Il partito è (solo) di Renzi

Un po’ di tempo fa avevo scritto di un Pd all’interno del quale esistevano i renziani della primissima ora, quelli di seconda e terza fascia. I primi sono quelli che Renzi difende a tutti i costi e costi quel che costi. Si tratta di parlamentari, consiglieri regionali, amministratori locali ed esponenti di partito che si sono sino schierato con lui subito, quando decise di contendere a Bersani la leadership del partito.

I renziani di seconda fascia sono quelli che si sono avvicinati all’ex segretario nelle fasi successive, ma prima che diventasse presidente del Consiglio. Infine ci sono i cosiddetti renziani di terza fascia, quelli cioè che si sono schierati con lui  (diventando i più renziani di tutti), dopo che Renzi ha fatto il suo ingresso a Palazzo Chigi. La maggioranza di loro si era schierata e aveva sostenuto durante la campagna elettorale le posizioni politico-programmatiche di Bersani, altri invece si erano candidati con Mario Monti ma poi hanno “rotto gli ormeggi” trasmigrando in correnti che sono diventate parte integrante della maggioranza.

Nella mia nota di qualche mese fa sottolineavo come Renzi avrebbe difeso i primi, valutato se difendere i secondi sulla base del criterio della “affidabilità” e “scaricato” gli ultimi arrivati che gli sono serviti per assicurare la navigazione al suo governo, ma non sono sufficientemente affidabili per la fase che si apre. Renzi vuole evitare “sgambetti” e quindi lavora per avere una maggioranza bulgara, cioè anche senza Orfini, Franceschini e Martina, sia all’interno dell’Assemblea Nazionale che sarà eletta con le Primarie del 30 aprile per poi fare esattamente la stessa cosa nelle definizione delle liste alle prossime elezioni politiche. Se, come dicono i sondaggi, vincerà le Primarie con più del 60% dei voti egli disporrà di tale maggioranza e nessuna delle correnti che lo sostengono, né Franceschini, né Fassino, né Martina e tanto meno Orfini avranno la possibilità di condizionarne l’esito delle scelte.

La stessa cosa succederà con le liste. Renzi ha dichiarato che è disposto a riconsiderare la questione dei capilista bloccati, ma io non credo che lo farà perché la scelta gli consente di costruire dei gruppi parlamentari affidabili. La composizione dell’Assemblea Nazionale e la formazione dei gruppi parlamentari nel disegno di “renzianizzazione” definitiva del Pd rappresentano due facce della stessa medaglia. La conferma di come questo Pd abbia ormai del tutto smarrito le sue ragioni fondative per diventare un partito di una persona sola.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:27 Martedì 18 Aprile 2017 patty Ronzani triste, solitario, y final (ma col vitalizio)

    Peccato per un uomo che nella sua carriera politica tanto ha dato e tanto ha ricevuto (a proposito, rinunciare al pingue vitalizio sarebbe un gesto di coerenza, ma forse è chiedere troppo). Oggi pare ridotto, pur di avere ancora un po' di spazio, a criticare qualcuno senza costruire nulla.

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