COMUNE DI TORINO

Da Equitalia a Palazzo Civico

Habemus city manager. Montanari si siede sulla poltrona che fu a lungo di Vaciago. Percepirà 100mila euro in meno del predecessore. Scelta obbligata dopo una lunga serie di "no", tra cui quelli di Magnabosco e Montagnese. M5s all'attacco: "Non è una figura necessaria. Si poteva farne a meno"

E’ Gianmarco Montanari il nuovo city manager della Città di Torino. A lui lo scettro di comando della macchina municipale che fu a lungo nelle mani di Cesare Vaciago, il superdirettore delle Olimpiadi e degli anni ruggenti, retribuito profumatamente con oltre 350 mila euro all’anno. Altri tempi e altre casse, decisamente più floride. Per Montanari è invece previsto un trattamento più sobrio, come affermato ieri sera dal sindaco Piero Fassino alla riunione di maggioranza in cui ha annunciato che il nuovo direttore generale del Comune avrebbe percepito 100mila euro in meno del predecessore.

 

Montanari, 40 anni, è nato a Novara ma vive a Torino dove ha conseguito le lauree in ingegneria gestionale, economia aziendale economia delle imprese, scienze politiche e giurisprudenza. Negli anni passati Montanari ha rivestito gli incarichi di alta dirigenza in A&G Management Consulting, Equitalia Holding ed Equitalia Nomos di cui è stato direttore generale. Il sindaco Fassino è giunto al suo nome dopo aver vagliato decine di curricula e soprattutto dopo aver dovuto subire una sfilza di “no grazie”, perfino da parte degli amici storici, tra cui l’attuale numero uno dell’Amiat Maurizio Magnabosco e il presidente di Sagat Maurizio Montagnese.

 

A strettissimo giro la reazione della consigliera del Movimento 5 stelle Chiara Appendino, da sempre contraria alla nomina di un nuovo city manager: «Apprendiamo della notizia della nomina del successore di Vaciago. Il direttore generale non è una figura necessaria e, facendone a meno, avremmo potuto risparmiare di più. Accolgo positivamente la riduzione della spesa ma invito il Sindaco a non fermarsi qui: continui su questa strada tagliando sensibilmente lo stipendio spropositato del suo portavoce». Nei giorni scorsi anche i sindacati avevano rivolto un appello al sindaco perché rinunciasse alla nomina in un’ottica di risparmio.

 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    14:03 Giovedì 28 Marzo 2013 pusil94 .... chi ben comincia...

    sono un dipendente della Città di Torino.No nostante tutto amo il mio lavoro, il gruppo di colleghi è molto affiatato, (a parte qualche limitata eccezione assolutamente "fisiologica"), ho un bell'ufficio, vista la situazione generale del mondo del lavoro non mi lamento del mio stipendio..... non posso dire altrettanto bene delle capacità professionali, gestionali e umane dei miei "superiori", ma non voglio fare il classico dipendente che si lamenta e basta. Dott. Montanari, la prego, non si accontenti di quello che le racconteranno i suoi... venga negli uffici e faccia domande alla base della piramide... cerchi davvero di capire quel che succede, non si limiti alle favolette che emergeranno dalle relazioni, dalle tabelle, dagli elenchi di dati che le proporranno.... si sporchi un po' le mani, venga a chiacchierare con noi, abbiamo bisogno anche di ritrovare un po' di motivazione, un po' di stima per chi non sa capire che siamo persone e non solo "unità da riorganizzare" !! Ci conto.

  2. avatar-4
    21:36 Mercoledì 27 Marzo 2013 gattonero ho sempre avuto un dubbio.....

    ma i "city manager" conoscono veramente il diritto amministrativo, la contabilità di stato e le regole obbligatorie per la Pubblica Amministrazione? Ho letto di vicende accadute da ogni parte del Bel Paese, che ha visto protagonisti questi manager (?), normalmente lottizzati e, francamente, non so quale sia il beneficio che ha portato l'istituzione di questa figura. Non sarebbe meglio una bella sforbiciata ai loro costi, magari sopprimendo tale incarico? Gli unici a rimetterci (in parcelle laute), sarebbero probabilmente gli studi legali, chiamati a intervenire per difendere costoro spesso, non troppo dalla parte della ragione, durante lo svolgimento dell'incarico.

  3. avatar-4
    20:35 Mercoledì 27 Marzo 2013 Palmiro T. E non la smettono....Non hanno ancora capito.

    "ha conseguito le lauree in ingegneria gestionale, economia aziendale economia delle imprese, scienze politiche e giurisprudenza" Non solo anche “specializzazioni in management alla Bocconi, alla Columbia University di New York, l’Insead di Parigi, l’IMD di Ginevra.” Caspiterina!Certo che questi “gggiovani” , “veri talenti” con dieci lauree, trenta master, con capacità di esprimersi in modo fluente in lingua inglese, tedesca, francese, vernacolare mandarino, swahili, greca (antica), ittita e sumera ecc...ecc... mai che li si veda prendere partita IVA e mettersi in proprio...MAI!... Uno spera di vederli, che so, al MIT pronti a salvare il mondo e invece se li trova sempre tra i piedinella provincialotta italietta di papà e mammà con i loro master e le loro lauree a farsi mantenere lautamente, tramite Palazzo Civico o Equitalia, da una partita di giro che sono le nostre tasse e il nostro sangue di comuni mortali che però lavorano nel privato e cercano con grandi sacrifici di stare veramente sul mercato (altro che A

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