“Piantiamola” con i tagli degli alberi

Accade talvolta a Torino di uscire di casa ed accorgersi che un albero, prodotto del mondo naturale la cui presenza si dà per scontata anche solo per abitudine, sia stato segato lasciando a testimonianza del delitto il ceppo nudo piantato nel terreno. Per coloro che hanno vissuto questa esperienza rimane la sensazione della perdita, irrimediabile, di un qualcosa di rassicurante nella sua lenta mutevolezza, che ha scandito il tempo e le stagioni negli anni, dando un senso alla vita intorno a esso e tramite esso, senso che il cemento non potrà mai più evocare, anzi. Superato lo stordimento iniziale di questa esperienza, e volendo approfondire i motivi di uno sconcio del genere, si arriva in fretta ai responsabili: l’assessorato all’ambiente e al verde pubblico in uno dei suoi innumerevoli settori, cioè quello che si occupa del piantamento e manutenzione degli alberi sul suolo del comune. A richiesta di spiegazioni, la voce autorevole dei funzionari e addetti è unanime, l'albero era malato! Già, si dirà, se la cosa stava in questi termini, dobbiamo ringraziare i solerti impiegati comunali che ci hanno evitato il pericolo incombente di un albero caduto sulla testa. Anche se qualche dubbio ci può attraversare nel caso di un alberello di 3 metri e mezzo di altezza, con un tronco esile e ampio fogliame estivo a mo’ di salice piangente, come la sophora japhonica pendula abbattuta qualche giorno fa in quel di Torino zona Vanchiglia, albero per di più che non sporgeva sulla strada e che quindi non rappresentava un pericolo nemmeno per le ignare auto in sosta,

Incontrando casualmente gli operatori o sollecitando i funzionari addetti per richieste di chiarimenti e eventuali rimostranze, i commenti sono lapidari: l’albero era malato e solo loro avevano la competenza per deciderlo. Se non che poi capita che se prima l’albero era malato nel tronco ma il ceppo nudo con i pezzi del tronco tagliato dimostrano dopo la sua perfetta salute, sono ora le radici che erano malate: verrebbe da pensare che, con delle radici malate, al ceppo basterebbe una spintarella per essere rimosso e invece no! Bisognerà attendere e attendere che le malate radici esalino l’ultimo respiro in modo che i solerti operatori riescano, senza usare la dinamite, ad estrarre l’esangue ma tenace ceppo dal suolo. Comunque i solerti funzionari sono pronti a dare la soluzione anche se il tarlo del dubbio in qualche anticamera della nostra mente rimane: nuovi piantamenti! Ed ecco che miracolosamente nei mesi successivi un pargolo di albero è di nuovo lì ad allietare i nostri giorni. Certo non è la figura maestosa di quello di prima, ci si deve accontentare per la felicità dei posteri, di alberi senza ombra, fronde e corteccia vissute.

Ma veniamo alla parte più prosaica di tutta la vicenda con un pizzico di sospetto che non guasta. I sempre insufficienti numeri del personale delle pubbliche amministrazioni, anche in questo caso, non avranno determinato un lavoro un po’ superficiale, se non poco accurato, nel censire la salute di migliaia di alberi affidati alla loro tutela? Con il risultato che una rilevazione dubbia o approssimativa abbia fatto finire sotto la mannaia comunale un tronco secolare, un monumento o opera d’arte della natura che il burocrate vede solo come un numero tra migliaia di oggetti lignei, possibile fonte di grattacapi e grane per la sua carriera e poltrona? Il sospetto si spinge oltre a paventare che nella mente di questi burocrati ci siano solo parchi, giardini e strade con alberelli di non oltre il metro e mezzo di altezza?

La frettolosità, clandestinità e rapidità di questi interventi alimentano il sospetto della mala fede. Se così fosse meglio sarebbe non avere un assessorato all’ambiente (lasciando magari alle circoscrizioni la competenza sui giardini che è stata sottratta proprio ultimamente dall’assessorato) e, risparmiando stipendi, vivere con il rischio della bellezza di alberi secolari che ci possono cadere sulla testa? I danni si pagherebbero con i risparmi della mancanza di assessorato e tecnici. Finale irrispettoso: il Comune sembra lasciare l’arredo urbano e i muri delle abitazioni alla solerte e instancabile opera deturpatrice dei centri sociali: non è che questi si sono infiltrarti in qualche modo anche nelle competenze del verde pubblico?

P.S.: All’assessore all'ambiente torinese consiglio di guardare Rai5 la sera in questi giorni: ci sono delle trasmissioni con protagonisti gli alberi... potrebbe imparare qualcosa.

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