Bollo auto, un balzello iniquo

Per rendersi conto quali siano le strade da intraprendere per dare un futuro “salubre” alla nostra Penisola non è necessario convocare gli Stati Generali. Per fortuna, ma forse in questo caso sarebbe meglio dire purtroppo, è dalle cose piccole e facilmente comprensibili che si può valutare quale è, ad esempio in tema fiscale, il comportamento dello Stato verso i cittadini.

Prendiamo il bollo auto: in Italia è un tributo in vigore da oltre sessant’anni, introdotto con il Decreto numero 39 del Presidente della Repubblica del 5 febbraio 1953. Inizialmente era una vera e propria tassa di circolazione: obbligatoria per poter viaggiare su strade pubbliche e da non corrispondere se il mezzo era fermo in un’area privata. Dal 1982 il bollo auto è diventato una tassa di proprietà da versare obbligatoriamente in quanto legato al possesso del veicolo. Oggi è una tassa regionale automobilistica che deve essere corrisposta da tutti i proprietari di auto iscritte al Pra, il Pubblico Registro Automobilistico, indipendentemente dal fatto che il veicolo circoli o meno. Nel Belpaese i parametri presi in considerazione per calcolare l’importo del bollo auto sono la potenza in kilowatt (kW) del veicolo e la classe ambientale. Ogni regione italiana ha dei suoi parametri di riferimento, perciò, l’ammontare del tributo da versare annualmente, può variare da una regione all’altra.

Vediamo come su questo argomento si comportano la Germania e la Francia, due Stati importanti dell’Unione Europea. In Germania vengono prese in considerazione la cilindrata e le emissioni di Co2: le auto a benzina, relativamente alla cilindrata, pagano 2 euro per 100 cm3, mentre le auto a diesel 9,5 euro per 100 cm3. A ciò si aggiungono 2 euro, sia per le benzina che per le diesel, per ogni grammo di Co2 eccedente i 95 g/km. In Francia il bollo auto (che è denominata Malus ecologico o Ecotassa), per i privati, semplicemente non esiste per le vetture che non eccedono i 137 g/km di emissioni di Co2, altrimenti si paga una tassa che varia per ogni g/km di emissioni a partire da 50 euro secondo una tabella tariffaria. Ovviamente il valore dei g/Km di emissioni Co2 è certificato dal costruttore e riportato sul libretto di circolazione.

Ricordiamo che quando si acquista l’automobile, bene di consumo deperibile, l’acquirente paga, oltre al bene prodotto dalla casa automobilistica, l’Iva al 22% per le automobili ordinarie e il 36% per le automobili di lusso. Quindi c’è da domandarsi, e da domandare a chi di competenza, per quale arcano motivo al legislatore sia venuto in mente di trasformare una tassa di circolazione, sicuramente mal percepita dai cittadini, in tassa di proprietà che è di dubbia validità costituzionale. Almeno la tassa di circolazione non si doveva pagare se il mezzo non veniva utilizzato! Si sa che purtroppo un tossicodipendente per una dose farebbe le peggiori cose, così, mutatis mutandi, sembrerebbe fare lo Stato italiano nell’inventare i meccanismi fiscali.

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