Non votare è da stupidi

I predicatori del non voto sono sempre più numerosi e fanno pure campagna elettorale. Un loro gruppo in rete, senza che se ne capisca palesemente il motivo, usa lo slogan “meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora”. Provando a ipotizzarne la ratio: si può pensare che la frase, usata da Benito Mussolini, serva per evocare un periodo in cui votare serviva a poco o a niente, come effettivamente potrebbe avvenire con le prossime elezioni? O perché a votare certi partiti, o certi personaggi, ci vuole proprio molto coraggio? Di certo non si capisce quale ardire occorra per non andare a votare e perché andare a votare sia un comportamento da pecore. Quello che si può invece capire, e anche dimostrare, è che l’astenersi dal voto sia senz’altro da annoverarsi tra i comportamenti più stupidi della specie umana, paragonabile al castrarsi per far dispetto alla moglie. E questo anche e nonostante la perdita di sovranità, proditoriamente ceduta alla UE e alla BCE, renda il voto meno determinante rispetto a quanto lo fosse qualche decennio fa. I suddetti predicatori infatti, dopo essersi accertati che il loro organo sovrano sia acceso e funzionante, dovrebbero facilmente capire che non votare equivale al contrario, cioè a votare. E nel modo peggiore oltretutto: proprio da pecora, per rifarsi al loro slogan. Infatti, un’alta percentuale di non votanti, oltre a non far ottenere alcunché eccetto qualche ipocrita dichiarazione nei telegiornali, equivale ad adeguarsi e a sottostare alla decisione di quelli che vanno a votare, proprio come le pecore che sottostanno al pastore che, aiutato dai fedeli cani, le porta dove vuole.

Siccome contano solo i voti regolarmente espressi, chi non vota rende il voto degli altri più pesante e determinante, quindi facilita proprio il sistema vorrebbero ostacolare o contestare. È un evidente ossimoro comportamentale, incomprensibile, illogico, assurdo. Senza a fortiori evocare banalmente le lotte, i morti e le tragedie, avvenute al fine di conquistare il diritto al voto, è bene evidenziare, onde evitare offesa ai predicatori del non voto, che la critica è al comportamento, non a chi lo attua. Ovvero, anche se è raro: ci possono essere persone che non vogliono andare a votare, ma che siano tutt’altro che stupide. Un altro ossimoro comportamentale, cui assistiamo sempre in questi giorni, è quello rappresentato dagli antifascisti che sfilano con violenza, non solo verbale, contro il supposto fascismo risorgente e addirittura attaccano, anche con successo, le forze dell’ordine. E’ più che evidente la contraddizione. Ma i cosiddetti media mainstream evitano accuratamente di sottolinearla. Siamo per caso piombati, lentamente senza accorgercene, nel fascismo dell’antifascismo? Oppure il fascismo viene strumentalmente usato per attaccare avversari altrimenti difficilmente attaccabili? Volendo essere ottimisti si spera che, prima o poi, la ragione prevalga e che releghi gli ossimori unicamente alla retorica. Volendo essere pessimisti c’è però da temere il contrario. Scomodando Gian Battista Vico: siamo di fronte ad un secondo rinascimento italiano/europeo o al consolidamento del medio evo mondialista e tecnologico, ma imbellettato e fatto passare per rinascimento? Non ci resta che attendere pochi giorni: la notte del 4 marzo sarà il giorno della verità. Guarda caso un altro ossimoro, ma stavolta solo retorico.

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