In piazza per il nostro futuro

In questi ultimi anni pare che la ragione abbia lasciato questo pianeta, insieme alla solidarietà e all’umanità. I motivi: False informazioni o fake news? Povertà e disuguaglianza? Gli affari della tratta di esseri umani e delle armi? La crisi della globalizzazione o il fallimento del capitalismo? Tutte domande che sicuramente ci facciamo in tanti, a partire dalla persone che come me si considerano di sinistra. Di sicuro la “terza via” teorizzata da sociologi come Anthony Giddens, praticata dal new labour di Tony Blair, o dai democratici di Clinton, presa a modello dalla sinistra italiana in cerca di un’anima liberal (PDS, DS, oggi PD) si è trasformata in una strada senza uscita. Forse.

Il modello che ha guidato la politica mondiale nel secondo dopoguerra è arrivato al termine della sua propulsione. Bisogna prenderne atto.

In questa fase, dove vi è un crollo delle ideologie e dei riferimenti sociali che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di crescita personali,  è fondamentale avere chiaro in testa qual è la nostra identità culturale. Non possiamo accettare che ci sia un così forte razzismo nella società e una così enorme diffusione di violazioni di diritti umani nel nostro pianeta,  spesso proprio accanto a noi.

Vedete il problema dell’individuo, specie per quelli più cinici e meno sensibili di altri, non si verifica quando a subire un’ingiustizia nel silenzio generale è una persona diversa da noi, ma quando capita a noi stessi. Ed è proprio li che si capisce quanto stupida e cattiva possa essere la razza umana. A quel punto si comprende  quanto abbiamo sbagliato nel rimanere inerti di fronte alle notizie che sentiamo tutti i giorni:

- Donne in gravidanza che vengono lasciate morire perché di colore o clandestine nei nostri mari o nelle nostre montagne senza una reazione forte da parte di tutti.

- Forze politiche che affrontano la questione immigrazione con demagogia e facili soluzioni populiste pur di prendere un voto in più, omettendo molto spesso la verità: gli uomini non possono essere classificati in basa alla razza, colore della pelle o cultura!

- La Comunità internazionale, che di fronte ai crimini contro l’umanità, più volte denunciati da parte delle Ong e delle Nazioni unite stesse, nei vari luoghi del mondo,  rinviano le questioni per interessi commerciali o politici, mentre  uomini, donne, bambini e anziani innocenti muoiono giorno dopo giorno.

Potrei andare avanti per molto, ma il tema è che oggi la popolazione mondiale è sempre più “stretta” in questo pianeta, da un lato per via dell’aumento democrafico e dall’altro per la diminuzione costante della superficie vivibile del pianeta, dovuta all’aumento dei mari e dell’avanzamento della desertificazione, conseguente al riscaldamento climatico; se ci aggiungiamo le guerre è inevitabile che i flussi migratori saranno sempre più intensi. Se consideriamo che in Africa si prevede il raddoppio della popolazione nei prossimi 30 anni, l’ Europa non ha nessuna possibilità di benessere futuro se continua ad  affrontare questi grandi temi divisa se non addirittura contrapposta. Segnalo a tutti che mentre il processo di unificazione europeo procede a rilento, proprio in Africa in questi giorni,  è stato siglato il più grande accordo di libero scambio tra paesi all’interno del W.T.O. : 44 dei 55 paesi che compongo l’unione africana, mentre 27 Paesi  hanno firmato un accordo di libera circolazione delle persone. Un accordo storico che cambierà notevolmente gli assetti geopolitici del Mediterraneo, mentre in Italia a volte ci concentriamo sulle banalità e sugli infantilismi dei vari leader.

Quindi ben venga ritornare in piazza a manifestare con i mondi che si interrogano su tutto questo, proprio come accadrà domani, giovedì  5 aprile alle ore 18, Piazza Castello, presidio al quale ha aderito anche TORINOFORSYRIA,  sigla che raccoglie le associazioni (Operazione Colomba, Acmos, Hiroshima Mon Amour, Fondazione Vera Nocentini, AltreProspettive, Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Benvenuti in Italia, Libera Piemonte, Giovani Democratici del Piemonte, Associazione Adelaide Aglietta, Un ponte per, Associazione Accomazzi) che negli ultimi due anni, con un gesto simbolico tentano di dare un piccolo contributo al popolo siriano, simbolo di tutte le ingiustizie dei nostri giorni, attraverso la musica e  guardando ai nostri giovani, germogli della nostra società del futuro, che dovrà affrontare in modo sempre più serio, gli enormi cambiamenti che stiamo vivendo.

I problemi degli altri sono un problema collettivo e quindi di ognuno di noi. Essere in piazza insieme ad una comunità consapevole, non cambierà forse le sorti di tutti i disperati del pianeta, ma è un  gesto, una testimonianza. Ma come diceva qualcuno l’oceano è fatto da tante gocce.

*Fabio Trocino, membro Comitato Diritti Umani Regione Piemonte

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