Contro il declino bisogna investire

Caro direttore,
Ti ricorderai quella canzone spagnola che diceva maliziosamente ma intelligentemente che “Da che punto guardi il mondo tutto dipende”. Mi è venuta in meno leggendo due pezzi su Torino che diventa più piccola sia su Lo Spiffero che su Repubblica.

Da anni Torino, la cultura prevalente a Torino, la politica prevalente a Torino, non riescono più a leggere lo “stato” della Città dal punto di vista globale e così Torino sta andando indietro tirandosi dietro il Piemonte. Eppure tra le analisi dei Centri Studi e le opinioni ospitate dai grandi giornali con un po’ di impegno si potrebbe avere un quadro aggiornato sulla nostra Città.

Le analisi di Eurostat, uscite questa settimana, che mettono a confronto i dati economici delle Regioni europee dovrebbero aiutarci. Il Piemonte, trainato in basso dalla economia torinese che vale oltre il 50% della economia regionale, scende sempre di più e secondo Eurostat figura tra le Regioni non più avanzate d’Europa come l’Alsazia francese o la greca Attica, la Regione di cui è capitale Atene. Non solo la Lombardia ma il Veneto e l'Emilia che negli anni 50 e 60 mandarono da noi 100.000 persone in cerca di lavoro e le loro famiglie, ci hanno nettamente superato.

Nel 2016 il Piemonte è cresciuto dell’1% come la media nazionale (che comprende anche le regioni del Sud) mentre l’Emilia è cresciuta dell’1,4%. Eppure se guardi le interviste ospitate dalla stampa cittadina trovi un ottimismo fuori da ogni logica. Si parla sempre delle nostre eccellenze, delle nostre bellezze, dimenticando che Torino è una delle Città con la più alta disoccupazione giovanile.

Il professore del Politecnico che su Lo Spiffero sostiene che Torino dovrebbe fare aggio sul fatto che qui da noi la vita costa di meno, così la casa, dimentica che si sono trasferite a Milano alcuni Centri Direzionali come la Telecom, l’Oreal, la Sai etc. etc. malgrado qui sia la vita che la casa costino di meno. Se l’analisi fosse più globale e obiettiva si dovrebbe vedere il pesante calo economico e si dovrebbe fare autocritica sulla colpevole non difesa delle nostre aziende che si sono delocalizzate.

Nel 2009 da Sottosegretario usai l’immagine di una Città che aveva perso troppe aziende senza fare nulla e che il nostro motore economico girava a tre. A marzo di quest’anno il dott. Russo, direttore del Centro Einaudi, ha detto che la nostra economia è diminuita di cilindrata. Capirlo nel 2009 forse avrebbe aiutato la Bresso e Chiamparino, che allora guidavano Regione e Città, ad accelerare scelte e decisioni utili al rilancio. La Città non solo non ha ascoltato l’umile sottosegretario ai trasporti del Governo Berlusconi che scrive ma non ha voluto ascoltare addirittura l’Arcivescovo Nosiglia.

A mio parere la sinistra non ha nelle sue corde la cultura dello sviluppo e non conosce le scelte che determinano la crescita al punto che su un giornale online del Pd ci si sta interrogando su come fare a dividere il lavoro che c’è anche tra chi oggi è disoccupato. Così come il sindacato che, come la Cna e le Acli, ha sulla coscienza la chiamata di Monti deve parlare di queste cose a partire dal 1° maggio.

Invece a mio parere il Paese può ritornare a crescere in modo consistente, unico modo per ridurre il nostro debito pubblico e per creare nuovi posti di lavoro, ma occorre fare scelte forti e precise. Tagliare la spesa pubblica per finanziare il taglio della pressione fiscale, la costruzione delle opere che determinano la crescita come la Tav, la nuova diga al Porto di Genova e il Terzo Valico e destinare maggiori risorse per il trasferimento di tecnologia dal Politecnico e dall’Università alla Manifattura 4.0 sono scelte per il rilancio da fare urgentemente a Roma e in Piemonte per rilanciare economia e lavoro.

Ti ringrazio molto della attenzione,

*Mino Giachino, già Sottosegretario governo Berlusconi

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