Banchieri? No grazie

Esaltare oggi i banchieri con un libro che ne canta le gesta? Ma anche no. Ho 42 anni, sono laureata e sono una madre single. Mi alzo tutte le mattine per fare un lavoro che mi porta uno stipendio, ma che non mi soddisfa. Mi serve per far crescere un figlio bello, e curioso, ma a cui no posso dare tutto quello che vorrei.

Non ho fatto vacanze negli ultimi dieci anni,  il mio guardaroba è sostenuto dai cinesi del mercato: un poco di gusto, e con una mantella con bordo di pelliccia di plastica ti senti una regina.

I miei guai sono iniziati  nel 1998 , quando volevo cominciare a vivere da sola. Avevo un compagno. Pensavamo ad affittare un alloggio. Mi rivolgo alla mia banca, di cui non faccio il nome perchè sono, in fondo, buona, buona e stanca.

Mi trovo davanti un direttore coi baffi, sorridente. Sembrava lo Stregatto di Alice. Stregatto mi dice:

-Benedetta, cosa ti occorre?

 - Mah, insomma... un pochino di liquidità. Vado a vivere col mio ragazzo, forse ci sposiamo. Arredare casa, le nozze...

Il sorriso di Stregatto si fa sempre più grande... si fa enorme... grosso.

- Non c'è problema, Benedetta. Tu lavori, ora, vero?

Allora avevo un contratto di co.co.co e uno stipendio decoroso. Facevo mille lavori, insegnavo la sera in una scuola privata. Stregatto mi dice:

 - Non c’è problema. Ascolta, senza troppe delibere e passaggi io ti posso erogare  un fido di 25 milioni di lire (12.500 eurodi oggi) . Così tu ti puoi sistemare. Ti va bene?

Nessuna richiesta di busta paga, nessuna fideiussione. A Stregatto bastava la mia faccia strana e pulita per erogarmi credito senza domande.

Accidenti, si, mi andava bene. Avevo un capitale, quasi un anno di stipendio anticipato. E ho iniziato a usarli, quei soldi benedetti. Compriamo la cucina? Ma sì e anche un tappeto nuovo, blu, in rafia. Prendiamo quel quadro in tessuto, sono i Girasoli di Van Gogh. Ci servono gli elettrodomestici; ma sì prendiamoli belli, però. Il pranzo di nozze? Pochi ma buoni. Per orgoglio, voglio pagare io, ora ho i soldi, me li ha dati la banca.

Mi sentivo Cristina Onassis, avevo 23 anni, ero felice, iniziavo a vivere. Grazie alla Banca.

Passano alcuni mesi, pochi. Una sera vado a prelevare, carta bloccata. Come bloccata? Il giorno dopo chiamo la Banca. Stregatto è in riunione e l’impiegato al telefono mi dice il conto non  ha più capienza sul conto. Mi parla di addebiti, di interessi... insomma, sono nella merda più nera. Vado a lavorare nel week end da un’amica che ha una pizzeria. Mi paga in nero. Il lunedì corro a portare i soldi in banca, trattengo quelli per il pieno. Devo mettere benzina per andare a lavorare. Anni, anni e anni di questa vita. A pagare interessi su interessi. Ad essere uno dei migliori clienti delle banche.

Quel cliente che, insieme ad altre centinaia di migliaia, fa funzionare il sistema. E pagare il Presidente. E pagare tutti quei sorrisi. Quei tipi rassicuranti che governano la banca.

È evidente io sono uno di quelli che non ce la faranno mai, perché per rientrare di un finanziamento devo fare un altro finanziamento... e ancora, e anora.

Ho iniziato ad avere un lavoro fisso nel pubblico. Ed ecco arrivare altri professionisti del credito che mi raccontano che con la cessione del quinto...avrei avuto facile liquidità. Ci casco sempre. Non perché sono poco oculata, ma perché vivere, pagando un affitto e le bollette e crescere un figlio da sola è dura. Diamine se è dura.

Da solo non ce la fai e ci sono tanti Stregatti, sempre, attorno, sorridono con cento denti e tu pensi di avere bisogno, reale bisogno dei loro sorrisi. E allora certificato di stipendio e per un poco ti senti Cristina Onassis.

Ieri camminavo per Cuneo.  Due passi per non pensare: trovo una libreria, amo i libri. Guardo la vetrina e vedo un libro: copertina blu di Prussia. Un titolo: Banchieri.

Irrazionalmente entro in libreria, altrettanto irrazionalmente compro il libro. Esco sulle panchine di Piazza Europa, mi siedo e leggo. Perché voglio capire. E mi scandalizzo. In primis: ci va una bella faccia a scrivere un libro sui banchieri. Apro, salto prefazione e introduzione e leggo la prima autobiografia: parole che mi scorrono addosso; leggo di nomi famosi, di clima dorato.  Salto e leggo ancora: leggo di tanti banchieri compiaciuti, realizzati. Gente che si racconta come partecipante della storia economica, finanziaria, della storia mondiale. Quasi tutti partiti da posizioni di privilegio e agio.

Avete studiato? L’ho fatto anche io, e lo abbiamo fatto tanti. Senza esito. Siamo sfigati o incapaci? Non lo so.

Leggo “Banchieri” e mi arrabbio. Siete tutti persone bellissime, tutti cresciuti a pane, libri contabili ed etica... oh... etica.

Ma parlando di etica io mi scandalizzo a vedere in vetrina, di questi tempi, un libro, sobria copertina blu di prussia, dal titolo “BANCHIERI”.

Scorro ancora le pagine: qualcuno fa il simpatico, qualcuno fa l’umano: tutti raccontano le proprie conquiste e scalate, i ruoli passati, i personaggi notevoli conosciuti, la rete sociale, la gente che vi ha apprezzato. Avete figli, mogli, famiglie, palme e allori.

Dove eravate quando Stregatto mi concesse un prestito sbagliato ed insostenibile, che pago ancora? Dove eravate voi, i vostri studi, la vostra matematica e filosofia quando Stregatto mi ha fregato, trascinandomi nei pasticci veri e neri? Dove eravate quando i risparmi dei miei genitori investiti in tranquilli fondi di investimento sono stati spazzati da una crisi prevedibile e voluta?

Banchieri! Ci avete fatto girare come criceti: nel 2011/2012 l’operaio tornava a casa e prima di entrare in doccia aveva paura dello spread, ogni sera ci veniva comunicato dai TG: non sapevamo bene cosa volesse dire, ma speravamo che scendesse, perché ci dicevate che era il solo modo di salvarci. C’era più attesa per lo spread che della pagella del figlio. Un po’ dopo, mescolando paure e non conoscenza, ci avete parlato di bail-in. Vi dovevamo prendere a balia, dovevamo pagare noi.

Se si ascoltano trasmissioni medio gauss, oggi si parla di banche e di crediti deteriorati: per stare tranquilla devo controllare il CET 1, devo compilare il modello MIFID, voi volete che io vi dica cosa conosco dei prodotti finanziari come se andassi dal medico della mutua e gli dovessi dire che sono a conoscenza che se mi somministrano dell’arsenico posso avere una paralisi e morire per insufficienza respiratoria.

Ci avete fregati, spaventati, illusi e soprattutto, con un libro come “Banchieri” avete pensato che noi avremmo potuto capire che la vostra vita di ogni giorno è uguale alla nostra, e che se non lo è la colpa è solo nostra, umili esseri umani, che vi consegnano la cosa più importante che abbiamo, che è la fiducia.

Non credo ci fosse bisogno di un libro di questo genere. Non credo avessimo bisogno di “Banchieri” nelle librerie. Non di questi tempi, non a queste condizioni.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:46 Venerdì 23 Febbraio 2018 dedocapellano Banchieri veri?.... molto pochi!!

    Il vero problema che di "banchieri" ce ne sono pochissimi, al più abbiamo politici in senso lato che si fanno nominare presidenti di banche (.... Salza e &), oppure bancari che sono stati premiati per la sudditanza assoluta al "potere" nominati DG ed Ad di banca!!

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