MEGA TRUFFA

De Tomaso, altri due arresti

L'ex direttore dell'azienda e un consulente raggiunti dal provvedimento di custodia cautelare: con la famiglia Rossignolo avrebbero partecipato alla spartizione dei fondi pubblici. Fatture false o gonfiate, società di comodo, cessioni fittizie

Mentre tra i lavoratori cresce il pessimismo sulle prospettive future, dal versante giudiziario giungono nuovi sviluppi sulla fine ingloriosa della De Tomaso, l’azienda automobilistica della famiglia Rossignolo fallita, dopo una lunga e tormentata agonia, lo scorso luglio. Dalle indagini, volte a far luce sui troppi lati oscuri della gestione (dal fantomatico investitore asiatico alla distrazione di fondi pubblici) e che hanno portato agli arresti il patron Gianmario e il figlio Gian Luca, emerge oggi il coinvolgimento di due manager che, secondo gli inquirenti avrebbero avuto un ruolo attivo, nelle malversazioni, a partire dai corsi di formazione “fantasma”.

 

Stamattina la Guardia di Finanza ha eseguito due misure cautelari, notificando gli arresti domiciliari con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato all’ex direttore generale della De Tomaso, Massimo Alesi, e a un consulente, Giuliano Malvino, a cui l’azienda di Grugliasco aveva affidato l’attività di engineering per le vetture che avrebbero dovuto uscire dagli stabilimenti torinesi e toscani. Secondo i magistrati avrebbero svolto parte attiva nella riscossione e nell’illecito utilizzo dei 13 milioni di fondi pubblici intascati dalla De Tomaso. Malvino, inoltre, è legato alla famiglia Rossignolo da antichi legami, non sempre trasparenti: nei primi anni 2000 era stato arrestato in Calabria per bancarotta fraudolenta di una società, la Otobredasud, di proprietà guarda caso dell’ex manager Fiat. Nella sua funzione di procuratore speciale della Tas avrebbe emesso fatture “gonfiate”, restituendo poi parte del denaro agli stessi Rossignolo, attraverso contratti fittizi di cessione e utilizzo del marchio. Da quanto ricostruito parte del denaro illecitamente trasferito alla Tas sarebbe stato poi ''restituito'' alla holding dei Rossignolo, proprietaria della stessa De Tomaso, attraverso delle operazioni di aumento di capitale in realtà mai realizzate, e la stipula di contratti fittizi di cessione e di utilizzo del marchio ''Fissore''. Passando al setaccio la contabilità della società di engineering di Malvino, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Torino hanno inoltre scoperto altre fatture per operazioni inesistenti, questa volte emesse da due società di comodo riconducibili a Gian Luca Rossignolo, già arrestato a novembre dello scorso anno. Seguendo i relativi flussi finanziari, sono stati ricostruiti i vari passaggi che avrebbero consentito a Rossignolo junior di “mettersi in tasca” oltre 300mila euro di fondi pubblici.

 

Alesi, dal canto suo, è accusato di essersi intascato parte dei finanziamenti pubblici facendosi pagare fatture false emesse da società a lui riconducibili. Intrecci e flussi di denaro puntigliosamente ricostruiti dagli investigatori. Nel complesso l’attività investigativa ha portato finora 11 denunce, di cui 7 tratte in arresto e al sequestro cautelativo di beni per 2,1 milioni di euro. E grazie alla solerzia del Nucleo di Polizia Tributaria è stato possibile bloccare l’ultima tranche di finanziamenti già stanziati dell’ammontare di circa 12 milioni.

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