Fermare la violenza sulle donne

Non è mai bello, anzi in casi come questo è tragico, essere profeti di sventura e avere inutilmente sottolineato, alcuni mesi fa all’inizio dell’estate, il rischio di un picco dei fenomeni di violenza omicida e sessuale contro le donne.

Le statistiche, ma non mi piace definirle tali perché dietro quei numeri burocratici esiste una vita femminile che non sarà più come prima, indicano il bollettino di una guerra che miete le proprie vittime tra le mura domestiche e nei luoghi dove le vacanze diventano il peggiore degli incubi.

Non è un caso che una delle pagine più seguite in questo momento, su facebook che torna a essere veicolo di denuncia sociale, sia quella dell’amica e collega in Regione Piemonte Gianna Gancia, alla quale si devono le prime importanti iniziative e proposte in tema di lotta al femminicidio e di tutela delle vittime, figli minori compresi. Ricordando i numeri di questa tragica estate e degli ultimi 12 mesi - una donna uccisa ogni tre giorni - la Capogruppo Gancia sottolinea che la violenza contro il genere femminile uccide più della mafia, d’estate e non solo; e che accanto a strumenti educativi e preventivi, occorre puntare - esattamente come contro il fenomeno mafioso - su pene certe ed esemplari inflitte a omicidi e violentatori. Perché una donna, quando riesce a sopravvivere a una violenza fisica, soprattutto a sfondo sessuale, inizia a “morire dentro”.

Il prossimo 11 settembre, presso il Senato della Repubblica, inizierà l’esame congiunto di tre proposte - presentate rispettivamente da Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega, finalizzate a istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno del femminicidio e della violenza di genere contro le donne. Proposte che risalgono anche alla fine dello scorso marzo e a prima della pausa estiva e che, se auspicabilmente approvate, arrivano tuttavia in ritardo rispetto a quella che è stata una nuova stagione drammatica da questo punto di vista.

Mi sia permesso un appunto: pur sperando che le decisioni del Parlamento e del Governo sul fronte della sicurezza non tardino ancora, leggo che fra le competenze delle future Commissioni vi è quella di elaborare proposte analizzando le incongruenze e le inefficienze della normativa attuale. Non servono troppe Commissioni, in questo caso, per capire che cosa non ha funzionato e che cosa occorre deliberare.

*Anna Mantini, capogruppo Lega Fossano e componente della Consulta femminile regionale

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