Il declino di un’epoca

La Storia ci ha insegnato che i “cicli” fanno parte dell’inevitabile, millenaria alternanza fra periodi (più o meno lunghi) di splendore e di declino della cosiddetta “civiltà”. Azzardiamo, riconoscendo tutta le nostre limitazioni, un’analisi sintetica dell’oggi alla luce di ciò che i media ci raccontano e di ciò che viviamo sul campo, attraverso variegate e vaste esperienze che ci vengono trasmesse da un grande numero di cittadini.

I media ci parlano in larga parte di cibo come del toccasana, del riscatto di Torino e della Regione Piemonte: cibo-cultura, cibo-business, cibo-università, cibo-scuola ad hoc di giornalismo, cibo-panacea di tutti i mali, cibo-scrittura, cibo-filosofia, cibo-salute, cibo-salvezza di un'economia allo sfascio, cibo, cibo, mangiare in tutte le sue salvifiche declinazioni, ecc.

Ma i media ci parlano anche di rapper e musicisti techno e/o altre specializzazioni, come i portatori di un “verbo” destinato a cambiare il mondo, a insegnare alle centinaia di migliaia di persone che vanno ai concerti come si vive, qual è la filosofia socio-culturale che deve informare le nostre vite, a perderci nell’inebriante messaggio che i personaggi-guru dal palco elargiscono, in una sequela di banalità e ovvietà che fanno drizzare i capelli in testa.

Mah... questo è l’oggi, se centinaia di migliaia di persone vanno ai concerti e assorbono questi messaggi evidentemente questo periodo storico disvela ciò che è: se Bono o Vasco (bravissimi e apprezzabilissimi professionisti) dettano a masse adoranti le linee guida dell’attuale civiltà e cultura ne prendiamo atto e, insieme allo strabordante potere della “cultura” del mangiare, attendiamo il domani, le generazioni che costituiranno un paese che mangia e canta e forse sbraga... non si sa bene mantenuto da chi.

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