Le (molte) ragioni della sconfitta

Con una presa di posizione dell’Associazione ci siamo pronunciati, senza ambiguità e motivandolo, per la conferma a sindaco di Alessandria di Rita Rossa, rimarcando, però,  che l’esito non era per nulla scontato e i rischi di un ritorno alla guida del Comune della Lega e delle destre molto forti. Il nostro direttore, come si conviene, ha con tempestività commentato la sconfitta della candidata del centrosinistra ed elencato i limiti e i ritardi della sua amministrazione. Partendo dal tema più scontato e sul quale si è basata, essenzialmente, la campagna che il leader della Lega, Salvini, si è incaricato di fare al posto del candidato Cuttica, venendo per ben quattro volte in Alessandria: quello degli immigrati, della loro presenza non organizzata e adeguatamente inserita nel tessuto sociale della città. Tema vero, che ha certamente influito, qui come altrove, ed è stato con facilità utilizzato e strumentalizzato, ma nei confronti del quale le competenze e le possibilità di intervento dei sindaci sono scarse, dipendendo dal Ministero dell’interno e, sul territorio, dai Prefetti. Altre critiche hanno riguardato una certa “autoreferenzialità” della Giunta che avrebbe provocato la nascita di liste un tempo “amiche”, uno scarso coinvolgimento dei cittadini sulle decisioni e ritardi su aspetti significativi come la mobilità sostenibile e la gestione dei rifiuti. Quindi una ricerca delle ragioni della sconfitta abbastanza tradizionale, basata sui comportamenti, le cose fatte e quelle non realizzate dall’amministrazione Rossa, senza una particolare valutazione in merito alle disastrate condizioni della finanza trovate e il lungo e impegnativo lavoro svolto per riportare il Comune a una situazione di normalità, sia nei bilanci che nel funzionamento delle aziende pubbliche. Visto che il voto di domenica segna, però, con poche eccezioni, la sconfitta dei sindaci del Pd e del centrosinistra e il successo della Lega e delle formazioni della destra che si sono presentate unite, provo ad introdurre qualche altro ragionamento che riguarda più da vicino la nostra realtà.

Ricordo che uno dei primi atti da Consigliere Comunale è stata, nel settembre 2013, una interpellanza sulla situazione di degrado dei 156 alloggi di edilizia popolare situati tra via Norberto Rosa e via della Santa, al quartiere Cristo. Alcuni abitanti mi avevano segnalato le pessime condizioni delle abitazioni. Ci fu un sopralluogo dell’assessore competente con la presa d’atto dei problemi e la necessità, per risolverli, di un importante intervento strutturale, per il quale, però,  mancavano le risorse. Nei mesi seguenti la proprietà di quel complesso fu trasferita, d’ufficio, dal Demanio al Comune, ma senza assegnare in dote, per gli indispensabili lavori di ristrutturazione, neppure un euro. Ho citato questo episodio perché nella stessa zona, a pochi giorni dal voto, si è recato, in un tour elettorale con la sindaca Rossa, il presidente della Regione Sergio Chiamparino. Il quale, constatato lo stato di degrado, ha impegnato la Regione a finanziare, entro il 2018, la manutenzione straordinaria di 80/90 di quegli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Da quella interpellanza sono trascorsi quattro anni e gli abitanti del  Norberto Rosa, che negli anni ‘70/’80 del secolo scorso votavano in massa per i partiti della sinistra, domenica, quelli che non sono rimasti a casa, si sono orientati, in prevalenza, per il candidato della Lega. Con questo esempio intendo sostenere che, in questa tornata elettorale, sui sindaci del centrosinistra sono ricaduti - insieme a una riduzione dei trasferimenti per servizi fondamentali come il trasporto locale e il servizio idrico - gli effetti delle politiche dei governi di questi anni. Quando il centrosinistra al governo, in una fase segnata dalla crescita delle povertà e dall’aumento delle diseguaglianze, trascura e non assume come prioritarie le politiche sociali: il lavoro, l’occupazione, la salute come diritto universale, la casa per i redditi bassi, una pensione dignitosa ad una età giusta, la scuola…, i risultati di quelle civili non bastano, non mobilitano e se non adeguatamente spiegate - penso ad una legge sacrosanta come lo “Ius soli” - rischiano, come sta capitando, di offrire nuovi argomenti alla destra e ai vecchi e nuovi populismi. Così non si può trascurare  chi abita in case popolari degradate  e poi aspettarti che vada a votare e ti sostenga. E anche se le responsabilità maggiori non sono delle Amministrazioni comunali, ma riguardano le politiche nazionali, domande e aspettative frustrate ricadono su chi governa gli Enti Locali.

Per stare al tema della casa in Italia ci sono 700 mila famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare, hanno fatto regolarmente domanda e i Comuni ne hanno certificato il diritto. Queste persone rimangono prive di una risposta perché gli Enti non sono in grado di rispondere per carenza di abitazioni da offrire. La sofferenza abitativa complessiva è valutabile in circa 2 milioni di nuclei (sfrattati, senza casa, coabitanti, persone in difficoltà a pagare l'affitto). Gli sfratti per morosità crescono anno dopo anno e sono oggi il doppio di quelli di soli cinque anni fa. È questo il brodo di cultura dell’abusivismo diffuso e della guerra tra poveri nel comparto delle case popolari. La ragione è che non si costruiscono più nuovi alloggi popolari, che i finanziamenti del governo per la manutenzione e la ristrutturazione delle case sfitte, ma inagibili sono insufficienti (meno di 500 milioni) e diluiti in troppi anni (dieci) e che, per quanto riguarda il Piemonte, le due Agenzie per la casa sono piene di debiti. Ragionamenti analoghi si potrebbero fare per ciascuno degli altri aspetti delle politiche sociali e ambientali che hanno pesato sul giudizio dei sindaci anche se i medesimi sono privi degli strumenti e delle competenze per potervi far fronte. Penso, ad esempio, alle ricadute sul territorio e sull’ambiente della provincia per la realizzazione di grandi opere come il Terzo Valico.

Ma nelle elezioni di Alessandria e nella sconfitta della candidata del centrosinistra hanno pesato anche numerosi errori politici commessi nella dimensione locale. Questa è una città nella quale quando i partiti della destra (Forza Italia, Alleanza Nazionale) si uniscono con la Lega costituiscono un blocco politico che sovente è risultato maggioritario. Nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale questa unità si è concretizzata con l’aggiunta di una lista civica. Una parte significativa delle forze che tradizionalmente fanno parte del centrosinistra e della sinistra, o personalità che hanno avuto ruoli di governo in amministrazioni progressiste, hanno, al contrario, sottovalutato questo aspetto e, ritenendo di dover competere con il M5s, o avversando la ricandidatura della sindaca del Pd, deciso di mettere in campo tre distinte liste, con rispettivi candidati sindaci, che al primo turno hanno, complessivamente, conseguito quasi il 17% dei voti. Un risultato significativo, ma, per tutte, lontano dalle ambizioni e dalle aspettative. In particolare quella del “Quarto polo” che vedeva come candidata sindaco addirittura chi nei primi due anni dell’ultima consiliatura aveva ricoperto il ruolo di Vice sindaco di Rita Rossa,

Così di fronte al modesto risultato del M5s, che ha ripetuto quello del 2012, e a un ballottaggio che riproponeva un confronto tradizionale tra la candidata del centrosinistra – in vantaggio, ma con meno di 700 voti di differenza – e quello della Lega unita a tutta la destra, i responsabili delle tre liste escluse (Oria Trifoglio, Gianni Ivaldi e Cesare Miraglia) hanno deciso per i propri elettori la libertà di voto. E un concitato apparentamento, raggiunto all’ultimo minuto, tra la candidata del centrosinistra e le liste del Quarto Polo non ha avuto riscontro al momento delle votazioni. L’elettorato dell’ex Vice sindaca, orientato da una campagna elettorale tutta giocata in contrapposizione con Rita Rossa, ha seguito solo in minima parte il cambio di strategia. Mentre la parte degli elettori del M5s che si è recata ai seggi ha, in prevalenza, votato per il candidato delle destre.

Che dire, una destra, insieme alla Lega, perennemente sotto scacco e in difesa durante i lavori del Consiglio comunale a causa della pesante eredità della giunta Fabbio, ha saputo trovare in campagna elettorale la strada dell’intesa individuando un candidato, in apparenza, tra i meno coinvolti nella precedente amministrazione. Ruolo che non ha saputo svolgere, in particolare, il Pd, per molto tempo diviso sul rinnovare o meno la fiducia alla sindaca in carica, senza essere, per altro, in grado di proporre valide alternative. In carenza, da parte del partito maggiore, di una capacità di governo delle diverse aspettative presenti nel variegato e diviso mondo del centrosinistra e della sinistra alessandrina, hanno così trovato spazio iniziative velleitarie, mosse, in prevalenza, da contrasti più di natura personale che politico-programmatici. Iniziative che, sottovalutando il tradizionale insediamento elettorale di un centrodestra unito, ne hanno, infine, favorito il netto successo.

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