Tutte le incognite del voto

Egregio Direttore,
Desidero intervenire dalle prestigiose colonne del Suo giornale on line, di cui sono accanito e appassionato lettore dall’Albania, come cittadino piemontese cuneese residente all'estero per sollevare alcune riflessioni ai fini della discussione politica in atto a risultati appena pervenuti.

Anzitutto, da cittadino italiano iscritto​ all’Aire (Anagrafe italiani all’estero), desidero ringraziare la mia Ambasciata a Tirana per l'efficienza dimostrata nel garantire il diritto di elettore per la circoscrizione Europa, nella totale assenza di disagi.

Sul terreno del merito del risultato, la prima considerazione è quella di un Piemonte e di una Provincia Granda che, dopo la parentesi del “renzismo galoppante” del 2014, sono tornati a una netta vocazione regionalistica di centrodestra in analogia al dato del 2009 e del 2010.

La sensazione è che la galassia pentastellata sia stata calamitante anzitutto nei confronti dell’ex elettorato di centrosinistra, almeno nei nostri territori provinciali e regionali.

Chiaramente il voto regionale e provinciale, a livello andamentale, potrà costituire un mastice per la coalizione di centrodestra che dovrà prendere forma da qui alla primavera del 2019, in quanto le prospettive di una grossa coalizione sul modello del 2013 paiono vanificate dal dato statistico di Pd e Forza Italia, partito quest’ultimo il cui rilancio parte dall’elezione unitaria di Marco Perosino forte di un dato di coalizione e anche personale.

Sul terreno invece più nazionale, mi sia permessa una umile riflessione che spero potrà contribuire al dibattito: il 32 per cento di Luigi Di Maio non è, per contenuti di merito, molto diverso dall’ormai remotissimo 40 per cento di Renzi del 2014. Quest’ultimo vinse infatti sulla scorta degli 80 euro che sarebbero finiti nelle buste paga, Di Maio ha vinto sulla base della promessa del reddito di cittadinanza che infatti ha aperto una breccia enorme nel Sud e nelle aree del Nord flagellare dalla disoccupazione soprattutto giovanile. La storia insegna che si tratta di voti fondati sull’aspettativa di uno specifico intervento di sostegno economico alle categorie sociali più stremate da una crisi non ancora conclusa. Una cambiale non in bianco il cui adempimento o no sarà decisivo sia per confermare tendenze vittoriose, sia per registrare delusioni alle urne nel 2019 in caso di mancato rispetto della promessa principale fatta.

Il reddito di cittadinanza rappresenta una versione universalistica degli 80 euro di renziana memoria. La Storia è maestra del fatto che chi ha interpretato i consensi ricevuti come delega in bianco, in bianco si è poi ritrovato in un’altra forma.

*Alessandro Zorgniotti, giornalista, elettore residente all'estero

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