Un’oasi per clochard

La notizia delle numerose richieste di autorizzazione per chiudere gli spazi comuni, gli androni, i cortili del centro di Torino, che da tempo sono diventati rifugio notturno per tanti senza tetto e che non ha lasciato indifferente l’arcivescovo Nosiglia, non può passare inosservata nemmeno alle persone che ben conoscono quella realtà e che quotidianamente si adoperano per migliorare le condizioni di vita di quanti, per scelta o per vicissitudini di varia natura, si trovino a vivere ai margini della società cittadina.

È, quindi, più che consequenziale l'instaurarsi di un dibattito fra chi vorrebbe libera l’area di pertinenza delle rispettive attività commerciali o, comunque, desidera che le vie del centro siano prive di elementi che possano alterare il decoro cittadino e chi, più indulgentemente, auspica maggior tolleranza nei confronti dei clochard, sapendo che spesso durante l’inverno anche tali ripari possono fare la differenza fra la vita e la morte di un individuo. Come contemperare, però, le diverse esigenze e sensibilità?

Come volontario dell’associazione City Angels, che fra le varie attività sociali si occupa anche di fornire sostegno ai clochard, ho ben presente la realtà milanese detta “Oasi del clochard” e credo che potrebbe essere una soluzione, alternativa ai classici dormitori, utile anche nella nostra Città. Nata con l’intenzione di superare la funzione strutturale di dormitorio per senzatetto e diventare una sorta di “villaggio” nel quale gli ospiti possano trascorrere parte delle loro giornate, oltre che delle notti, l’Oasi si trova in uno spazio che ospita una ventina di container. In questa piccola comunità sono presenti anche una zona in cui gli ospiti possono giocare a ping pong, una biblioteca, la sala televisione e, a breve, una palestra: insomma un microcosmo nel quale i clochard possono ritrovare i valori positivi della convivenza ed il calore di una famiglia allargata. Questo progetto, che a Milano sta riscuotendo molto successo sia fra gli ospiti che presso l’Amministrazione Comunale, potrebbe essere riprodotto anche a Torino, offrendo una concreta e valida alternativa al bivacco sotto i portici, con sollievo di quanti oggi vedono tali presenze come una fastidiosa presenza nel centro cittadino.

*Davide Schirru, volontario City Angels

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