SACRO & PROFANO

"Assoluta necessità" di politica

Esortazione all’impegno civile per il bene comune dell’arcivescovo di Torino Nosiglia: “la più alta forma di carità”. Nessuna “fallace contrapposizione” con servizio sociale e volontariato. Sviluppare nuove vocazioni. Il lavoro è la priorità

La politica è “l’assoluta necessità di spendersi a favore del bene comune”, per questa ragione nella comunità cristiana occorre non solo sostenere e “confermare la propria passione” chi è da tempo impegnato, ma bisogna favorire la crescita di nuove vocazioni. È l’esortazione che l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha pronunciato nel saluto rivolto al seminario della Pastorale Sociale e del Lavoro. “È giusto interrogarsi su quale presenza sia necessaria nella polis”, ha aggiunto il presule, annunciando la nascita delle “Piccole Officine politiche”, che prenderanno il posto della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico promossa dalla Diocesi.

“Trovo, in un momento di profonda crisi tra i cittadini, i corpi intermedi e le istituzioni più che pertinente una seria riflessione sul come riabitare coscientemente lo spazio pubblico – ha spegato Nosiglia –. La crisi delle forme novecentesche di partecipazione non può renderci indifferenti; è giusto quindi che tutta la comunità cristiani s’interroghi su quale presenza sia necessaria nella polis. Evitando però di ripercorrere formule nostalgiche del passato e mutuando da esperienze che non torneranno più”. Un compito cui la Chiesa torinese non intende sottrarsi: “Questo progetto e questo percorso ben si sposano con il cammino diocesano sul discernimento vocazionale. La prima chiamata di Dio alla realtà laicale è quella di spendersi a favore degli ambienti che primariamente abita; non si tratta infatti di un tratto marginale della nostra fede, ma di un elemento essenziale. Spiritualità, impegno sociale e per il mondo del lavoro, partecipazione alla vita politica sono elementi interconnessi che rendono autentica e pienamente vera la fede cristiana. Il laicato che si spende quotidianamente sul fronte del bene comune, come imprenditore, come sindacalista, come lavoratore o come uomo e donna delle istituzioni non è un laico di serie b”.

La politica, come ricorda la dottrina sociale della Chiesa “è la più alta forma di carità, perché promuove interventi di natura promozionale e non meramente assistenzialistici”. In tal senso occorre superare diffidenze e pregiudizi. “Spesso, troppo spesso – ha proseguito monsignor Nosiglia –, nelle nostre realtà cristiane si contrappone in modo fallace impegno sociale e volontariato con impegno politico; tale contrapposizione non aiuta quella necessaria maturazione e animazione nel territorio dell’azione del popolo di Dio”. Invece, mai come oggi “è fondamentale parlare di impegno politico tout court, favorendo nuove vocazioni in tal senso e aiutando le persone già impegnate a non sentirsi estraniate dalla realtà cristiana. Educare i giovani alla politica è una delle sfide più complesse del nostro tempo perché i nostri schemi mentali, molto spesso, non corrispondono con le aspettative dei giovani stessi e perché le nostre proposte non rispondono alle loro esigenze e modalità di partecipazione”.

Un percorso che si pone l’obiettivo di far emergere nuove classe dirigenti, “intese non come persone che occupano degli spazi di potere, ma che responsabilmente si assumano l’onere di guidare e dare direzione ad una comunità spesso disorientata. Per essere classe dirigente non ci si può improvvisare: bisogna formarsi, prepararsi, svestirsi di ideologie e pregiudizi, affondare le radici in esperienze sociali e di comunità, essere onesti e rivolti verso il bene comune”.

Impegno che va calato nel concreto. Torino “non può rassegnarsi all’idea che il lavoro sia marginale rispetto allo sviluppo sociale ed economico”, ha affermato l’arcivescovo. “Serve riflettere a fondo sulle trasformazioni locali e globali per capire come accompagnare le persone e le realtà organizzate a vivere con pienezza, e senza timore, il cambiamento”. Monsignor Nosiglia ha infine ricordato che il lavoro, “oltre ad essere motore per lo sviluppo di una qualsiasi società economica, è anche un bene per la persona umana, perché favorisce l’espressione di sé, l’identità sociale e la partecipazione alla vita sociale”. 

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