La lenta agonia dell'artigianato

Sono anni che le botteghe artigiane sono in agonia, a sostituirle sono arrivati i centri commerciali e i franchising con il permesso dei diritti istituzionali. Un’anomalia culturale per un Paese dove l’artigianato ha sempre rappresentato l’eccellenza italiana nel mondo, eccellenza che non avrebbe dovuto essere ignorata. Oggi queste attività sono scomparse, finite come molti altri mestieri, cancellati dal disinteresse di chi avrebbe dovuto difenderli. Per primi hanno pagato i paesi di montagna e quelli delle nostre colline, dove oggi è difficile trovare anche un solo negozio aperto, poi piano piano la tragedia ha investito anche le città, dove molte rugginose saracinesche si sono abbassate per non riaprire mai più.

La mancanza di riforme e il disinteresse burocratico hanno condannato a morte queste maestrie; è inutile che si finga di affrontare un problema che doveva essere combattuto molti anni fa, oggi la tangibilità è così tragica che soltanto dei veri cambiamenti potrebbero restituire il maltolto. Un suggerimento potrebbe essere quello di un impegno da parte delle forze di governo per una tassazione una tantum, una legge per calmierare gli affitti, oggi impossibili da sostenere e naturalmente un controllo sul proliferare di centri commerciali e la grande distribuzione.

Questo è quanto. Se non si agirà in questo modo tra una decina di anni non ci saranno più negozi e le città diventeranno un bel salotto senza mobili ed arredamento. Si spera che il buon senso ci porti verso queste mete, sono decenni che si fanno soltanto parole, intanto nelle città si spengono le luci ed insieme ad esse la speranza di molti artigiani.

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