Acqua Santanna

Diritti e non carità

Una raccolta fondi per ricostruire dopo il terremoto, cominciando dalle scuole: partirà da domani fino al 29 gennaio la nuova campagna di solidarietà promossa dalla Rai a favore delle popolazioni colpite dal terremoto nel Centro Italia. Un’iniziativa che il Servizio Pubblico – dopo il grande contributo a sostegno delle raccolte fondi a fronte delle emergenze immediate post sisma – ha deciso d’intesa con il Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione e in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile che a tale iniziativa ha destinato il numero solidale 45500 per donare due euro da rete fissa o cellulare. Obiettivo: dare un forte segnale di superamento della fase di emergenza e di avvio della ricostruzione, che non può prescindere da un progressivo ritorno alla normalità nel sistema scolastico, le cui strutture sono state seriamente danneggiate in 18 comuni.

Il progetto ”Ricominciamo dalle scuole” sarà promosso più volte durante tutta la programmazione televisiva e radiofonica della Rai, nelle diverse trasmissioni, nei Tg e nei Gr. Ampio spazio all’iniziativa, inoltre, durante la diretta dello show di Capodanno da Potenza, che prevede anche collegamenti dalle zone terremotate.

Dopo aver sentito in Tv e poi letto questo comunicato sono rimasto letteralmente basito. Mi sono chiesto: ma in quale Nazione sto vivendo? Sono forse precipitato in uno Stato che non è più in grado di garantire i suoi compiti istituzionali primari? Siamo messi così male che i Comuni hanno spento le luci di Natale, non ci saranno più i botti di fine anno, i balli ed i concerti in piazza appartengono ad un’epoca ormai passata? No mi ero sbagliato le luci c’erano alla grande, i botti e le feste pubbliche hanno “rallegrato” la Penisola nelle Feste Natalizie. Gli aerei e le macchine di Stato continuano a portare in giro per l’Italia i nostri governanti. La spesa incredibile del Governo per i famosi “80 euro”, per gli incentivi al Jobs Act, o peggio per salvare le banche continua ad essere erogata alla grande e costa decine di miliardi di euro all’anno.

Ho perciò dovuto prendere atto che purtroppo lo Stato ha rinunciato ad assolvere ai suoi compiti istituzionali e viceversa a spendere in attività che non gli appartengono. Ma quale Nazione Civile non ha come priorità la scuola, non posso credere che nella coscienza comune degli italiani non ci sia più la responsabilità della educazione primaria dei propri figli. Avere delle scuole sicure, belle, funzionali con maestri e professori preparati e capaci è insieme alla salute uno dei primi compiti dello Stato. Un Governo serio sarebbe già all’opera per rifare le migliori scuole possibili nelle zone così duramente colpite dal sisma. Che per “…dare un forte segnale di superamento della fase di emergenza e di avvio della ricostruzione, che non può prescindere da un progressivo ritorno alla normalità nel sistema scolastico, le cui strutture sono state seriamente danneggiate in 18 comuni…” – così dice il comunicato di cui sopra - è una vergogna che lo Stato, incapace di superare l’emergenza, chieda la carità.

Ma dove siamo, oltretutto parliamo di cifre risibili, perché non ho idea di quanto costa rifare i 18 o più plessi scolastici di dimensioni contenute nei paesi terremotati ma sicuramente si tratta di poche decine di milioni. Pochi soldi rispetto allo spreco di risorse pubbliche di cui quotidianamente leggiamo sui giornali, una quantità di denaro marginale rispetto al bilancio di Rai, quest’ultimo sostenuto dal canone pubblico. I cittadini si rifiutino di fare questa carità, ricordiamoci che la persona aiutata deve essere rispettata nella propria dignità. Le popolazione colpite dal sisma hanno il diritto di avere delle scuole moderne e sicure fornite dallo Stato Italiano, come recita la Costituzione, non dalla carità.

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