VERSO IL VOTO

Regionali, conterà il progetto

Al di là dei sondaggi che tutti conosciamo, almeno quelli che si occupano di queste vicende, credo che la sfida politica ed elettorale in Piemonte nel prossimo mese di maggio si giocherà prevalentemente, se non quasi esclusivamente, anche sul progetto di governo che i singoli schieramenti avanzeranno. Perché mai come in questa occasione, e sempre al di là dei sondaggi che danno il centrodestra indubbiamente in vantaggio grazie soprattutto al traino della Lega di Salvini, grande parte dell’elettorato subalpino esprimerà il suo voto anche ascoltando la sintesi di ciò che vogliono fare i candidati alla guida della Regione.

Se da un lato è perfettamente inutile limitarsi a difendere ciò che si è fatto in questi ultimi cinque anni di governo di centrosinistra, dall’altro è pur vero che sarebbe puerile lanciare messaggi mirabolanti e miracolistici in vista del prossimo quinquennio da parte del centrodestra. Si tratta di saper trasmettere un modello di sviluppo e di governo del Piemonte fatto di cose realizzabili e realisticamente percorribili. Voglio fare tre soli esempi, tra i mille che si potrebbero scegliere.

La Tav, tema al centro della discussione da oltre 30 anni ma misteriosamente salito alle cronache in queste ultime settimane e destinato a scomparire a breve perché dopo un po' di tempo non farà più notizia, non può diventare una bandiera da sventolare in chiave puramente generica e retorica. Sotto questo aspetto, ad esempio, la credibilità che ha acquisito sul campo Mino Giachino è fuori discussione. I governi di centrodestra e di centrosinistra hanno blaterato per anni la necessità di realizzare la Torino-Lione, salvo poi farla arenare perché, puntualmente, scompariva dall’agenda politica regionale e nazionale. Su questo versante, dunque, conterranno solo i fatti e i comportamenti e non più le chiacchiere.

La sanità, come tutti ben sappiamo, copre oltre l’80% del bilancio regionale. L’assessore uscente Saitta è uomo di governo e anche competente. Ha gestito questo settore con capacità e grande duttilità, disponibile sempre al dialogo e al confronto. Ma è indubbio che, vista anche la complessità del tema in questione, le criticità sono ancora molte in tutto il Piemonte malgrado anni di governo efficiente ed efficace. Ma proprio sulla concreta gestione della sanità in campagna elettorale non si potranno fare promesse furori luogo e demagogiche. Veniamo, appunto, da anni di buon governo. Si tratta di capire come e dove si può realisticamente migliorare questo settore senza penalizzare i ceti popolari, i più disagiati e quei cittadini che rischiano - sempre di più, purtroppo - di non potersi curare per scarsità di risorse finanziarie proprie.

La cultura, da tempo, è oggetto di grande discussione e scontro politico. È noto a tutti che, prima al Comune di Torino e poi alla Regione, la cultura è sempre stata appannaggio dei soliti e noti circoli salottieri e gestito da un gruppo di persone che di volta in volta cambiavano i propri ruoli ma la sostanza era sempre quella. Ovvero, un gruppo ristretto di persone che gestiva l’intero settore. Ora, si tratta di capire concretamente se la cultura continuerà ad essere delegata ai soliti noti che da svariati lustri fanno il bello e il cattivo tempo o se, invece, si ha la volontà per invertire la rotta facendo entrare aria fresca in un settore, circoscritto, ma che resta comunque importante per lo sviluppo e la qualità del sistema Piemonte.

Ecco, ho voluto fare solo tre piccoli esempi per arrivare ad una semplice conclusione. Ovvero, l’elezione per il rinnovo della guida politica della Regione Piemonte non si decide solo dal candidato a Presidente o dai rapporti di forza tra i vari partiti ma anche, e soprattutto, da ciò che diranno concretamente i singoli schieramenti sulle scelte decisive che riguardano la vita concreta dei cittadini piemontesi. Senza ridicole promesse e grottesche giravolte.

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