Ridare un’anima alla politica

Il recente risultato elettorale evidenzia come l’elettorato abbia punito il modo in cui è stata gestita la peggiore crisi economica del dopoguerra mentre ha premiato chi si era ribellato con più forza ai provvedimenti italiani e europei. Il 4 marzo gli scontenti invece di astenersi sono andati a votare privilegiando le due forze politiche che si sono più opposte ai provvedimenti di Monti e dei Governi Pd.

I provvedimenti lacrime e sangue del Governo Monti,che venne designato su sollecitazione di una gran parte della cosiddetta società civile e da gran parte del mondo associativo produttivo (che oggi sembra se ne sia dimenticato) hanno provocato l’aumento della disoccupazione, la chiusura di molte aziende azzoppate dalla crisi, la esplosione del lavoro a tempo parziale. Una parte sempre più ampia della società italiana, compreso il ceto medio, si è impoverita e la speranza di trovare un lavoro soddisfacente non è mai stata cosi bassa. Ora il vicepresidente della Commissione europea Dombrovskis si accorge che solo la ripresa della economia e del lavoro potrà sconfiggere il populismo, dimenticandosi che la cura Monti ci è stata inflitta dal duo Europa-Napolitano. Mentre Peter Glotz negli anni 80 parlava della Società dei 2/3 oggi dopo la crisi quasi la metà degli italiani sta peggio di come stava nel 2011.

I partiti che hanno compreso e cavalcato il malcontento sono stati premiati. Se si somma la percentuale dei 5 Stelle a quella della Lega arriviamo al 50%. Ma i 5 Stelle esplodono solo dopo il Governo Monti e passano dal 5% del 2010 al 25% del 2013 e al 32% del 2018. L’operazione Autunno 2011 non ha dato benefici alla economia e al Pil procapite degli italiani e ha dato una spinta formidabile ai cosiddetti populismi. I partiti che non hanno fatto propria la difficoltà della metà del Paese ad avere una speranza nel futuro sono stati tutti, chi più chi meno, penalizzati. Il Pd che più di altri ha perso la propria radice e sensibilità sociale è stato quasi dimezzato.

È venuta meno nei partiti la “sensibilità umana” di chi si mette nei panni dei concittadini che stanno vivendo una situazione economia e sociale pesante determinata dalla mancanza di lavoro o da posti di lavoro precari. La sensibilità umana che a mio parere è precondizione essenziale della sensibilità sociale e politica è venuta meno. Ma i partiti sono stati sordi alla denuncia di Mons. Nosiglia, arcivescovo di Torino: “La metà della Città che sta bene non si accorge della metà della Città che sta male”.

Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica ha avvertito che il solo rapporto via web  non basta perché è solo dal dibattito e dal colloquio diretto che si capisce la condizione reale di vita e i problemi veri della gente.  Aver svuotato le sedi dei partiti, essersi limitati a qualche manifestazione in strada invitando i fedelissimi per poi postare sul web o limitarsi ad organizzare ogni 3-4 mesi una cena con gli amici, non è politica. Lasciare il compito di dare il messaggio solo al leader che comunica prevalentemente sui media e nelle interviste non aiuta a recuperare il consenso perduto e soprattutto non aiuta chi fa politica a capire le vere priorità che interessano la gente e che dovrebbero essere portate avanti al Governo e in Parlamento.

Occorre “ridare un’anima alla politica” perché nella società globale nella quale i poteri forti hanno modo di giostrarsi e di difendersi l’interesse nazionale o il bene comune può essere difeso è rappresentato solo dalla politica. Ma i partiti devono recuperare rapidamente una sensibilità umana e sociale qualità essenziale per la buona politica, così come debbono recuperare competenza ed esperienza che sole possono fare la differenza nella capacità di governare e di rilanciare economia e lavoro. Dalla bassa qualità delle riforme fatte negli ultimi anni dipende la bassa crescita della economia italiana mentre ben altri risultati ebbero le riforme fatte in Germania da Schroder.

Gli elementi essenziali oltre al lavoro per la crescita fatto di politica industriale, politica delle infrastrutture e della logistica, politica energetica, sono la sensibilità sociale, la passione, la dedizione al bene comune, la visione globale. Paolo VI diceva che il nuovo nome della pace era sviluppo. No alle politiche di decrescita. Ecco perché nelle liste alle ultime elezioni occorreva una dose maggiore di qualità e di competenza perché come dicono gli spagnoli “Asfaltar no es gubernar”, governare è molto ma molto più complesso. La bassa qualità delle riforme fatte da Monti e dai Governi successivi ci hanno dato una bassa crescita e non hanno dato risposte reali ai grandi problemi creati dalla crisi economica più grave del dopoguerra. Rilanciare l’economia è la cosa prioritaria per ridare una speranza alla metà del Paese che non la vede più.

*Mino Giachino, già sottosegretario di Stato ai Trasporti

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