È l’ora degli affittaCamere. Big e peones in corsa per prenotare lo strapuntino in Parlamento

Patemi ferragostani per i politici casalinghi. Le sempre più probabili elezioni anticipate mettono a repentaglio le poltrone degli uscenti e scatenano gli appetiti di chi aspira al grande salto romano. Ecco un primo borsino di sommersi e salvati di ogni partito

 

parlamento-lavori Siate pronti, come se si votasse domani. Con questo ammonimento vagamente evangelico, pronunciato ieri in un vertice a Palazzo  Grazioli, Berlusconi ha dato la linea ai suoi prima dell’inizio delle vacanze. Ovvio che preferirebbe evitare la crisi, ma dopo il voto sul caso Caliendo la legislatura è da considerarsi «già conclusa». All’input del premier al Pdl fa eco l’ostentata sicurezza di Bossi di fare il pieno nelle urne, quindi lo scenario che tutti gli osservatori considerano plausibile è lo scioglimento delle Camere ai primi giorni di settembre ed elezioni anticipate in autunno o al massimo in primavera.

 

Un quadro che genera fibrillazione dal centro alla periferia, agitando i sonni estivi dell’esercito di peones, tra quei parlamentari che ad ogni elezione vedono vacillare la poltrona, considerata ormai una condizione di vita. Altri sperano che sia la volta buona per poter conquistare il sospirato titolo di onorevole o di senatore. Il più sfortunato potrebbe essere Deodato Scanderebech, che, entrato a Montecitorio da pochi giorni, rischia di non ritornarci a meno che non riesca nel frattempo a strappare ai maggiorenti del suo nuovo partito, il Pdl, la promessa di una ricandidatura.

 

Ma andiamo per ordine. Il Pdl dovrebbe rinnovare molta della sua batteria parlamentare, mentre una buona fetta di deputati berlusconiani sarà costretta a migrare da una circoscrizione elettorale all’altra e cioè da Piemonte 1 a Piemonte 2 come nel caso del sottosegretario Guido Crosetto spedito a Roma dagli elettori di Torino e Provincia che dovrà ritagliarsi uno spazio nella natia Cuneo. Lo stesso discorso vale per Walter Zanetta per il quale è pronto il cambio d’indirizzo da Palazzo Madama a Montecitorio, dirottato nell’enclave natio del Verbano-Cusio-Ossola. Stesso discorso per il tortonese Enrico Pianetta, deputato infilato all’ultimo momento su Torino, con tre mandati da senatore sul groppone.

Fuori gioco, per i noti motivi, Maria Grazia Siliquini e Benedetto Della Vedova (entrambi in Piemonte 1), si annuncia il pensionamento per Margherita Boniver, presente in Parlamento praticamente dall’età antidiluviana (1979 nelle file del Psi).

Difficilmente riuscirà a farsi confermare la presidente della provincia di Asti Maria Teresa Armosino che questa volta non potrà contare sulla protezione di Claudio Scajola. Una sorte che potrebbe condividere con il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli, alla sua terza legislatura e sul quale si allunga l’ombra dell’eclissi dell’ex ministro ligure.

Ancora più arduo è il caso del sottosegretario Bartolomeo Giachino verso il quale, riferiscono i rumors romani, è già stato ampiamente onorato il debito di riconoscenza per i servigi resi a Gianni Letta. Osteggiato dai suoi compagni di partito, deve dire addio al sogno, a lungo coltivato, di entrare in Parlamento.

 

La verità è che nel Pdl nessuno può dormire tra due guanciali, perché difficilmente la composizione delle liste sarà affidata all’attuale vertice piemontese. La coppia di coordinatori, Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia, oltre a tutelare sé stessi, avrebbe intenzione di puntare su Claudia Porchietto, assessore controvoglia in Regione (le deleghe assegnate non la soddisfano), recentemente convertita alla pattuglia dei lealisti berlusconiani, e al sindaco di Rivarolo Fabrizio Bertot.

Un posto verrebbe riservato anche all’ex capogruppo a Palazzo Lascaris Angelo Burzi, a titolo di risarcimento per la mancata nomina nella giunta Cota e, soprattutto, per frenare i suoi spiriti bollenti. Principale sponsor il ministro degli Esteri Franco Frattini che, in via subordinata potrebbe tirare fuori dal cilindro di capo delle feluche il nome di Eleonora Goglio, vecchia fiamma torinese e figlia dell’ex assessore regionale.

 

Anche nella Lega potrebbe nascere qualche problema. Il neo assessore all’Industria Massimo Giordano non ha mai nascosto l’ambizione di fare il deputato e magari di rimediare un posticino nel governo adesso che il suo grande amico Roberto Cota ha lasciato, almeno formalmente, Roma per occupare la poltrona più importante della Regione.

 

Pochi i problemi nell’Udc. Il seggio lasciato libero da Michele Vietti salito al soglio della vicepresidenza del Csm andrà sicuramente al delfino Alberto Goffi, che questa volta non avrà neppure Scanderebech a fare da rompiscatole.

 

Incerto come non mai il panorama nel Pd dove è particolarmente sotto pressione la componente degli ex popolari. Il deputato pinerolese Giorgio Merlo difficilmente riuscirà a comprare un nuovo biglietto per la Camera dove siede da tre legislature e lo stesso destino toccherà a Mimmo Lucà, che solo in quanto leader dei “Cristiano-sociali” gli è stato consentito di inanellare ben cinque mandati.

 

Nei seguaci piemontesi di Bersani la novità potrebbe venire dalla voglia di ritornare alla Camera del segretario Gianfranco Morgando e dalla promozione, stile “promoveatur ut amoveatur”, di Davide Gariglio qualora serva per toglierlo di mezzo dalla competizione comunale. Un posticino potrebbe trovare Mariano Rubino, ex consigliere regionale e portavoce della mozione Franceschini. Rischia grosso Pietro Marcenaro, cui si rimprovera la latitanza sul territorio («Si è subito comprato casa a Roma mettendosi a fare quello che più gli riesce meglio: frequentare i salotti», spifferano maligni alcuni dirigenti di via San Francesco d’Assisi), in buona compagnia con l’altro pezzo del modernariato ex Pci, la senatrice Magda Negri (due volte a Palazzo Madama, una a Montecitorio).

Ma la vera lotta sarà sulla rappresentanza rosa, per la quale sgomitano da tempo Francesca Cilluffo (prima esclusa alle ultime elezioni), Elena Actis (già assistente dell’assessore Gianna Pentenero e di Renato Cambursano) e Rosanna Abbà, stretta collaboratrice di Anna Rossomando.

 

Grande è la preoccupazione tra i due parlamentari Gianni Vernetti e Marco Calgaro che hanno seguito Rutelli e Tabacci nell’avventura di Alleanza per l’Italia. Le elezioni anticipate potrebbero non lasciare loro il tempo necessario per irrobustire il consenso fino a farlo diventare capace di spedire a Roma qualche parlamentare, a meno che il patto con Udc e finiani non si trasformi in liste comuni. Tra i fans del presidente della Camera scontata la rielezione del cuneese Giuseppe Menardi e della Siliquini, mentre resta da vedere cosa riuscirà a strappare il prossimo neo adepto, ma parlamentare di lungo corso Roberto Rosso.

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