Rassegnatevi, avete perso

Parrucconi, codini, conservatori, ex-riformatori della casta, liberali e liberisti, è ora di ritirarvi in buon ordine. L’urlo che era del vaffa si è evoluto, si è trasformato in quel “non vi sopporto più” che vi ha schiaffeggiato, e le guance vi bruciano, e si vede. Che sia quel Pd che ormai nulla più ha di sinistra, nulla più ha di riformista, nulla ha se non la capacità di essere presente in ogni angolo della pubblica amministrazione, unico ormai capace di gestire una burocrazia inutile ed elefantiaca. O che sia quella FI che di forza ne ha sempre meno, che cerca l’occupazione di uno spazio che fu centrale, che fu moderato, liberale e conservatore e che oggi è compresso tra le urla leghiste e l’esondato (verso destra) renzismo, incapace di avere una qualunque visione strategica, perso in una tattica che ha il solo scopo di rimandare la diluizione ultima. O che siate quel coacervo di pensieri e di illusioni che copre tutta l’area centrista, con quella arroganza di chi ha studiato contro i trogloditi invadenti, di chi sa fare i conti mentre gli altri dilapidano, formiche inascoltate in mezzo ad un popolo di cicale, di chi ha la patente della serietà, della capacità, della meritocrazia, declinata in anni di corruzione, nepotismo e spese folli.

C’è solo una parola per voi, ed è chiara e limpida: AVETE PERSO. E attenzione, non avete perso le elezioni. Avete perso ogni capacità politica, ogni forza di seduzione, ogni visione strategica. Le avete perse con l’ultima occasione di queste idi di marzo, in cui un popolo, che in fondo considerate caprone ma che sa ragionare molto meglio di voi, si aspettava una parola, un gesto, la dimostrazione di una vera, reale proposta. E invece ancora una volta avete scelto altro. Avete scelto di litigare, di pesare ogni singolo posto in lista con il bilancino. Avete scelto di promettere regali a cui voi stessi non credevate, novelli Lauro con scarpe spaiate. Avete scelto di mostrare il peggio di voi, convincendo il popolo, quel magma ribollente di rabbia e frustrazione, che nulla sarebbe cambiato.

Ora avete un’altra occasione, ma credetemi, la sciuperete di nuovo. Perché cercherete come al solito qualche accordo, qualche modo per costringere i barbari, che siano quelli del Nord o i neo-trinariciuti sudisti, a venire a patti, a mostrare che tutti cambi perché nulla cambi. Eppure la situazione è così semplice e chiara e l’avete davanti agli occhi. Guardate i risultati, leggeteli dimenticando rendite di posizione e piccoli e grandi inciuci.

Esiste una forza politica forte, liberale, riformista e conservatrice. Seria nelle proposte e pronta a cercare soluzioni concrete per fare ripartire la nazione. È una forza che copre spazi simili nelle proposte e lontani negli schieramenti, uno spazio che parte da uno sconfitto e arriva all’altro. E oggi è il momento per un bagno di realtà, per ammettere che esiste maggior diversità con le proprie ali che con l’avversario di fronte. Sarebbe oggi il momento di costruire una forza unita, preparata, in grado di proporre soluzioni concrete e realizzabili. Certo, per avere un minino di credibilità bisogna unire le proposte ed espellere quell’insieme di collusi, corrotti, incapaci che ne riempiono le fila. Quelli che hanno l’abitudine di utilizzare la propria posizione per piazzare figli e nipoti, aggiungendo se possibile gadget e suppellettili aggiuntive. Quelli che parlano di meritocrazia e poi alzano il telefono per “preparare la strada” all’amico. Quelli che parlano di giustizia e non si preoccupano di avere conflitti di interesse e di creare ingiustizie palesi.

Sarebbe necessario fare una seria selezione, una cooptazione delle forze più serie e più vive. Quelle utilizzate solo quando è necessario far bella figura e poi messe da parte quando le cose si fanno serie. Cose che avete dimostrato di non capire neppure e che ben poca speranza lasciano al futuro. Roma è stata espugnata dai barbari ma voi avete sicuramente cose più importanti da fare che non combattere, come ad esempio cominciare a trattare il prossimo posto alle regionali o alle amministrative. Ma non preoccupatevi. Dal sacco di Roma si è passati al regno d’Italia a Ravenna, poi al vari ducati e contee e infine al Rinascimento. Basta aspettare mille anni. Auguri a tutti voi.

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