Forza Italia

Il triste ballo delle elezioni

Chi conosce il tango sa che è un ballo triste, in cui normalmente si piange il destino crudele che ha fatto perdere l’amata o la stoltaggine di chi ha seguito le sirene di successi effimeri invece di dedicarsi alla costruzione di sentimenti forti e duraturi. Ascoltando un tango, anche chi non ne comprende la storia sente dentro di sé crescere una tristezza che ha un sapore di antico, di cose perse e sbiadite, un desiderio ormai inafferrabile.

Lo stesso sentimento mi coglie seguendo le proposte politiche che stanno prendendo forma in questi giorni. È vero, non è più tempo di passioni e convinzioni, le ideologie non sorreggono più lotte per la conquista di traguardi più o meno raggiungibili. Ma è triste vedere come manchi completamente la capacità di una visione, la convinzione di un cambiamento da portare nella società. Da una parte si vaga tra amministratori di condominio, espertissimi nella gestione non solo dei conti, ma anche delle assemblee, quell’accozzaglia incredibile in cui ognuno porta avanti i propri egoismi. Sono così bravi che riescono spesso a volgere a proprio vantaggio le giuste lamentele dei condomini, giocando sul loro senso di colpa e spesso stornando qualche beneficio sottobanco per sé stessi. Altri sono vincitori annunciati e come tali non presagiscono neppure la futura disfatta, non presuppongo la necessità di un minimo di riflessione, incapaci di comprendere che non stanno vincendo, semplicemente perdono meno degli altri. Dichiarano rivoluzioni a voce, dimostrando nello sguardo di non crederci neppure per un istante. E allora via con la giostra delle promesse, dalle dentiere al cagnolino, dal bollo auto all’eredità. Se si accorgono quanto gli italiani amano la pizza, probabilmente avremo una margherita servita ogni sabato.

Gli incazzati, quelli dell’urlo e dell’onestà, a cui va riconosciuta la voglia di non accettare più la marmaglia precedente, sono talmente in difficoltà (d’altra parte hanno a che fare con gli italiani e loro stessi ne fanno parte) da accettare le stesse modalità. E via con le leggi tagliate, il reddito per tutti, l’aiuto a chiunque. Il tango suona, l’orchestra (mediatica) si impegna per dare un senso alla musica, ma la tristezza sale. Non rimpiango le speranze di prima (il sole dell’avvenire, il liberismo e la libertà…) ma coltivo almeno la speranza di sentire, prima o poi, qualcuno dire NO alla demagogia, dire NO alle promesse. Qualcuno che abbia il coraggio di dire che non è facile, che è faticoso, ma che ognuno di noi si deve accollare un pezzetto di impegno al di là e al di sopra del privato. Che se vogliamo far crescere l’Italia, dobbiamo desiderarla, pretenderla libera e forte, non una mamma arcigna e neppure troppo benevola a cui strappare favori e prebende. Ma questa è un’altra storia, ora finisco il giro di tango…

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