POLITICA & GIUSTIZIA

Fassino "colluso" coi francesi di Gl

In una conversazione intercettata del 2016 con Picchioni, l'ex direttore del Salone del libro Ferrero contesta la strategia dell'allora sindaco di Torino e lancia sospetti sui suoi agganci con la società che gestisce il Lingotto - SECONDA PUNTATA

Uno era cinico, l’altro “panstalinista”. Il primo, poi, sarebbe stato anche “colluso” coi francesi che poi sono diventati arroganti. Il 20 dicembre 2016 l’ex presidente della Fondazione per il libro, Rolando Picchioni, e il direttore editoriale uscente, Ernesto Ferrero, indiscutibilmente grandissimi conoscitori del mondo legato al “Salone del libro”, parlano dei nuovi assetti che l’organizzazione sta prendendo con Massimo Bray, Mario Montalcini e Nicola Lagioia. "Analizzano il direttore editoriale Lagioia Nicola - riassumo i carabinieri - che sarebbe una persona attiva Ferrero con tono sarcastico afferma che in Fondazione per fare il suo lavoro adesso occorrono 14 consulenti". La chiacchiera, poi, finisce su temi politici e per gli investigatori che l’hanno ascoltata, i carabinieri della procura di Torino impegnati nell’inchiesta sulla turbativa d’asta (per la quale alcuni mesi prima c’erano stati degli arresti), è molto rilevante.

Ex presidente ed ex direttore se la prendono con il sindaco Piero Fassino e il presidente Sergio Chiamparino: “Fassino e Chiamparino, il cinismo dell’uno e il panstalinismo dell’altro, una cosa…”, dice Picchioni.
“Beh, poi queste collusioni di Fassino con i francesi sono veramente…”, afferma Ferrero interrotto dall’amico, evidentemente stupito dall’utilizzo di una parola così forte da parte di chi, Ferrero, le conosce così bene.
“Cosa ha fatto con i francesi?”,
domanda Picchioni.
“Mi dicono che Fassino aveva con questo patron di Lione, di G…”. Secondo i carabinieri si riferisce a Gl Events. “Era sempre qui. Ecco li ha difesi”, sintetizza l’ex direttore editoriale. “Per quello che lui ce l’aveva con me in maniera così… Ti ricordi, no? - gli dice Picchioni -, In consiglio di amministrazione come ce l’aveva”.
E Ferrero: “Sì, certo. Beh, a furia di difenderli, a furia di farli diventare arroganti, questi poi sono stati i risultati: cioè questi hanno imposto delle situazioni assurde … che hanno finito per travolgerli”. Prosegue il suo ragionamento: “Sai adesso anche loro, non lo so, senza Petrini e con degli incassi dimezzati, qui non so come fanno a quadrare i bilanci”. E ancora: “Volevano portarsi via questo milione di euro tutti gli anni senza dare niente”. Picchioni incalza: “E noi eravamo i cattivi perché naturalmente non bastonavamo le galline che dovevano fare l’uovo d’oro”.

Fassino (difeso dal professor Carlo Federico Grosso) è indagato insieme a Picchioni (assistito da Gianpaolo e Valentina Zancan) e ad altri per due episodi di turbativa d’asta. Il primo legato all’affidamento diretto con cui Gl Events ottenne l’organizzazione dell’edizione 2015, un affidamento che l’allora sindaco di Torino ha giustificato con le ragioni di urgenza. C’è poi il bando per le edizioni dal 2016 al 2018 che, secondo la procura di Torino, è stato fatto su misura del Lingotto per evitare che il Salone potesse spostarsi al PalaIsozaki, per il quale c’era stato un pourparler tra Picchioni e Giulio Muttoni.

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