Grasso, leader agli antipodi

C’è molto livore nelle critiche che vengono rivolte al presidente del Senato Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali. Sono il segno delle preoccupazioni che la sua candidatura sta provocando perché ha scombussolato gli schemi su cui qualcuno pensava di poter condurre la prossima campagna elettorale.

Il fatto che si tratti di critiche pretestuose e infondate contribuisce a rendere più  forte la sua candidatura agli occhi di una parte di opinione pubblica che ne apprezza le qualità. Gli si rimprovera di non essersi dimesso dalla carica di presidente del Senato, ma il suo comportamento politico-istituzionale è stato ineccepibile. Del resto nessun glielo ha formalmente richiesto di farlo consapevole dell’assurdità di una tale richiesta. Viene usata per gettare un po’ di fango ma nessuno l’ha formalizzata. Fra tre mesi si vota pertanto la proposta è risibile oltre che impraticabile. Grasso andava benissimo quando si trattava di candidarlo governatore della Sicilia (e nessuno allora si pose alcun problema), mentre invece viene criticato se si candidata con Liberi Uguali, non prima che al Senato venisse approvato l’atto fondamentale del governo cioè la Legge di Stabilità.

Lo si accusa (e questa è una critica che squalifica chi la pronuncia) di averlo fatto per “sdebitarsi” con Bersani che da leader democratico lo aveva candidato al Senato, dopo essere andato in pensione e non in Sicilia, e poi ad occupare lo scranno più alto di Palazzo Madama e di essere, quindi, al suo servizio e, ovviamente, a quello di D’Alema. Qui si tocca davvero il fondo. Una personalità con la storia personale del presidente Grasso merita più rispetto, ma pretenderlo da chi misura gli altri sulla base dei propri comportamenti e del suo modo concepire e praticare la politica è inutile.

Il suo impegno nelle istituzioni e prima ancora come servitore dello Stato parla da solo. Per i suoi avversari, tutti nessuno escluso, sarà difficile attribuirgli una qualche responsabilità per la situazione del Paese. Grasso non ha mai avuto responsabilità di governo. Lui combatteva uno dei poteri politico-criminali più pericolosi del nostro Paese, rischiando la propria vita, quando il 90% di coloro che oggi lo criticano gestiva ai vari livelli la cosa pubblica da posizioni di governo.

Per questo è più credibile di altri quando si candida a realizzare un programma di cambiamento che abbia al centro le questioni del lavoro e della giustizia sociale. Stasera l’ho ascoltato a “che tempo che fa” di Fabio Fazio e mi sono convinto di quanto sia profondamente diverso da tutti i leader attuali essendo per formazione agli antipodi rispetto al populismo imperante, ai leader delle promesse facili e avendo dimostrato di essere coerente, una persona che fa le cose che dice  e che dice solo le cose che può fare. Antidemagogico e antipopulista. È un buon viatico. In bocca al lupo presidente Grasso.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    12:38 Giovedì 14 Dicembre 2017 patty Così un po' di vecchi tromboni hanno trovato la finta scialuppa a cui aggrapparsi (dopo Ingroia)

    Il giochino è sempre lo stesso: si raccolgono un po' di frattaglie di vecchi tromboni e trombati che non vogliono rinunciare al vitalizio (vero Ronzani?), gli si dà una verniciata di rivoluzionari (patetica la dichiarazione di Grasso sul fatto che da giovane era di sinistra), si spera che gli elettori se la bevano (in fondo ci sono cascati varie volte) e che i vecchi tromboni possano tirare avanti ancora qualche anno con vitalizi e ruoli politici vari. E comunque essere messi a presidenti del senato come 'indipendenti' e poi candidarsi in un partito sfruttando la propria posizione istituzionale è una porcheria.

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