Una “secessione” alessandrina

La “Comunità delle Valli” : un seme è stato gettato. Le colline che chiudono a settentrione la città di Alessandria, al di là del Tanaro, presentano borghi alle dipendenze del capoluogo, come San Michele, Valmadonna, Valle San Bartolomeo, ed altri autonomi comuni, come Pecetto e Pietra Marazzi. Costituiscono comunque un unicum geografico, storico, economico e sociale. Fino a qualche anno fa, prima col delegato dei sobborghi poi coi Consigli di Quartieri, i circa 5.000 abitanti del versante “mandrogno” avevano presso Palazzo Rosso, la sede del municipio, voci alle loro istanze. Ora non più con un degrado nel decoro evidente anche passeggiando, spiegabile con le difficoltà economiche degli Enti Locali, Alessandria in particolare per le note vicende.

Alcuni giorni fa in seguito alla protesta delle popolazioni relativamente alla mancata manutenzione dei fossi in seguito ad una “bomba d’acqua”, mi sono permesso “provocatoriamente” di proporre la “secessione” di questi Paese dalla “matrigna” Alessandria, anche perché gli abitanti sono ampiamente favorevoli. Non fosse altro per la conseguente vicinanza degli uffici amministrativi, ora tutti in città, problema sentito da abitanti numericamente sempre più anziani, e per opere di manutenzione pubblica che verosimilmente sarebbero effettuate con celerità maggiore dell’attuale.

È questa una sfida importante anche per la Lega, che esprime il sindaco, partito che si dice “a parole” favorevole al decentramento, ma che “nei fatti” non sembrerebbe interessato ad una riorganizzazione amministrativa degli ultimi declivi del Monferrato. Comunque un seme è stato gettato, non si sa quando germoglierà, ma prima o poi per la gente della “Comunità delle Valli” germoglierà.

*Pietro Luigi Garavelli, medico e sindacalista

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