Il paradosso dei servitori dello Stato

In Italia (come in altri Paesi) esiste una categoria di cittadini che si definiscono “servitori dello Stato”: persone che prestano il loro lavoro nella magistratura, nelle forze di polizia, nei carabinieri, nell’esercito, nella guardia di finanza, ecc. Questi nostri concittadini hanno formalmente gli stessi diritti e doveri di ogni altro cittadino ma sono gli unici “autorizzati” a limitare la libertà delle persone e ad utilizzare la “forza” delle armi per fare rispettare la legge. In una democrazia, cioè in uno Stato dove esiste l’assoluta certezza che il Parlamento, e di conseguenza il Governo, rappresenti effettivamente (non figurativamente!) il volere della maggioranza del Popolo, i “servitori dello Stato” compiono un lavoro indispensabile per garantire al Popolo la giustizia e la sicurezza.

Nel nostro Paese, durante l’applicazione dei vari dpcm Covid-19 (decreti presidenza consiglio dei ministri), i cittadini hanno avuto modo di sperimentare, ovviamente in forma assai leggera, cosa sia vivere in una condizione di libertà ridotta, quasi di, impropriamente detto, “stato di polizia”. Un aforisma di Bansky, uno dei più famosi street-artist del mondo, dice: “I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono la legge. Sono le persone che seguono la legge, che sganciano bombe e massacrano villaggi…”. In passato i servitori dello Stato tedesco guidato da Hitler hanno contribuito allo sterminio di milioni di persone, così come hanno fatto i servitori dello Stato russo di Stalin. I servitori della confederazione degli Stati Uniti hanno contribuito a sganciare ordigni atomici su delle città sterminando milioni di civili, e ancora oggi in alcuni paesi i servitori dello Stato compiono azioni esecrabili. In Francia, durante il lockdown per il covid-19, si sono verificati episodi di esagerato uso della forza da parte di alcuni servitori di Stato (gendarmerie national, police municipal, ecc.), episodi che hanno generato una forte protesta dei cittadini francesi e accesi dibattiti sulla stampa. Negli Stati Uniti ha fatto orrore l’uccisione di George Floyd, l’uomo bloccato con un ginocchio sul collo dai servitori di Stato americano e morto per soffocamento dopo aver detto ai poliziotti che non poteva respirare.

È corretto che uno Stato democratico abbia la prerogativa, attraverso i così detti “servitori dello Stato”, di mantenere l’ordine pubblico, ma è assolutamente necessario che il Parlamento, e di conseguenza il Governo, sia realmente espressione della maggioranza dei cittadini e che i lavoratori al servizio dello Stato siano selezionati attraverso rigorosissimi test attitudinali per poi essere adeguatamente formati. Non dimentichiamo che le leggi di uno Stato laico non sono di “diritto divino”, come in uno Stato teocratico, ma promosse o abrogate/modificate da un Parlamento formato da cittadini eletti per migliorare la vita delle persone e che ad ogni elezione il Popolo può rieleggere oppure “licenziare”.

Prendiamo in “prestito” dal filosofo Zenone di Elea (colonia greca dell’antica Lucania) il metodo di ragionamento basato sui paradossi: se oggi in Italia andasse al potere un “Governo” che per qualsivoglia motivo limitasse fortemente la libertà di stampa, imponesse leggi discriminatorie, sospendesse il Parlamento e arrestasse gli oppositori dichiarandoli fuori legge,come si comporterebbero gli odierni “servitori dello Stato”? Si ribellerebbero disertando e andando in clandestinità perdendo lo stipendio, rischiando la vita propria e dei propri famigliari oppure, pur anche non condividendo le nuove disposizioni di legge, continuerebbero a fare il loro dovere di “Servitori dello Stato”? Ma questo è un paradosso.

print_icon