Verità e menzogna

Alcuni di coloro che alla Leopolda urlavano “fuori, fuori…” all’indirizzo di Speranza, Bersani e D’Alema, ritenendo la minoranza di allora un impaccio al dispiegarsi della politica di Renzi, sono gli stessi che oggi accusano Mdp di voler dividere la sinistra per far vincere la destra. Com’è noto le cose  stanno un po’ diversamente. Il PdR in questi anni, dopo l’unica parentesi delle elezione europee, ha perso per strada milioni di voti per colpa delle politiche realizzare sul fisco, il lavoro, la scuola, la riforma della legge elettorale, giudicata incostituzionale dalla Consulta, ma di questo nessuno discute come se si trattasse di un problema da poco. Si capisce perché: perché questo imporrebbe una discussione sulla leadership e sulla linea politica che hanno fatto perdere voti.  E tanti anche. Si sono perse città importanti come Roma, Torino, e Genova e decine di altre come Asti, Alessandria e Novara.

Non oso pensare cosa sarebbe successo se quei voti fossero stati persi da Bersani o D’Alema. Sarebbero stati messi in croce un minuto dopo. Coloro che nel Pd contestavano quelle politiche (assunte al termine di rapide riunioni della Direzione in cui veniva fatto valere il principio di maggioranza perché la ricerca di una sintesi unitaria veniva considerata una “iattura”) vengono considerati il simbolo di una sinistra vecchia e da superare; i rappresentanti di una sinistra ideologica che ha fatto il suo tempo e che ha saputo soltanto perdere. Con un tratto di penna sono state cancellate le esperienze riformiste del centrosinistra, ignorando i risultati ottenuti da quei governi. Ricordo a chi ha la memoria corta, anzi che non ce  l’ha proprio, che Bersani viene  ancora oggi ritenuto uno dei migliori ministri dell’Industria che il nostro Paese abbia avuto. Ma tant’è!

Di più: si è cercato di spiegare la rottura non già con le mutazioni che hanno riguardato l’identità del Pd e la sua trasformazione in un partito centrista e personale, ma con i rancori e/o la ripicca e la ritorsione personale. Ma il tempo e i fatti separeranno “il grano dal loglio”. Anzi lo stanno già facendo, mettendo in luce la natura della politica e delle scelte compiute dell’attuale gruppo dirigente del Pd.

In Sicilia per esempio. Dopo aver dichiarato nei mesi passati che il Pd non avrebbe mai fatto accordi con “i traditori” e cioè con il Movimento dei democratici e dei progressisti, adesso Renzi li accusa di voler far vincere la destra o il M5s per non aver accettato di sostenere una alleanza con la destra di Alfano e aver proposto Claudio Fava. Peccato che la rottura da parte di Mdp nell’isola sia stata determinata dalle scelte compiute dai democratici i quali, prima ci hanno spiegato che l’alleanza con Alfano era colpa di Bersani che non aveva vinto le elezioni e poi l’hanno fatta diventare una scelta strategica, un modello da applicare anche per le prossime elezioni politiche. Renzi ha smentito, ma ormai le sue smentite valgono come conferma.

In Sicilia sarebbe stato possibile dar vita a una nuova alleanza di centrosinistra sinistra ma non si è voluto, non lo ha voluto il Pd. È troppo pretendere che i fatti vengano raccontati per quello che sono e che la si smetta di raccontare realtà di comodo? Forse sì perché ciò che anima certi giudizi è  solo la faziosità.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    19:29 Venerdì 15 Settembre 2017 patty Ronzani ossessionato dall'ex premier. Non si accorge che sono proprio i Ronzani di questo mondo ad anteporre i propri interessi a quelli dell'Italia.

    Ronzani nulla sa della Sicilia, ma conciona su tutto e tutti. Potrebbe realmente approfondire il tema trasferendosi in Trinacria e godendo dello splendido vitalizio che gli garantisce il Piemonte. Vitalizio che ad esempio Renzi non ha. Chi dei due è il menzognero?

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