A Torino buone cose di pessimo gusto

A Torino chiuderà anche lo storico Olympic in piazza San Carlo? Pare di sì, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo. Nella tarda mattinata di oggi (22 giugno 2018) ero in un bar che da una via laterale affaccia su Piazza Carignano: servizio mediocre, personale scadente e caciarone... osservavo la piazza, il Palazzo Carignano sede del primo Parlamento Italiano, il ristorante del Cambio (dove Cavour andava a mangiare), l’ingresso tristemente rifatto del Teatro Carignano, di fronte il palazzo del Museo Egizio, il secondo del mondo, mamma mia che concentrato di storia, che meraviglia di architetture... che grande tristezza! Il direttore del Museo Egizio apre con encomiabile iniziativa a visite gratuite (mi pare) ai visitatori arabi, la notizia fa scalpore, i media locali ci si avventano sopra come una torma di famelici e scheletrici corvi in cerca di una preda succulenta... che grande, profonda tristezza.

Guido Gozzano parlava di “buone cose di pessimo gusto”, il triste afflato di una Torino più provinciale che mai si affida a trovate un po’ così, fra il patetico e il buonista/qualunquista ma la cosa fa notizia a Torino! I media locali riempiono le loro pagine di questa notizia, il direttore se ne fregia pieno di orgoglio, la presidente rinforza... che grande tristezza! Da quando la “Famiglia” e il suo seguito insieme alle strutture produttive hanno abbandonato al suo destino questa piccola ma preziosa ex Capitale essa è davvero sprofondata in un baratro di patetica confusione, inanellando luoghi comuni, beceri gesti alla ricerca di consensi, roboanti proclami di penose iniziative.. .appunto “piccole cose di pessimo gusto”.

Intanto i barboni popolano i centri eleganti, le movide moleste (spacciate per “cultura della notte”: raccapricciante slogan delle amministrazioni torinesi per decenni) insozzano e distruggono luoghi degni di rispetto, le gestioni dei caffè e dei locali dimostrano una tristissima decadenza di stile, di classe, di professionismo... A piazza San Carlo probabilmente chiuderà anche Olympic, mentre già da tempo sono chiusi il Caval 'd Bruns e Paissa, via Po è un penoso spettacolo di lerciume, esercizi commerciali chiusi, mentre prosperano kebab e bar di ristorazione men che mediocri piuttosto puzzolenti e poco attraenti, impazzano le patate fritte che emanano olezzi rivoltanti, irrorate di salse che col caldo diventano bollenti bombe rigurgitanti grasso e colori sintetici. Le periferie non stanno meglio, anzi, dopo decenni di sinistre che le hanno scientemente abbandonate per dedicarsi alle frequentazioni dei ricchi e potenti ora esplodono, in un mix di residenti esausti e popolazioni di extracomunitari fra lo sperso e il super arrogante/violento, condite da campi Rom fuori controllo dove scoppia un incendio preferibilmente di copertoni ogni tre minuti... che grande tristezza!

Eppure qui c’è ancora una grande potenzialità scientifica, l’unica vera e grande risorsa storica capace di risollevare questa Torino! Perché la maledizione decennale di governanti così ignoranti da non averlo capito da tempo? Perché arrancare nel voler affermare Torino come città della cultura quando mai potrà competere con le vere e grandi e millenarie città della cultura italiana (Venezia, Firenze, Roma e Napoli)? Perché non puntare tutto sulla vera unicità di Torino: LA SCIENZA E LA MEDICINA? Gli ottusi e impreparati amministratori che hanno governato la città per decenni non hanno davvero capito nulla, forse poveretti non potevano essendo profondamente ignoranti, forse ora si comincia a capire? Siamo tutti o forse comunque tanti ad essere esausti, stanchi, demotivati, comunque ancora increduli di come una città come Torino, ricca nonostante tutto di potenzialità, sia preda di luoghi comuni e penose “buone cose di pessimo gusto”, il punto forse è che persone di valore ci sarebbero ma farraginosi meccanismi di “sistema” ancora pesantemente vitale le bloccano? Forse?

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