Trasparenza tradita

Fin dalla loro nascita, i radicali si sono battuti per la trasparenza delle istituzioni (citiamo solamente lo strumento “Radio Radicale”). Ma è a partire dal 2008 che Radicali Italiani ha incardinato l’iniziativa dell’istituzione dell’ “Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati” (Ape) negli enti locali, a partire dalle Regioni (vedi link).

Anche grazie ai vari scandali sulla gestione dei fondi ai gruppi consiliari scoppiati nel 2012 in varie regioni (a partire dal Lazio con il “caso Fiorito”, grazie alle denunce dei consiglieri regionali radicali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo), la maggior parte delle regioni ha adottato l’Ape. A puro titolo esemplificativo, si mette qui il link della legge ad hoc del Piemonte (L. R. n. 17 del 27 dicembre 2012), per cui l’Associazione Aglietta si è battuta dal 2010.

Con il Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (cosiddetto “Decreto Monti”, d’ora in poi “decreto”) si è per la prima volta fornito una veste giuridica compiuta alla materia della trasparenza, come peraltro si evince dal titolo della legge: “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi  di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Tutta la materia dell’Ape è stata regolata nel Capo II del decreto (art. 13 e seguenti).

I radicali piemontesi si sono concentrati sull’istituto dell’ “accesso civico”, regolato dall’art. 5 del decreto, grazie al quale “chiunque” (quindi non solamente il cittadino italiano) puo’ richiedere la pubblicazione online sui siti ufficiali delle amministrazioni pubbliche di documenti, informazioni o dati la cui pubblicazione è prevista dalla legge in generale e dal decreto in particolare.

Grazie al lavoro del compianto avvocato radicale Antonio Maria Polito, l’Associazione Aglietta ha prodotto un vademecum con la spiegazione del testo del decreto e con i fac-simile per la presentazione dell’ “accesso civico”.

Poi abbiamo affrontato casi particolari. In primis, la documentazione mancante online relativa alla realizzazione di una grande opera pubblica, di alto valore simbolico: la Sede Unica della Regione Piemonte (è in costruzione dal 2011 a Torino, zona Lingotto).

Per due volte abbiamo presentato richiesta di “accesso civico” al responsabile regionale per la trasparenza (dopo esserci battuti per la sua istituzione, avvenuta con un anno di ritardo); per due volte ci è stata rifiutata; per due volte ci siamo appellati al titolare del potere sostitutivo (capo gabinetto della Giunta Regionale), che per due volte ha respinto le nostre richieste.

Il secondo “accesso civico” concerneva  l’attuazione dell’art. 18 del decreto (“Le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico”) rispetto al personale regionale impegnato nella realizzazione della Sede Unica.

Ho presentato l’accesso civico il 1° dicembre 2015. Tale accesso è stato bloccato, in attesa di un parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Tale parere è arrivato solamente nel gennaio 2017: Raffaele Cantone intimava alla Regione Piemonte di pubblicare online in “amministrazione trasparente” tutti gli incarichi e compensi e stigmatizzava il comportamento del responsabile della trasparenza, che non avrebbe dovuto tirare in ballo l’Anac,  ritardando così la risposta alla richiesta di accesso civico.

E’ del tutto evidente da quanto scritto che l’Anac ha avuto un ruolo fondamentale nello sbloccare la situazione. Risulta, percio’, quantomai negativo il fatto che dall’ottobre 2016 è stato interrotto l’applicativo “Campagna trasparenza”, che consentiva ai cittadini di segnalare all’Anac inadeguatezze e non attuazioni della legge sulla trasparenza (vedi link).

Su tale situazione, il 20 giugno scorso Radicali Italiani e Associazione Aglietta hanno inviato una lettera aperta a Raffaele Cantone (presidente Anac), che è rimasta ancora senza risposta.

L’Associazione Aglietta ha presentato anche numerosi accessi civici rispetto alla situazione esistente presso la “Fondazione del Libro, la Musica e la Cultura” di Torino (che organizza ogni anno il Salone del Libro di Torino). Grazie anche alla nosta iniziativa, la Fondazione ha nominato nel dicembre 2015 (con un ritardo di quasi due anni) sia il “responsabile per la trasparenza” che il “responsabile anticorruzione”. E’ stato presentato recentemente un “accesso civico” per appurare la reale situazione dei rappresentanti del Ministero dei Beni Culturali e del Ministero dell’Istruzione, che risultano sempre far parte dell’Assemblea dei Soci della Fondazione … anche se i relativi ministri dichiarano di non farne parte!

Nel giugno di quest’anno è entrato in vigore il Decreto legislativo 25 maggio 2017,  n. 97 (cosiddetto “decreto Madia”), che ha modificato ed integrato il D. Lgs. n. 33/2013, introducendo l’ “accesso civico generalizzato” (art. 5., comma 2,  D. Lgs. 33/2013): “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis”.

Ci troviamo di fronte a un grande allargamento della possibilità per “chiunque” (non solo il cittadino italiano) di ottenere copia di documenti o dati per cui non esiste per l’amministrazione pubblica obbligo di pubblicazione ma che l’amministrazione deve comunque fornire a chi lo richieda, nel nome di una trasparenza intesa in senso estensivo e pervasivo.

L’Associazione Aglietta è stata la prima a presentare un “accesso civico generalizzato” all’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Regione Piemonte (richiedendo un documento inerente la realizzazione della Sede Unica). Entro il termine di 30 giorni dalla richiesta, previsto dalla legge, ha ottenuto il documento.

Un’altra importate modifica introdotta dal “decreto Madia” è stata la possibilità fornita al richiedente l’ “accesso civico”  presso amministrazioni regionali o enti locali di rivolgersi al difensore civico competente per ambito territoriale, nel caso sia il responsabile per la trasparenza sia il titolare del potere sostitutivo respingono l’accesso civico (art. 5, comma 8, D. Lgs. 33/2013). In precedenza, di fronte al “NO” dell’amministrazione (spesso nemmeno espresso, un “silenzio/diniego”, espressamente vietato dal “decreto Madia”), l’unica strada disponibile era quella del ricorso amministrativo al Tar, con i relativi costi che pochi possono permettersi.

Ora c’è un’opportunità in più e l’Associazione Aglietta ha subito colto la palla al balzo, appellandosi al difensore civico regionale del Piemonte su un caso particolare.

Come vedete, la nostra lettera al difensore civico regionale è del 1° agosto 2017. Sono passati 86 giorni: aspettiamo ancora la risposta del difensore.

Eh sì, si fa presto a dire trasparenza ….

* Giulio Manfredi, giunta Associazione radicale Adelaide Aglietta, manfredi61@icloud.com

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4 Commenti

  1. avatar-4
    10:57 Lunedì 27 Novembre 2017 fatti trasparenza parziale...

    abbiamo una Regione Piemonte che pubblica sull'albo pretorio determinazioni e deliberazioni incomplete, prive cioè dei vari allegati, che ne sono parte integrante e sostanziale....di quale trasparenza parliamo?

  2. avatar-4
    19:58 Domenica 26 Novembre 2017 Paladino Trasparenza?

    La trasparenza compare solo quando appaiono i carabinieri o la guardia di finanza, il resto sono tutte balle.

  3. avatar-4
    15:52 Martedì 21 Novembre 2017 patty Il problema è che in Italia si fanno troppe leggi.

    Milioni di leggi utili solo a burocratizzare tutto, tanto poi ci sono persone (nel pubblico ma pure nel privato) che fanno finta di ignorare le varie leggi e giudici che invece di applicare le leggi, ci costruiscono sopra sentenze fantasiose. Vecchi vizi italiani, Burocrazia e furbizia, in cui siamo maestri e che ogni tanto dimentichiamo dando la colpa all'Europa o agli extracomunitari.

  4. avatar-4
    11:34 Martedì 21 Novembre 2017 Blade Un vizio italiano

    Il problema è che in questo Paese si fanno leggi formalmente perfette per poi trascurare (forse deliberatamente) di assicurarne l'attuazione

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