Una protesta sbagliata

Egregio Consigliere Regionale Bono,
confesso che le sue recenti esternazioni in merito alla Sua scoperta del fatto che in occasione di manifestazioni sportive o eventi musicali ecc. che si tengono nell’area dello stadio Olimpico Grande Torino mi hanno lasciato perplesso per parecchi motivi. In primo luogo non è assolutamente una novità, ma è un provvedimento che risale all’autunno del 2006 e mi stupiscono molto le Sue affermazioni in quanto provenienti da una persona non solo sicuramente in possesso degli strumenti intellettivi per districarsi nella vita del giorno d’oggi, ma anche con incarichi istituzionali di grande livello, tali da non rendere assolutamente scusabili distrazioni simili.

Il Suo “essere su tutte le furie” come Lei stesso si rappresenta su Facebook, mi lascia, poi, senza parole per il fatto di lanciare una sorta di crociata contro la sosta a pagamento, proprio nel momento in cui la Giunta cittadina, che, se non sbaglio, è espressione del Suo stesso movimento politico cerca in ogni modo di scoraggiare l’utilizzo dei mezzi privati, compreso quello di reintrodurre il pagamento della sosta in centro, che negli ultimi anni era stato sospeso, nelle giornate festive del mese di dicembre.

L’aspetto forse più fastidioso per me di questa vicenda è, però, l’affermazione “Gli ausiliari non dicevano nulla”... Mi scusi... ma secondo lei con la temperatura sotto zero questi ausiliari cosa facevano dopo cena in piazza d’Armi? Questo denota la scarsa considerazione per i lavoratori presenti, che Lei peraltro tende a colpevolizzare per la multa presa sottintendendo che in un modo o nell'altro avrebbero dovuto rincorrere Lei (e comunque ciascuno dei passanti) per chiedere se avesse pagato la sosta. Le confermo, quindi, che gli ausiliari presenti quella sera erano lì per vendere i biglietti per la sosta e, in un secondo tempo, per verificarne il pagamento ed elevare, eventualmente, le sanzioni a quanti non avessero ottemperato, non perché non avessero un caldo focolare domestico ad attenderli, ma perché questo è il lavoro con il quale “campano”.

Comprendo che le distrazioni possano capitare a tutti, non ignoro che per il consenso politico si dica tutto ed il contrario di tutto, ma non sopporto che per giustificare le prime ed ottenere il secondo si giochi sulla pelle di chi lavora.

*Davide Schirru, segretario provinciale Cisal Torino 

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