POLVERE DI (5) STELLE

M5s, corre lo "scontato" Bertola

Tutto come previsto. Il segnaposto di Bono incoronato candidato presidente della Regione. Riceve il crisma del sacro blog da Casaleggio junior: "Ci tengo al Piemonte". Alla cerimonia assenti Appendino e Castelli. "Puntiamo a vincere", ma i sondaggi non sono d'accordo

Tutto secondo le previsioni. Giorgio Bertola, 48 anni, consigliere regionale uscente, è il candidato presidente del Movimento 5 Stelle in Piemonte. Alle cosiddette “Regionarie”, le consultazioni interne sulla piattaforma Rousseau, ha ottenuto 1.540 preferenze battendo il competitore Luca Zacchero, che al primo turno, in cui sono stati selezionati gli aspiranti allo scranno di Palazzo Lascaris, era risultato il più votato in provincia di Novara: a lui sono andati soltanto 596 voti. Un esito scontato, insomma, che designa un appartenente al “cerchio magico” di Davide Bono, esponente di primo piano del mondo grillino, due volte sconfitto nelle sue aspirazioni di governare la Regione, ufficiale di collegamento tra la truppa grillina e l’empireo della Casaleggio. È stato lui, infatti, a fare oggi gli onori di casa al piccolo teatro Alfa, dove si è svolta l’incoronazione del “suo” Bertola, che prima di diventare suo collega in quest’ultima legislatura è stato a libro paga del gruppo: una corvée ormai usuale tra i Cinquestelle di via Alfieri visto che anche la beghina No Tav Francesca Frediani, per guadagnarsi i galloni di consigliera regionale ha lavorato nello staff di Bono.

A impartire il sacro crisma è stato Davide Casaleggio, figlio del defunto guru del Movimento, e ormai vero padre padrone del M5s: simbolo, piattaforma e persino la designazione dei candidati, tutto è nelle sue mani. Con una punta di celia, il titolare della ditta ha motivato la sua presenza alle radici famigliari che lo legano al Piemonte, “una regione cui tengo particolarmente, perché qui sono cresciuto con mio padre”.

Assente la sindaca Chiara Appendino – giustificata da Bono sul palco, ma destinataria di giudizi poco benevoli in platea – sono sfilati la parlamentare europea Tiziana Beghin, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa, i sindaci pentastellati di alcuni Comuni del torinese. Della sottosegretaria all’Economia Laura Castelli, la “collega” di Padoan e Tria, manco l’ombra (ufficialmente trattenuta a Roma al tavolo con il premier Conte). Bertola, interpellato dai giornalisti, ha affermato di avere con Appendino “un rapporto ottimo, di collaborazione politica e anche personale”. In verità, la sindaca non solo non ha alcun interesse a esporsi con un sostegno diretto a un candidato “perdente” – i sondaggi assegnano, se va bene, il secondo posto (in un testa a testa con Sergio Chiamparino) – ma marcando la distanza con il gruppo regionale manda un preciso segnale a chi, proprio dai banchi di via Alfieri, ha spesso intonato il controcanto all’amministrazione cittadina. Specularmente, il candidato pentastellato non ricaverebbe a sua volta una scarsa utilità dal legare il suo nome all’esponente di una amministrazione che agli occhi dei torinesi è inciampata in molti scivoloni, dalla tragedia di piazza San Carlo fino all’esclusione di Torino dalla candidatura olimpica. “Nove anni fa - ha detto Bertola subito dopo la proclamazione - nessuno credeva in noi e l’obiettivo era esserci. Oggi l’obiettivo è vincere. Diamo una possibilità al Piemonte”. Tocchiamo ferro.

print_icon