francesca Frediani, una beghina di paese diventata tricoteuse per ingannare il tempo casalingo, che ha provato a gettare acqua sul fuoco; “Ci stiamo impegnando, noi e i nostri parlamentari. Il governo sta lavorando – ha sottolineato - speriamo che al più presto arrivino delle risposte. Se non si ferma quest’opera, non mi vedrete mai più su un palco come questo”. Chi visse sperando…

Ed è proprio l’ultima iniziativa di lotta, quella avvenuta gli scorsi 7 e 8 settembre a Chiomonte nell’ambito del cosiddetto campeggio studentesco, a segnare l’ulteriore passo verso la radicalizzazione della protesta, confinando la lotta contro l’opera alle cronache giudiziarie. La questura ha, infatti, denunciato alla Procura 76 persone che, a vario titolo, hanno preso parte alla guerriglia partita dall’accampamento organizzato a Venaus dai “Kollettivi Studenteschi Autonomi”, riconducibili ad Askatasuna.

Diversi i reati contestati: per 19 attivisti le denunce riguardano entrambe le manifestazioni, tra costoro, in particolare, figurano alcuni appartenenti al famigerato centro sociale torinese già sottoposti all’ “avviso orale” irrogato dal questore per fatti analoghi perpetrati in altre occasioni. Gli episodi contestati dalla Digos di Torno si sono verificati nella serata del 7 settembre allorché, in violazione del provvedimento adottato dall’autorità di pubblica sicurezza, circa un centinaio di manifestanti ha raggiunto la frazione Gravella di Chiomonte, dove era stato dislocato uno sbarramento di cemento armato munito di rete metallica a protezione del perimetro dell’area strategica di interesse nazionale, con lo scopo di impedire attacchi al cantiere, iniziando ad ammassare legna a ridosso dello sbarramento stesso per poi dargli fuoco. Altri complici, utilizzando delle tronchesi e alcune tavole di legno, hanno raggiunto la struttura metallica rendendo necessario da parte delle forze dell’ordine l’impiego dell’idrante che ha consentito anche di domare l’incendio. Una ventina di manifestanti, tuttavia, dopo essersi travisati, sono ritornati in prossimità dello sbarramento e, con modalità “militari”, come si evince dalle immagini registrate, hanno aggredito con un violentissimo e fittissimo lancio di razzi, bombe carta e altri artifici pirotecnici, durato alcuni minuti le stesse forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno risposto con l'uso dell'idrante e di alcuni lacrimogeni, disperdendo i facinorosi. Tra i diversi reati contestati a carico degli indagati: l’inottemperanza di provvedimenti dell’autorità di Ps, le accensioni ed esplosioni pericolose, il danneggiamento.

Quanto alla giornata di sabato 8 settembre, le denunce hanno riguardato manifestanti che, muniti di una sega elettrica e di tronchesi, hanno tentato di danneggiare un’altra struttura metallica posta in prossimità del cantiere di Chiomonte, sul cosiddetto sentiero Gallo-Romano, cercando di creare un varco nell’intento di oltrepassare lo sbarramento ancora una volta con lo scopo di raggiungere il cantiere. L’immediata reazione del personale in servizio di ordine pubblico che, anche in questa occasione ha fatto “chirurgicamente” ricorso all’uso di circa una decina di lacrimogeni, ha impedito che l’obiettivo venisse raggiunto. Per questi eventi sono stati complessivamente denunciati alla Procura di Torino 50 partecipanti. Le posizioni di alcuni indagati sono al vaglio della Divisione Anticrimine della Questura per l'ulteriore irrogazione a loro carico di misure di prevenzione personali da parte del Questore di Torino.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:35 Sabato 15 Settembre 2018 silvioviale SEMPRE PIU' DISPERATI ...

    Sempre più disperati, sempre più pericolosi perché sempre più disperati. Non sanno fare un bagno di realtà e vivono di sogni.

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