Una Rivoluzione moderata

Lavoro per i giovani: ripresa del Meridione; revisione dello Stato Sociale; revisione delle Partecipate ad ogni livello; revisione dei costi e delle modalità di spesa dello Stato; gestione delle ondate migratorie; esercito e difesa comune; libertà individuali come cardine del sistema: responsabilità civile, amministrativa e politica degli amministratori pubblici; legislazione di emergenza per la finanza, le banche e le imprese finanziarie. Titoli che nel sentire comune non sono normalmente attribuite ad una forza di centrodestra. Eppure sono queste le priorità da affrontare nel prossimo anno. Perché non si può immaginare una ripresa che non tenga conto dei giovani, che non riesca a far (ri)nascere una rete di imprese nel mezzogiorno d’Italia, che non intervenga in aiuto delle troppe situazioni di nuclei famigliari che non reggono più. E per farlo occorre lavorare necessariamente su tre cardini: lo Stato (le sue spese impazzite e mal gestite, le 48 mila partecipate a vario titolo e le 2 mila senza addetti), l’Europa (per la gestione dell’immigrazione con un piano di difesa e di confini comuni, ribadendo le prospettive comuni di unione di individui liberi e indipendenti) e le responsabilità (si dovranno trovare meccanismi per punire gli amministratori di enti finanziari di origine politica che hanno portato le banche al collasso, si dovranno punire con l’interdizione dalle cariche i responsabili, si deve far sentire che non ci saranno impuniti).

È una sfida per chi vuole porsi come interlocutore della società del centrodestra, un grande piano rinnovatore che deve riuscire a far transitare il paese da società feudale in cui il potente di turno elargisce alla sua cerchia ristretta favori e prebende a società moderna e responsabile, in grado di raccogliere le sfide del futuro per una nuova e migliore crescita. Una sfida per dimostrare come uno Stato più leggero significa maggiori risorse per tutti. Per farlo occorrono persone autorevoli, preparate e al di sopra di ogni sospetto. Una classe dirigente nuova e non compromessa con il passato. Una generazione di amministratori che sappia dimostrare di avere a cuore l’interesse del paese molto prima e molto di più del proprio.

Si intravedono all’orizzonte movimenti, si sente la voglia di cambiare, si percepisce il desiderio di trovare novità, ma ancora pesano e bloccano le pessime collosità di un trentennio di collusione con una sinistra arraffona e affaristica. Se vincessero loro, le forze arcaiche di un mondo antico, sarebbe per l’Italia probabilmente la sconfitta definitiva. Non avremmo altro spazio che essere piccola terra di conquista, moderna colonia di altre e ben più forti nazioni. È per questo che gli auguri per il 2017 hanno un sapore diverso. Sono gli auguri di trovare lo spirito comune per far crescere la voglia di unirsi e combattere da parte di quella maggioranza silenziosa che troppo spesso subisce, mugugna e si ritira senza ribellarsi. E che ora non ne può più. Buon 2017, l’anno della rivoluzione moderata.

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