Escluso Boccuzzi, compagno usa e getta

Niente Festa Democratica di Torino pure per l'operaio della Thyssen che Veltroni volle in Parlamento per testimoniare l'attenzione del partito al mondo del lavoro

Niente Festa Democratica pure per Antonio Boccuzzi, parlamentare torinese ma, soprattutto, l’operaio della Thyssen elevato dall’allora segretario del Pd Walter Veltroni a testimone del rogo in cui nella notte del 6 dicembre 2007 morirono sette lavoratori. Il suo nome non compare tra i relatori in nessuno dei 32 dibattiti della “festicciola” promossa dalla federazione provinciale di Torino. Si allunga così la lista degli esclusi eccellenti, aperta dal ministro Elsa Fornero e dal leader Fiom Giorgio Airaudo.

 

All’epoca era stato scelto per rimarcare che la questione lavoro tornava al centro delle priorità politiche del partito. «Sono orgoglioso – aveva declamato Uolter all’Assemblea nazionale - di potervi annunciare la prima candidatura del Partito democratico alle prossime elezioni: è quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque». Ora, spenti i riflettori e trascorsi quattro anni, da simbolo è diventato uno dei tanti, potenziale concorrente di quanti a Torino aspirano a uno scranno romano, a iniziare dalla callida segretaria Paola Bragantini.

 

E dire che Boccuzzi ha finora onorato al meglio il mandato di parlamentare: praticamente sempre presente in Aula, segue con particolare attenzione questioni inerenti il lavoro nella specifica Commissione di Montecitorio. Ha presentato numerose proposte di legge, dalle misure per contrastare lo sfruttamento degli immigrati clandestini a norme anti-mobbing, dal sostegno del reddito di lavoratori esclusi dagli ammortizzatori sociali alla tutela degli addetti esposti all’amianto. Un impegno che lo porta spesso in giro per l’Italia e che lo vede, ancora nei prossimi giorni, ospite delle feste Pd di Bari, di Pescara e in altre decine di località . Ovunque, ma non a Torino. Non vuole fare polemiche ma non nasconde di essere «sorpreso e perplesso» del mancato invito. Ma da buon militante sarà presente a fare coccardaggio assieme al collega Stefano Esposito, altro escluso.

 

 Boccuzzi, classe 1973, è nato a Torino in una famiglia di immigrati pugliesi arrivati sotto la Mole «veramente con le valige di cartone». Un diploma di perito tecnico in tasca e presto al lavoro, in varie ditte e poi nella multinazionale tedesca, fino a quella drammatica notte, una tragedia di cui ha portato i segni a lungo sul volto e che resteranno indelebili nell’animo. Sindacalista della Uilm nell’epoca in cui la classe operaia aveva ormai smesso di guardare al paradiso e, tra l’indifferenza della politica e dei media, si scopriva precipitata nel girone infernale dei dannati. «Non volevo essere soltanto uno specchietto per le allodole, una bandierina – disse al momento di accettazione della candidatura -. Sì, anche i simboli hanno la loro importanza, ma di fronte a questioni serie e delicate come quelle che riguardano la vita di milioni di operai non ci si può limitare a questo. Devono seguire impegni e fatti concreti».

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