Torniamo a fare gli italiani

Proviamo qualche volta a soffermarci un attimo e guardarci attorno. Facebook: strumento geniale che nel breve spazio di 13 anni ha permesso di avviare fenomeni di socializzazione e interazione tra persone che mai e poi mai si sarebbe pensato possibile. Oltre 2 miliardi di persone lo utilizzano, oltre 100 sono le lingue in cui viene proposto. Tanto per rendere l’idea solo nell’Unione Europea sono state riconosciute ben 24 lingue ufficiali. Oramai Facebook lo ritroviamo ovunque. I politici se ne sono appropriati cercando popolarità, attenzione e credibilità; su quest’ultimo questo aspetto ho qualche dubbio sulla sua reale efficacia causa la scarsa reputazione di cui godono in questi tempi. I ragazzi chattano in rete sovente troppo e troppo superficialmente e con una morbosità quasi eccessiva. Mentre noi adulti per non essere da meno molte volte ci scherziamo o ci togliamo qualche piccola soddisfazione pubblicando fotografie, pensieri, stati d’animo o semplici commenti, quasi sempre di carattere personale. Più raramente ci avventuriamo in approfondimenti impegnati. Ma, visti i tempi che corrono forse pensandoci bene è meglio così.

Comunque ogni tanto uscire dal quotidiano e cercare di reagire cercando di costruirsi un ruolo identitario è utile; confrontarsi non è mai banale, approcciare la discussione partendo da punti di vista diversi genera riflessione, conoscenza e ci apre verso gli altri. Oggi ci provo con quattro scarampagnate considerazioni che da diverso tempo mi frullano per la testa e riguardano il momento in cui viviamo.

Tutto viene messo in discussione, la politica in particolare è nell’occhio del ciclone, in verità non si può dire che faccia molto per uscirne, la religione stessa è in difficoltà malgrado gli sforzi di Papa Francesco per riportarla al ruolo che le compete. Il perché è molto semplice: la società consumistica ci avvolge e coinvolge, i modelli di vita di riferimento in particolare per i giovani sono troppo spesso frivoli, modaioli e materialistici. La crisi purtroppo improvvisamente ci ha riportati brutalmente con i piedi per terra: disoccupazione, giovani senza futuro, perdita di potere d’acquisto, innalzamento dell’età pensionistica, pensioni minime, migrazione incontrollata, banche che falliscono, si contrappongono a posizioni di privilegio del mondo politico smaccatamente inaccettabili ed addirittura offensive per il cittadino. Contestualmente la Chiesa sta progressivamente perdendo quel ruolo di guida morale che in passato l’ha sempre contraddistinta, con il risultato di assistere ad un dilagante materialismo ben poco etico e morale.

Il domani sempre meno certo per tutti sta diventando un drammatico interrogativo. La politica come detto è profondamente in crisi e non è più in grado di dare fiducia e conquistare fiducia. Diventa difficile rispettare uno Stato quando a pagare sono: i giovani, i pensionati, gli esodati, gli artigiani, i professori, gli studenti, gl'imprenditori etc.

Un esempio piccolo ma significativo dei tempi in cui viviamo l’abbiamo da quanto è successo a Giuseppina Fattori di 95 anni abitante a Fiastra (Umbria). Comune terremotato, dove tutt'oggi malgrado dichiarazioni, impegni, nulla è successo, macerie ovunque e l’80 per cento delle case inagibili. Le figlie di Giuseppina, per permetterle di trascorrere serenamente gli ultimi suoi anni, le costruiscono in tutta fretta una casetta di legno nel giardino. Il terreno è edificabile. Occorrono però i permessi, com’è giusto. Credendo che lo stato di necessità imponga di voler più bene a una vecchia signora che ad una norma pensata per vietare speculazioni, i parenti tirano su un modestissimo prefabbricato in legno. Insomma, una casetta innocua. Risultato: per incompletezza di documenti autorizzativi dovuti a ritardi burocratici Giuseppina è stata cacciata dalla sua casetta di legno che ovviamente verrà abbattuta e quindi Giuseppina sarà obbligata a ritornare per il prossimo inverno a vivere in un container.

Il mondo dell’apparire dove ministri, presidenti, sindaci hanno usato questa situazione come palcoscenico trasformando la storia di nonna Giuseppina in una icona dell’italianità del mondo rurale italico con la quale si esaltava la laboriosità e attaccamento del mondo rurale alla propria terra; improvvisamente, passato il momento magico della notorietà, tutto quanto detto e promesso è stato dimenticato e il teatrino è stata aggiornato con altre più fresche e suggestive situazioni. Diventa veramente impossibile non indignarsi per questi vergognosi comportamenti, anche perché è di dominio pubblico che in Italia in particolare in certe regioni l’abusivismo edilizio è dilagante addirittura sistemico. Sarà la burocrazia, saranno le Amministrazioni locali, sarà la politica quella della P maiuscola, sarà l’opinione pubblica incapace d’indignarsi veramente, ma il risultato è stato che nonna Giuseppina è ritornata nel container.

Con un po’ di amaro in bocca e profondamente deluso mi ritorna in mente una famosa canzone napoletana dove il ritornello è un concentrato di buon senso popolare: “chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto…. scurdammoce o passato simmo a Napule anzi in Italia paisà”. Un dubbio mi assale ma perché sono sempre i soliti quelli che subiscono? Intanto sembrerebbe che l’Europa stia uscendo dalla crisi come pure anche se faticosamente l’Italia, stando a quanto affermano Gentiloni e Padoan. La domanda sorge spontanea: qual è la realtà, quella presentata in Parlamento dove a suon di proclami si dichiara che finalmente si riparte e la crisi è superata, o quell’Italia reale che viviamo tutti i giorni e dove nonna Giuseppina ci rappresenta. È mai possibile che questa politica non riesca più a concepire che il sua mission è di porsi al servizio dei cittadini. Manca l’intelligenza politica e la lungimiranza, al posto è subentrato l’interesse personale, i benefit, i vitalizi personali, i favoritismi, le mazzette. Si preferisce urlare e fare sceneggiate, piuttosto che costruire una società nuova, moderna e soprattutto più equa. Molto meglio frequentare i talk show televisivi piuttosto che rendersi conto di cosa è e come è la vita per buona parte degli italiani.

Oggi pur di distrarre l’attenzione improvvisamente lo Ius soli è diventato un problema la cui soluzione dipende le sorti dell’Italia. Certamente è un problema che si dovrà risolvere, ma in questo momento ben più importante è sapere come risolvere i problemi di sopravvivenza dei nostri 4 milioni di pensionati a 500 euro mensili senza costringerli girovagare al termine dei mercati occhieggiando tra le cassette per cercare di raccattare qualcosa di ancora commestibile. Si deve dare ad un genitore la possibilità di conoscere quale sarà Il destino e il futuro dei propri figli, certamente è difficile immaginarlo ma è una logica aspirazione. Purtroppo le alternative al momento non sono molte, la scelta per i più, sarà di accontentarsi di giocare in serie B, con l’aspirazione di accedere a qualche lavoro socialmente utile o meglio ad un bel reddito di cittadinanza, oppure sperare per i più fortunati in un bel incarico da precario. Non è certamente una prospettiva entusiasmante.

Le soluzioni come detto, al momento sono modeste e forse anche umilianti, per cui non ci rimane che prendere l’iniziativa tutti assieme confidando nel buon senso, nell’intraprendenza, nell’intelligenza e fantasia tutti noi “Gente Italiana”, dalla politica, ci aspettiamo semplicemente moralità e rispetto. Al resto e ripeto, ci pensiamo noi. Subire o rassegnarsi non ci si addice e soprattutto non dobbiamo e non possiamo accettarlo. Non è populismo è semplicemente ritornare ad essere Italiani di una Italia che da sempre ha insegnato al mondo come si vive.

*Roberto Serra, ex sindaco Olimpico di Cesana Torinese

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